12/10/2008 (7:36)
- L'ARTE DI ANDARE IN TRIBUNALE
Facce da processo
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| Fabrizio Corona in tribunale, con un nuovo look |
MULTIMEDIA |
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Corona in giacca e cravatta davanti ai giudici: quando l'abito fa l'imputato
FLAVIA AMABILE
ROMA
Fabrizio Corona vive di foto e immagine e quindi è anche abbastanza normale pensare che il suo nuovo look se lo sia scelto da solo, come da solo si era incollato addosso i precedenti, quelli in cui appariva muscoloso, macho, tatuato, abbronzato, il Fabrizio Corona che costruiva i servizi e incastrava i vip. Anzi, li ricattava come sostiene l’accusa. Lui nega e allora via il codino, via l’aria da bulletto per poter dichiarare ai giornalisti di essere «cambiato», di non essere più «uno spaccone» ma «un perseguitato».
E’ una consuetudine antica, questa. Ai tempi di Mani Pulite Francesco De Lorenzo, da qualcuno ribattezzato «Sua Sanità» aveva 97 capi d'imputazione per reati che andavano dall'associazione per delinquere alla corruzione, dal finanziamento illecito dei partiti alla frode fiscale; e l’accusa di circa 8 miliardi di tangenti intascati per concedere l'aumento del prezzo dei medicinali. Fu colto da ischemia da stress alla vigilia dell’apertura del processo e quando riapparve in pubblico era ormai un altro: smagrito, trascurato, «Sua Sanità» ormai era soltanto un uomo vecchio malato. Un altro grande inquisito dell’epoca di Tangentopoli fu Sergio Cusani. Finanziere, l’uomo che manovrava soldi per Bettino Craxi e Raul Gardini, dopo alcuni mesi di carcere smise le grisaglie per tornare agli abiti e soprattutto ai comportamenti da leader movimentista quale era stato durante il ‘68.
C’è chi cambia per cancellare il proprio volto troppe volte apparso sui giornali, come Giovanni Scattone, condannato per aver ucciso la studentessa Marta Russo alla Sapienza nel 1997. Tre anni dopo, quando il processo è in Corte d’Appello si presenta in aula senza più il ciuffo alla Beatles prima maniera. Ha i capelli tagliati corti ma anche per la prima volta una fidanzata e, in qualche modo, la voglia di ricominciare da zero, tagliando via il passato come il ciuffo.
C’è la voglia di presentarsi in modo diverso davanti ai giudici in Loredana Vezzaro, la più fotografata e notata del gruppo di amici che lanciava sassi dai cavalcavia di Tortona. Aveva i capelli neri e crespi, abiti in stile noir metropolitano quando fu accusata di trascorrere il suo tempo libero mirando agli ignari automobilisti sull’autostrada, al processo si presentò con un taglio cortissimo, jeans e camicetta da tranquilla ventenne di provincia.
A qualcuno ricorda l’evoluzione di Amanda, la giovane statunitense accusata di aver ucciso l’amica Meredith a Perugia. Aveva la fama di mangiauomini, foto su Myspace con tacchi alti e abiti da donna fatale, in aula si presenta senza un filo di trucco, i capelli sciolti da collegiale. E’ anche vero che il carcere cambia profondamente chi non ha nemmeno lontanamente idea di che cosa sia: e quindi Raffaele Sollecito che di Amanda era il fidanzato, dopo mesi di cella si è liberato dell’aria da bravo ragazzo: ora gira con capelli lunghi fino alle spalle, un santone postmoderno in abito bianco. Non serve a nulla ai fini giudiziari ma per guardarsi in faccia la mattina e non vedere lo stesso volto a cui altri hanno appiccicato la patente di assassino forse sì.