4/10/2008 (7:41)
"E' una nautica da magnati russi"
Polemica al salone Nautico
FABIO POZZO
Nonostante il barometro indichi alta pressione, facendo splendere il sole - metaforicamente - su un complesso fieristico rinnovato e potenziato, l’edizione 2008 del Salone Nautico di Genova, la più grande rassegna generalista mondiale del settore, s’inaugura oggi con acque piuttosto mosse. Ad agitarle è Fiorenza Mursia, presidente di Ugo Mursia Editore, storico marchio di libri di mare, che si è chiamata fuori dalla rassegna, costretta a lasciare la rotta «ad una nautica d'élite, sempre più per magnati russi, tutta business e poca cultura». La questione potrebbe apparire come una querelle meramente commerciale. Gli organizzatori del Salone, Ucina (gli industriali nautici) e Fiera di Genova, quest’anno hanno rivoluzionato l’assetto merceologico della manifestazione, spostando di posto il 70% degli espositori (1500, in totale). Mursia si è vista «dimezzare e cambiare lo spazio richiesto». Da qui, la decisione di dare forfait. «Avevamo offerto loro uno dei posti più esclusivi dell’area espositiva, nel nuovo padiglione B (disegnato dall’archistar Jean Novel, ndr). Ma hanno rifiutato. Ci dispiace», replica l’Ucina. Succede tutti gli anni, a Genova, che qualcuno protesti per la sistemazione. Fa parte del gioco, e c’è anche chi si chiama fuori, come Luca Bassani, che preferisce esporre i suoi modelli griffati Wally a Portofino.
Lo j’accuse di Fiorenza Mursia, però, va oltre. «La corsa al gigantismo finanziario, che sembra diventato il pensiero fisso dei nostri industriali nautici, finirà per escludere dal mare una larga fetta di diportisti che sono da decenni la vera forza motrice del settore. Tutta la filiera sta virando pericolosamente verso un’idea del mare e delle barche come privilegio di pochi», denuncia l’editrice, che parla di ormeggi carenti e sempre più cari, lacune normative, mancanza di vivai sportivi per la vela. Il discorso è ampio, e chiama in causa la politica nautica di un paese che, nonostante le coste, non sembra avere vocazione per il «blu». Un paese che non ha un ministro per il Mare e che il mare non sembra capire, e quindi sostenere. Ma Mursia, la pasionaria, mette sott’accusa anche il Salone. «Dovrebbe essere la vetrina di tutti, e soprattutto della piccola nautica, quella del popolo».
In realtà, dice, la fanno da padroni i cantieri che sfornano prodotti per l'élite (barche e affini: c’è anche Scuba, la prima auto elettrica anfibia). «Non dico che non devono aver spazio, ma non devono soffocare gli altri, che dalla rassegna dovrebbero trovare una spinta». Soprattutto in un momento come quello attuale, di caro petrolio e di recessione globale, in cui navigano bene soltanto i megayacht (l’Italia è leader mondiale, e questa è comunque un’importante risorsa), quelli sopra i 40 metri, mentre le imbarcazioni medio-piccole sono in crisi nera. L’Ucina (che nel frattempo ha sospeso il direttore generale, Lorenzo Pollicardo; «divergenze col presidente, la motivazione ufficiosa) risponde con le cifre. Il 57% delle 2500 barche esposte al Salone è sotto i 10 metri.
E quest’anno è stato destinato al «primo acquisto», cioè alle barche e gommoni più accessibili, il padiglione S, il più grande. Proprio qui, nei prossimi dieci giorni - la rassegna contribuisce per un terzo al valore di produzione annuo della nautica italiana, cioè un miliardo di euro su 3,3 - si celebrerà la resa dei conti. Barche offerte in 60 rate, a tasso zero reale, sconto pari all’Iva. «Resisteranno solo le aziende finanziariamente forte - prevede Lorenzo Selva, patron dell’omonimo gruppo. Le altre periranno».