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FORMULA 1
22/7/2008 (6:44)
Ferrari, alla Rossa manca un Rossi
Rossi, 29 anni, è nato a Pesaro, ma risiede a Tavullia
Le imprese di Vale e Hamilton sogni proibiti della scuderia di Maranello
STEFANO MANCINI
INVIATO A HOCKENHEIM
C’è un filo che lega le vittorie di Lewis Hamilton e Valentino Rossi: il fattore umano. Cervello, mani, piedi, sedere (nel senso di sensibilità di guida, citazione obbligatoria da Niki Lauda) a volte e per fortuna segnano ancora la differenza tra quello che è normale e ciò che va oltre. Malgrado la tecnologia, lo studio dei particolari, i test e le simulazioni che tutto dovrebbero prevedere, c’è un momento in cui il grande pilota prende in mano una situazione storta e la rovescia. Il risultato si chiama impresa. Prendiamo Hamilton: aveva una McLaren eccezionale, ma la sua squadra gli ha complicato la vita lasciandolo in pista dietro alla safety car mentre gli altri rientravano per il pit stop. Uno scherzetto che lo ha costretto a recuperare quasi mezzo minuto in una manciata di giri. La differenza la si misura nel confronto con il compagno di squadra: Kovalainen è arrivato quinto, e senza l’alibi della strategia sbagliata.

Prendiamo anche Valentino: la moto più veloce ce l’aveva Stoner. A Laguna Seca la Ducati del rivale volava. Lui, il dottore, ha chiuso la porta. Con le buone e con le cattive. A sportellate. Sfruttando la pista fino all’ultimo centimetro di cordolo, piegando al limite delle leggi della fisica.

Torniamo alla Formula 1 e al Gran premio di Germania, disgraziatissimo per la Ferrari. Hamilton in rimonta, Massa in difficoltà con le gomme che offrono poco grip e i freni che hanno superato le normali temperature di esercizio. La McLaren è più veloce di un secondo e mezzo a giro e passa con facilità forse eccessiva. I tifosi storici storcono il naso: «Se lì ci fosse stato Mansell, non sarebbe finita così. Piuttosto ci scappava un incidente». Altri tempi, altra scuola. Oggi il pilota vincente deve essere un po’ ragioniere, fare tesoro di sei punti e battersi quando ne ha i mezzi. Però uno con gli attributi (invocati dal presidente Montezemolo) aiuterebbe. Uno come Hamilton, che però è strettamente nelle mani dei più acerrimi nemici, al di là del gossip di mercato. «Lewis ha guidato come Senna - ha commentato Lauda -. Se continua così sarà imbattibile, perché non commette più gli errori dello scorso anno». Oppure uno come Rossi.

C’era una volta Michael Schumacher. Di lui rimane quell’immagine immalincolita al muretto, le cuffie in testa, l’occhio annoiato di chi ama le corse a patto di guardarle dall’abitacolo di una monoposto. Quando si trattò di trovargli un sostituto, fu esaminata anche la candidatura di Valentino. Ci furono dei test tra 2005 e 2006. A un certo punto il matrimonio parve possibile. Stefano Domenicali, suo amico e ai tempi direttore sportivo del Cavallino, insisteva, mentre Jean Todt era dubbioso. Alla fine fu il «dottore» a dire di no: «In Formula 1 ti dicono quando devi accelerare e quando frenare - spiegò -. Io voglio essere libero di decidere da me». Ringraziò la Ferrari e tolse il disturbo. E fu così che arrivò Kimi Raikkonen, carattere freddo e grandi doti di velocità, campione del mondo al primo tentativo con la Ferrari. All’inizio fu paragonato a un suo grande connazionale, Mika Hakkinen. Oggi la sua avventura ricorda quella di Jody Schekter, campione nel ‘79 e svogliato nella stagione successiva, che coincise con il ritiro. Il 2008 di Kimi è stato un alternarsi di buone prestazioni e di gare grigie. Il suo ultimo successo rimane quello in Spagna del 27 aprile, in qualifica è regolarmente dietro al compagno di squadra, pure lui incostante nei risultati.

Soluzioni? «Prima dobbiamo trovare il problema, senza lasciarci tentare da analisi superficiali - ha ammonito Domenicali -. Poi lavoreremo per risolverlo». Da oggi a Jerez de la Frontera sono in programma quattro giorni di test. «Non siamo in crisi» dicono a Maranello, classifiche alla mano: primo posto tra i Costruttori, secondo e terzo posto per Massa e Raikkonen (rispettivamente a 4 e 7 punti da Hamilton). La doppietta di Magny-Cours è di un mese fa. Ma c’è preoccupazione, se non allarme, per le prestazioni della McLaren. I bookmakers, che per professione devono annusare e capire in fretta che aria tira, hanno rivisto le quote: l’inglese leader della classifica viene ora dato come favorito e le sue quote su Better sono scese da 2,50 a 1,80, mentre Raikkonen passa da 2,20 a 3 e Massa da 4,50 a 5. Il Gran premio di Ungheria del 4 agosto, l’ultimo prima della pausa estiva, rischia di diventare decisivo: se la Ferrari non inverte la tendenza, rischia di non farcela.

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