13/10/2008 (7:47)
- TRAMONTA LA MODA DELL’HAPPY HOUR
L'aperitivo riscopre la Dolce Vita
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| L'aperitivo italiano nasce a Torino alla fine del '700 |
Basta con le abbuffate si torna al classico
BIANCA SABATINI
MILANO
Sei già dentro l’happy hour / vivere vivere / costa la metà...». La musica di Luciano Ligabue arriva con un’eco terribilmente lontana, come il ritornello di un’epoca che se n’è andata per sempre, con i suoi riti, le sue manie, persino i suoi profeti. Perché alla fine della lunga stagione degli eccessi e della volgarità, l’Italia scopre di essere cambiata anche al bar. Altro che happy hour. Altro che «apericena» dove ci si abbuffa di cibo e di alcol. Nell’anno delle grandi bolle che si sgonfiano, si torna alla sobrietà. E il vecchio, caro aperitivo all’italiana, inventato due secoli fa a Torino da Antonio Benedetto Carpano, si prende una bella rivincita su chi ne aveva decretato la morte.
Chi frequenta i locali alla moda se n’era già accorto da un pezzo. Qualche mese fa, quando la Francia pensò bene di combattere l’alcolismo giovanile vietando l’happy hour per legge, le reazioni dei guru italiani del divertimento erano state freddine. «Qui da noi il fenomeno è già morto - vaticinava “ Seba”, gestore di alcuni dei locali milanesi più frequentati nelle ore del tramonto, come il Living e l’Exploit - Da noi l’aperitivo è un rito più articolato: c’è il daiquiri, l’oliva ascolana e i tentativi di chiacchiera con la vicina di divanetto. E poi la gente è diventata più esperta: ora riconoscono la differenza tra un drink fatto a regola d’arte e tra una buona vodka e una di scarsa qualità».
Ora la morte dell’Happy hour è qualcosa di più di un comune sentire. Alla Sanbittér hanno commissionato il monitoraggio e l'analisi di oltre ottanta testate internazionali e 1.300 siti Internet dedicati ai nuovi trend del divertimento. Risultato? «Sta tornando con forza l'aperitivo all’italiana di qualità reso celebre da film come la Dolce Vita - spiega Paolo Caporossi, direttore marketing della Sanpellegrino - Un rito che appartiene alla nostra tradizione e che in alcuni locali e bar, penso ad esempio al celebre Caffè Mulassano a Torino o al Pedrocchi di Padova, non è di fatto mai passato di moda».
Va alla grande, insomma internazionali, come i bar dei Grand Hotel, i caffè di iperdesign e i luoghi di ritrovo più chic. Tra questi il «Bulgari Ginza Tower», punto di incontro dei più importanti businessmen internazionali che, nel giardino all’italiana realizzato a sessanta metri di altezza, si ritrovano per parlare di affari e concludere accordi commerciali mentre si gustano un perfetto aperitivo all'italiana. Immagini che cancellano per sempre l’idea dell’apertivo (e dei suoi luoghi) come il momento massificato per eccellenza, dove «vivere vivere costa la metà».
LE PAGELLE
IN
Quali sono oggi le caratteristiche del vero aperitivo all'italiana di qualità? «Sicuramente la raffinatezza e la cura dei particolari, dai bicchieri agli accessori», spiegano gli esperti. Gli aggettivi più utilizzati dagli esperti internazionali che si sono occupati del tema sono: «luxury» (71 per cento), «chic» (62 per cento), trendy (59 per cento). Molto usati anche i termini «fascinating» (53 per cento) e «glamour» (49 per cento).
OUT
Assolutamente «out» ogni forma di eccesso, sia per quanto riguarda ciò che si beve (e il suo grado alcolico) e ciò che si mangia come accompagnamento, secondo l’88 per cento degli intervistati, sono lontani anni luce dal vero aperitivo (che è e deve rimanere un «pre-pasto» e quindi deve essere all'insegna del gusto ma della leggerezza). Assolutamente out anche ambiente e atmosfere poco curati (81 per cento) e personale poco preparato (72 per cento).