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30/8/2010 (8:27) - GP DEL BELGIO
Gp di Spa, lo scivolone di Alonso
Alonso esce dalla Ferrari dopo il testacoda (immagine da Raisport)
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Sfortuna e scelte sbagliate, lo spagnolo si ritira nel giorno della vittoria di Hamilton: il Mondiale è sempre più lontano
STEFANO MANCINI
INVIATO A SPA-FRANCORCHAMPS
Sarà la sfortuna. Sarà la pioggia che non cade mai al momento giusto. Sarà la Ferrari che non ha azzeccato gli ultimi sviluppi tecnici. L’unica certezza è che gli avversari sono di nuovo lontani, belli e vincenti fino a sembrare irraggiungibili. Lo scivolone di Fernando Alonso è il segno di una stagione tormentata: un incidente a sei giri dal termine, dettato dalla solita voglia di recuperare che sconfina nella foga. E la foga conduce all’errore. Tanti, troppi errori.

«Non è vero che ho sbagliato molto quest’anno. I miei avversari non hanno fatto meglio - si difende il pilota spagnolo -. E poi che me ne facevo dell’ottavo posto? Tanto valeva rischiare». Anche all’inizio aveva giocato d’azzardo quando, centrato in pieno da Barrichello (bel modo di festeggiare il 300° gettone di presenza), è rientrato ai box al primo giro e ha montato gomme da bagnato. Immediatamente il cielo si è rasserenato. Una maledizione. In qualifica era successo qualcosa di analogo. Nelle tornate conclusive, un altro inutile scroscio che ha stabilizzato le posizioni invece di rimescolarle. Più che un meteorologo, a Maranello servirebbe un esorcista.

Sette finali, così Alonso aveva definito la volata per il titolo del 2010. La prima è andata (male), un’altra potrebbe saltare, perché la pista coreana a un mese e mezzo dall’evento ha un difetto: non è asfaltata. I punti di ritardo nella classifica dei piloti sono 41 (tradotto in piazzamenti: una vittoria e un secondo posto), quelli tra i costruttori 180, una voragine incolmabile perché l’apporto di Felipe Massa è insufficiente. Anche ieri il brasiliano ha vivacchiato di rendita: la sesta posizione al via è diventato la quarta nel momento in cui Vettel ha eliminato Button e se stesso. Dal punto di vista della Ferrari, è questa l’unica buona notizia: due dei pretendenti al titolo tornano a casa senza un punto. «Un’altra volta potrebbe succedere ad altri - si rincuora Alonso - e magari quella volta vincerò io. La rincorsa continua».

Stefano Domenicali chiede ai suoi un approccio razionale e una reazione immediata tra due settimane a Monza. Gli aspetti fondamentali del Gran premio del Belgio, secondo il capo della gestione sportiva, sono le prestazioni inferiori alle attese e un risultato nel complesso sfortunato, perché condizionato dall’incidente con Barrichello e dal meteo sfavorevole. «Non abbiamo adottato strategie del tipo “o la va o la spacca” - sostiene Domenicali -. A posteriori siamo tutti bravi, però in certe situazioni le nostre scelte avrebbero pagato». Anche la variabilità dei risultati lascia uno spiraglio di ottimismo. Dopo i Gp di Germania e Ungheria la McLaren sembrava in profonda crisi, lontana quasi un secondo dalla Ferrari.

Ieri in Belgio la situazione si è rovesciata. Lewis Hamilton ha dominato sull’asfalto asciutto e ha galleggiato sulla pioggia, sfiorando pericolosamente una barriera di protezione: uno dei rari brividi della sua gara perfetta, terzo successo stagionale e quattordicesimo in carriera, bellissimo proprio perché ottenuto su uno dei circuiti più affascinanti e impegnativi. Il leader del Mondiale è di nuovo lui, a Monza resterà il favorito, mentre il suo compagno di squadra Button è scivolato indietro senza colpe. Questo significa che Hamilton potrebbe ricevere dal team un trattamento di favore. Lo stesso trattamento invocato da Mark Webber, ieri 2° (nell’ordine d’arrivo e in classifica generale): «Presto la Red Bull dovrà puntare su un unico pilota». Vettel si è fatto del male da solo, quindi l’appello del pilota australiano è chiaro.

La prossima finale si corre a Monza, Gp d’Italia. La Ferrari sente l’aria di casa, Alonso promette una prestazione che scaldi il cuore dei tifosi. Il tracciato è il più congeniale alla F10 di quelli rimasti in calendario: un tempio della velocità, senza tante curve veloci. La Red Bull ha (o finge) paura: «Quel circuito è il nostro punto debole», ha bisbigliato un portavoce della squadra austriaca. Domenicali non abbocca: «Vorremmo essere deboli come loro». Piuttosto, a Maranello evocano il 2007: a due gare dal termine, lo svantaggio era di 17 punti. La corsa è ancora lunga.
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