16/10/2008 (6:59)
Il ct dei record: "Tanto per voi è solo fortuna"
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| Lippi, 60 anni, aveva lasciato la Nazionale dopo i Mondiali
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Il viareggino tra storia e polemiche
MASSIMILIANO NEROZZI
DALL’INVIATO A LECCE
Afferra il mitico Vittorio Pozzo, 30 partite sulla panca della Nazionale senza perdere, e Marcello Lippi qualche sassolino se lo leva: «A me interessa il risultato e il gruppo - dice il ct - e se qualcuno storgesse il naso, non me ne frega nulla». S’erano allungate qui a Lecce, le critiche beccate a Sofia: «Lo ripeto, in Bulgaria abbiamo fatto un’ottima partita, concedendo zero palle gol all’avversario». Il record, però, non può che fargli piacere: «Intendiamoci, eguagliare un record così è fantastico, e non voglio fare il falso modesto, perché è un tipo di persona che detesto. Ma penso che la cosa fantastica sia che dentro queste 30 partite senza sconfitte ci sia dentro un campionato del mondo: altrimenti alla gente non importerebbe nulla».
Tiene al risultato, il ct, ma pure alla squadra che si sta riassemblando: «In queste due partite - continua visibilmente soddisfatto - siamo sembrati una squadra, ed è il risultato più bello». Anche se poi lascia partire un’altra frecciata, sulla sua presunta (o vera) fortuna, quando gli chiedono di Aquilani, che stava attraversando un periodo buio. Alla vigilia Lippi gli aveva parlato, e il romanista ha spianato la partita e timbrato due gol. Lippi, allena cervelli? «Boh, qualcuno dice che alleno culi, nel senso che sono fortunato». La vittoria con il Montenegro, illumina pure il pareggio di Sofia, anche perché l’Italia ha schierato una buona formazione: «Complimenti al Montenegro, perché ha 4-5 giocatori di talento, e diventerà una squadra importante. Mi sembra meglio di Cipro e Georgia».
Poi ha fatto i complimenti ai suoi: «Sono stati bravi. Hanno creato, pressato, rischiato, sbagliato e sofferto, perché in una partita bisogna anche soffrire». Da riassettare solo qualche meccanismo: «Perché loro potevano segnare, ma su nostri errori. Nel complesso sono molto soddisfatto». Soprattutto per la ricostruzione della squadra: «Questi 10 giorni - aggiunge - sono stati importanti; questo è un momento di crescita, perché vogliamo ridiventare importanti. Senza dimenticare che abbiamo avuto un sacco di infortuni». Gode anche Aquilani: «Non potevo chiedere di meglio, fare 2 gol, i miei primi con la Nazionale, con la maglia numero 10. E’ il sogno di qualsiasi bambino che inizi a giocare a calcio». Pure lui, si prende un pezzo di rivincita: «Ci vuole un po’ di equilibrio perché non bastano due partite per parlare di crisi. E io non mi sentivo così scarso quando mi dicevano cose molto pesanti e non mi monto adesso la testa». Torna a Roma sollevato: «Due gol fanno morale, ma le critiche erano esagerate. Chissà che avrebbero detto se avessi giocato male».