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FORMULA 1

PILOTA TESTIMONIAL - IL VINCITORE DELLA MALESIA PRESENTA LA SUA FRAGRANZA E CRITICA LA FERRARI: «NON DÀ SPAZIO AI TALENTI ITALIANI»

Fisichella sente profumo di polemiche

«Io ringrazio Briatore perché mi ha dato la possibilità di lottare per il titolo mondiale»

22/3/2006
di Stefano Mancini



Fisichella

Giancarlo Fisichella (Renault)

Giancarlo Fisichella rappresenta il pilota simbolo di una «moderna mediterraneità», dicono gli esperti di marketing. «Come un ambasciatore, diffonde un’immagine italiana di freschezza energetica e di elegante semplicità». Così il vincitore del Gran premio di Malesia ha prestato il nome a un profumo, «Fisic/Hella», presentato ieri a Milano. Una «fragranza firmata» fatta di «note agrumate che si incrociano con note marine».

Dal marketing pubblicitario a quello sportivo è un attimo. Giancarlo corre per la Renault, Francia. La Ferrari è un po’ sogno e un po’ tabù. «Domenica ho cantato l'Inno di Mameli - racconta - e ne sono stato orgoglioso, perché sapevo che tanti in Italia erano contenti. È importante per me sapere che ho molti tifosi in patria. Ringrazio Flavio Briatore perché ha creduto in me. Domenica ha avuto parole fantastiche nei miei confronti, ma è anche uno dei pochi che ha dato e dà ai piloti italiani la possibilità di correre e di vincere, a differenza di qualche altro team».

Un riferimento al Cavallino rampante? Difficile pensare ad altre squadre: la Minardi ora è Toro Rosso, proprietà Red Bull (e tra l’altro fa correre il pugliese Liuzzi). «Sarebbe giusto che anche un pilota italiano fosse supportato da un team come la Ferrari - conferma Fisico -. Purtroppo, però, da noi succede che il pilota italiano è distrutto, tutto è concentrato sulla Ferrari, dagli sponsor ai media. Mentre se loro ci aiutassero un po’ di più sarebbe importante sia per noi sia per l'Italia. Ci sarebbero altri piloti nazionali che potrebbero puntare alla vittoria». E Valentino Rossi? «Ma sì, va. Almeno ci sarebbe un pilota italiano alla Ferrari».

Dimentica, Fisichella, che anche il suo rapporto con Briatore non sempre è stato idilliaco. La sua separazione a fine 2001 (quando arrivò Trulli) fu travagliata. Il team manager della Renault ha priorità diverse: vincere, guadagnare, far guadagnare. Il nazionalismo conta poco. Michael Schumacher e Fernando Alonso li ha lanciati lui. Alonso è rimasto alla Renault e ha vinto un Mondiale, Trulli se n’è andato con grande sollievo, anche se quest’anno intristisce alla Toyota.

Nel ‘93 alla Benetton c’erano un giovanissimo Schumi e un italiano esperto di nome Riccardo Patrese. Briatore tenne Schumi e pensionò senza tante storie il pilota veneto protagonista di diciassette stagioni in Formula 1 (e detentore del record assoluto di presenze: 256). «Da un punto di vista umano Briatore non mi piace - disse un anno fa Patrese in un’intervista -. Penso a come si comportò nei confronti miei, ma anche al caso Trulli. La sua politica è quella del terrore. Nei momenti in cui hai bisogno di conforto ti dà una pedata in giù, piuttosto che in su. Però i risultati parlano a suo favore. Sa mettere gli uomini giusti nei posti giusti. Comunque Giancarlo ha le spalle sufficientemente larghe per sopportare ciò».

Fisichella spera di essere lui l’uomo giusto. Ma non si aspetta favoritismi: «Flavio mi ha dato la possibilità di emergere e di vincere. Ma sia io sia Fernando siamo impegnati a fare del nostro meglio per il team. Dobbiamo vincere e portare più punti possibili. Il giorno che il titolo mondiale sarà al sicuro, potremo giocarcela da avversari veri».

La vittoria di Sepang potrebbe dare una svolta decisiva ai suoi ultimi anni di carriera: «Il mio Mondiale non poteva cominciare meglio. Il successo in Malesia è diverso da quello che ottenni a Melbourne nella prima gara del 2005. Perché in Malesia ho fatto la pole position in condizioni di pista asciutta, e sono sempre stato in testa. È il segno che in questo Mondiale posso dire la mia».

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