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12/3/2010 (7:50) - TEATRO
Doppione Wagner, a Torino e Milano due spettacoli (diversi) in due giorni
La grande mano voluta dallo scenografo Roland Olbeter della Fura dels Baus per il nuovo Tannhäuser di Richard Wagner
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"Tannhäuser" a ripetizione, anche a Roma e Trieste
ALBERTO MATTIOLI
TORINO
Troppa grazia, san Riccardo! Due Tannhäuser di Wagner in due giorni a 130 chilometri uno dall’altro in Italia non si erano mai visti e probabilmente non si vedranno più. Sta di fatto che al Regio di Torino martedì 16 si dà Tannhäuser e alla Scala di Milano mercoledì 17 si ridà, guarda caso, Tannhäuser.

Le due produzioni non sono sovrapponibili perché alla Scala si tratta di un nuovo allestimento con la stessa squadra del Ring di Valencia-Firenze, cioè Zubin Mehta di ritorno dopo un’eternità sul podio milanese e la regia del collettivo catalano della Fura dels Baus. Al Regio il Tannhäuser si vedrà, anzi si sentirà invece in forma di concerto e con un’unica replica, il 20, direttore Semyon Bychkov (fra parentesi: dispiace criticare il Regio, che nel pagliaccesco panorama italiano resta uno dei teatri più seri, ma l’idea che le opere wagneriane, stante il loro valore musicale, possano più di altre fare a meno della scena è proprio vecchia e provinciale, se non altro perché l’ultimo mezzo secolo di storia dell’interpretazione di Wagner è lì a dimostrarne l’importanza anche come drammaturgo). Peraltro, il Regio si rifà con la radio perché la Rai ha scelto lui per la diretta.

Detto questo, è chiaro che due Tannhäuser a un’ora di alta velocità l’uno dall’altro sembrano fatti apposta per far riemergere un paio di polemiche carsiche, di quelle che tornano periodicamente alla luce. Da un lato, il doppione smentisce l’ineluttabilità del MiTo. Almeno per quel che riguarda l’opera, Torino non sembra destinata a diventare un quartiere periferico di Milano, quello con le strade tutte perpendicolari.

Dall’altro, è inevitabile pensare che i patrii teatri potrebbero anche cercare di coordinarsi un minimo. Non è questione di risparmi, perché chiunque sappia qualcosa di come funzionano i teatri d’opera sa che le spese di produzione incidono poco su quelle complessive (ergo, se sentite qualcuno lamentarsi che la colpa dello sprofondo rosso dell’opera è tutta dei registi state pur certi che non sa quello che dice). Ma forse si poteva evitare una sovrapposizione così clamorosa: se non altro, per risparmiarsi l’improba fatica di mettere insieme due cast wagneriani. Per dire: tutte le parti tenorili wagneriane sono massacranti, ma quella di Tannhäuser è senz’altro la più micidiale di tutte.

Resta l’improvvisa passione scoppiata in Italia per quest’opera. Nella stagione 2009/10, diciamo da un primo settembre all’altro, nel mondo Tannhäuser è in cartellone in 18 teatri, tutti europei. Irraggiungibile la Germania a quota nove, al secondo posto c’è l’Italia. Oltre che a Mi e a To, Tannhäuser è stato dato all’Opera di Roma e lo sarà al Verdi di Trieste: quattro piazze e quattro produzioni diverse. E dire che questa, sotto le Alpi, è sempre stata la meno popolare delle opere di Wagner, forse per quella vena antipapale e anti-italiana che in Germania, ben prima di Lutero, risale addirittura alla guerra per le investiture. Comunque, non c’è che dire: su Tannhäuser noi italiani stiamo recuperando. Perfino troppo.

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