11/10/2008 (8:21)
- CRUZ VS JOHANSSON
Inglese-spagnolo,
il derby linguistico si gira al cinema
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| Latina contro wasp: ecco "Vicky Cristina Barcelona" |
Il nuovo Woody Allen diviso tra Penelope e Scarlett, simbolo della cultura wasp assediata dai latinos
LAURA CARDIA
MADRID
La più sensuale delle attrici statunitensi, Scarlett Johansson, e la più vulcanica delle attrici ispaniche, Penélope Cruz. Chissà se quando le ha chiamate per Vicky Cristina Barcellona Woody Allen ha pensato che stava dando volto e simbolo anche alla battaglia in corso negli Stati Uniti tra la lingua e la cultura anglosassone e quella latina. Sono loro due, la burrosa Scarlett, affermatasi da giovanissima con una determinazione molto «white, anglosaxon, protestant», e la volitiva Penélope, arrivata al successo con la forza di volontà dell'immigrata, a offrire la miglior sintesi delle due culture presenti negli Stati Uniti sin dalle origini.
Dietro i loro volti c'è poi la realtà di un paese che si scopre sempre più latino e ispanico, a volte con orgoglio e a volte suo malgrado. La guerra sotterranea tra le due lingue è senza soste né vincitori: se le autorità vogliono imporre l'inglese come lingua ufficiale, ecco che arrivano Shakira e Jennifer López, a scalare le classifiche di Billboard con i loro dischi in spagnolo. Poi ci pensa Steven Soderbergh a rincarare la dose, girando The Argentine, con il portoricano Benicio del Toro, in spagnolo, per dare maggiore veridicità all'epopea del Che Guevara. Mentre a Broadway arriva a febbraio un West Side Story bilingue: mai fino a ora si erano sentiti cantare in spagnolo (con sottotitoli inglesi) i brani di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim.
Le cifre che raccontano la latinizzazione degli Stati Uniti sono contenute nell'Enciclopedia del español en los Estados Unidos (Enciclopedia dello spagnolo negli Stati Uniti), che l'Instituto Cervantes presenterà il 13 ottobre a Madrid. Con i loro 45 milioni di abitanti che parlano lo spagnolo, gli Stati Uniti sono oggi la seconda potenza mondiale della lingua, dietro al Messico e ai suoi 106 milioni di abitanti. Se l'affermazione dei latinos dovesse proseguire con questi ritmi, nel 2050 diventeranno la prima potenza mondiale, con 132 milioni di statunitensi di madrelingua. La forza della comunità latina, l'unica capace di non perdere tradizioni e lingua, ha rotto il mito del melting pot: «Si è sempre detto che gli Stati Uniti sono una grande miscela di culture che si integrano in una specie di grande pentola con lingua e cultura comuni - spiega Humberto López Morales, che ha coordinato gli studi dell'Enciclopedia - ma questa teoria è stata distrutta dall'irruzione degli ispanici».
In soli dieci anni i media in lingua spagnola si sono moltiplicati. Non solo le riviste statunitensi hanno da tempo versioni ispaniche, le più famose sono People en español di People ed El Nuevo Herald del quotidiano The Miami Herald. Ma sono anche nati media latinos per i latinos. Nel Paese si contano ormai 550 radio di musica e news in spagnolo, il decuplo di dieci anni fa, e 55 canali tv ispanici, il 70 per cento in più. Univisión, colosso televisivo di Miami, è la quinta tv più vista del Paese ed è la prima in molte zone della Florida (gli angloparlanti hanno i sottotitoli in un'apposita pagina del teletext). Da qualche tempo le tv ispaniche non si limitano a comprare telenovelas e campionati di calcio dai Paesi latinoamericani, ma si lanciano in produzioni proprie, che mescolano cast latinos e tecnologie statunitensi. La miamense MegaTv ha appena lanciato la prima miniserie ispanica in alta definizione, Gabriel-Amor inmortal, storia di un vampiro in lotta con l'immortalità interpretato dalla star portoricana Chayanne, considerato da People uno dei cinquanta uomini più belli del mondo: buone critiche anche sui giornali di lingua inglese. Un paio di anni fa proprio Chayanne è stato protagonista con Marc Anthony e con il messicano Alejandro Fernandez di uno storico tour negli Stati Uniti, chiamato Los Tres Latinos. Tra il pubblico, oltre agli ispanici, anche molti statunitensi di lingua inglese. La musica, del resto, è il miglior modo per imparare una lingua, lo sanno bene gli inglesi che hanno colonizzato il mondo quasi più con i Beatles che con la Compagnia delle Indie. E lo spagnolo, inutile dirlo, è la lingua più studiata negli Usa, con oltre ottocentomila studenti; il francese, che lo segue, supera appena i duecentomila.
Anche nella letteratura si inizia a parlare di una produzione statunitense di lingua o influenza ispanica. Il Premio Pulitzer 2008 è andato a Junot Diaz, nato a Santo Domingo e cresciuto nel New Jersey, autore di La breve vita di Oscar Wao, brillante romanzo di formazione intessuto di «spanglish» (la lingua bastarda degli immigrati ispanici) oltre che di riferimenti alla cultura pop. Viene proprio da lui la migliore immagine degli Stati Uniti in questa sorda battaglia tra le due lingue: «Perché mai gli Stati Uniti combattono il bilinguismo, che per il resto del mondo è una benedizione? - ha detto a El Pais - Il fatto è che sono il Ground Zero della lotta tra inglese e spagnolo e lo sanno. La paura che hanno è incosciente, ma reale. A volte la gente si chiede in che lingua sogna. Se agli americani si chiedesse in quale lingua hanno incubi non c'è bisogno di aspettare la risposta. Li hanno in spagnolo».
Sono gli stessi concetti che si ritrovano nell'Enciclopedia, con un'ulteriore minaccia per l'inglese: se le cose continuano così, nel XXI secolo la lingua più parlata degli Stati Uniti sarà lo spagnolo. E chiosa Eduardo Lago, direttore dell'Instituto Cervantes di New York: «Le premesse sono sbagliate. Non bisogna considerare lo spagnolo come una lingua straniera negli Stati Uniti. Non lo è mai stata e lo è molto meno adesso».