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15/3/2010 (7:55) - LA STORIA
I Templari che non ti aspetti
Foto d'archivio: un momento della cerimonia di investitura di nuovi templari a Torino
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Si radunano da tutto il mondo
a Palermo per l'investitura
di venti nuovi «fratelli»
LAURA ANELLO
PALERMO
In un turbinio di spade, di croci e di frasi in latinorum sono pronti a giurare eterna fedeltà all’Ordo supremus militaris templi hierosolymitani, l’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Hierusalem. E pazienza se l’Ordine non esiste più dalla bellezza di 698 anni, spazzato via dalla bolla di papa Clemente V, pazienza se dalla Terrasanta passeranno tutt’al più come turisti. Armati di macchine fotografiche, altro che di spade.

Cavalieri romeni
Trecento Templari da mezzo mondo - Francia, Slovenia, Croazia, Grecia, Sudafrica, Romania - stanno per convergere a Palermo dove tra venerdì e sabato ci sarà la solenne investitura di venti nuovi fratelli, dieci italiani e dieci romeni. Il culmine del Capitolo (la riunione) nazionale dell’Osmth, una delle maggiori realtà della galassia dei «neo-crociati», con i suoi diecimila aderenti. Summit che sarà accompagnato da una giornata di riflessione dedicata ai Templari e la Sindone, per rivendicare che il sudario di Cristo riapparve proprio nelle mani dei cavalieri nel 1300, che furono loro a salvare il mandylion, l’Idolo, la Testa, come il lenzuolo viene chiamato misteriosamente lungo i secoli.

Loro, proprio i cavalieri di quel Gran Maestro, Jacques de Molay, che nel 1314 finì bruciato come eretico al rogo, a dispetto dell’assoluzione del papa, proprio quelli che lo stesso pontefice due anni prima era stato costretto a sciogliere sotto le pressioni del re di Francia. E già: i Templari sono come Greta Garbo, come Marilyn, come James Dean, scomparsi improvvisamente senza mostrare le rughe, la noia della normalità, i cambiamenti del tempo. Rimasti avvolti nel mito, eterni. E, da Dan Brown in poi, custodi di misteri sconvolgenti, di verità nascoste dentro codici e incunaboli, di segreti che fanno tremare la Chiesa e il mondo intero.

Mito da riscrivere
Sarà per questo che i quasi settecento anni trascorsi dall’abolizione - a fronte dei circa duecento di esistenza - non sono bastati a spegnere il fuoco templare, rinfocolato anzi dal mito dei cavalieri scomparsi, dai legami con la Massoneria, dal rancore per il torto subito e perfino dalle rivendicazioni di chi chiede la restituzione dei beni, finiti con la bolla papale nelle mani di altri ordini religiosi. E dall’idea di una cristianità di cappa e di spada, intransigente, nemica feroce dell’Islam.

Così si spiega la fioritura di Templari in ogni parte del mondo, radunati sotto onlus, enti, associazioni chiamati con sigle esoteriche ed evocative che nulla hanno a che fare con un ordine religioso riconosciuto dal Vaticano: impiegati, preti, medici, musicisti, politici. Non a caso a Palermo, tra i dieci nuovi Templari ci saranno anche due assessori del Comune, Roberto Clemente dell’Udc e Giampiero Cannella, del Pdl ex An, pronti a chinare il capo davanti a una spada. E ad ascoltare l’Inno templare (testo del Gran Priore d’Italia Stelio Venceslai, musiche di Teresa Nicoletti) che in questa occasione diventerà la musica ufficiale dell’Ordine.

Gli storici
Peccato che, a parlare con gli storici che più hanno lavorato sui Templari, il mito sia in gran parte da riscrivere. Perché i custodi del Santo Sepolcro, in realtà, sarebbero stati paladini di tolleranza. Lo racconterà a Palermo Simonetta Cerrini, dottore alla Sorbona, curatrice insieme con Barbara Frale (Officiale dell’Archivio segreto vaticano) della mostra sugli antichi cavalieri in corso attualmente alla Reggia della Venaria e autrice di quel «La rivoluzione dei Templari» che ha scardinato parecchi luoghi comuni.

«Furono rivoluzionari - dice - nel rivendicare la laicità proprio quando la Chiesa latina intendeva riservare ai chierici il monopolio del sacro, ammisero le donne, aprirono l’Ordine a lavoratori in un mondo in cui il potere era dei religiosi e dei soldati, diffusero la cultura religiosa in lingua volgare, condivisero pratiche religiose con i cristiani d’Oriente e i musulmani. Pensi che l’emiro di Chaysar, Osama, nel 1188 li definisce i miei amici Templari e dice che erano capaci di riconoscere i credenti, non importa di quale fede».

Progressisti e precursori del dialogo tra le religioni. Un colpo di scena. Altro che Codice da Vinci.
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