versione accessibile
LASTAMPA.it - Home
 COSTUME orologio



19/7/2008 (7:35) - PERSONAGGIO
L’uomo che ha sputato
su 40 milioni di euro
L'attaccante camerunense con la maglia del Barcellona
Eto’o rifiuta il contratto più ricco nella storia dello sport: "Resto in Europa"
BRUNO VENTAVOLI
Ha detto no a 40 milioni l’anno per giocare in Uzbekistan. Sembrava una panzana del fantamercato estivo. Invece Samuel Eto’o, il calciatore messo sul mercato dal Barcellona, ha davvero ricevuto l’offerta di maxi ingaggio dal Kuruvchi di Taskent. Era previsto anche un piccolo bonus di 10 milioni al momento della firma, per rendere più lieve la mano che svolazzava sul foglio del contratto.

La cifra è record. Mai nella storia degli sport di squadra era stato proposto un contratto annuale così sostanzioso. Nemmeno nell’America che ha partorito per prima le rodomontate del professionismo. E pensare che in Uzbekistan, ex Urss, circolano solo i «sum» (non proprio una moneta rifugio, neppure dopo la crisi dei mutui taroccati), che il reddito medio pro capite è di 50 dollari al mese, che la povertà è solida e ben spalmata in tutto il Paese e in alcune zone si pratica ancora il baratto. Il contratto record, comunque, è sfumato. L’attaccante camerunense, dopo essere volato a Taskent per trattare, ci ha ripensato. Desidera rimanere in squadre più forti, e più visibili, tipo Chelsea o Arsenal, ha spiegato l’edizione online dell’«Equipe». Perché l’Uzbekistan, anche se ci sta regalando top model bellissime, resta un po’ defilato rispetto al calcio che conta.

Dietro lo «sputo» nel piatto da 40 milioni c’è, dunque, più una scommessa su se stesso che un beau geste. A 27 anni, Eto’o pensa di poter dare parecchio nelle partite che si vedono in tv, e magari guadagnarne altrettanti in Occidente. E se sono meno, pazienza: i soldi non fanno la felicità, se uno ne possiede già parecchi in banca.

La storia di sport e spettacolo è tutto un pendolare tra sostanziose rinunce e svendite mercenarie. Ci sono stati campioni del calcio che hanno riluttato lauti ingaggi per fedeltà a una bandiera, altri che a fine carriera, patriarchi d’autunno, sono andati a sgambare nelle squadre degli sceicchi per racimolare gli ultimi milioni di dollari. E ringraziando. Marlon Brando disse no ai sequel del «Padrino», anche se l’avrebbero coperto d’oro, e rifiutò con onore molte offerte, geloso della sua oscena obesità. Salvo, qualche cedimento. Nicole Kidman non vuol vendere le foto di sua figlia Sunday Rose, altre star, già ricchissime e famosissime, vendono l’esclusiva del parto. E poi devolvono in beneficenza. Perché? Si narra che Britney Spears, ai bei tempi, abbia detto no a milioni per non svelarsi su «Playboy». Poi ne ha accettati molto meno per il suo ritorno farsa, sicuramente più imbarazzante del paginone centrale. E lei è solo un esempio a caso dell’infinita serie di proposte indecenti che sono fatte a donne/uomini dello spettacolo, della politica, dell’economia, persino a giganteschi statisti, per spogliarsi, scrivere memorie, esternare gossip, presentarsi a talk show, pronunciare banalità in uno spot. Innumerevoli sono stati i rifiuti (magari bisbigliati dall’agente) e moltissimi i pentimenti, rimediati con quel che passava il mercato. Perché?

Sulla delicata materia, si è espresso benissimo David Gilmour, ex chitarrista dei Pink Floyd. Avevano offerto al gruppo 125 milioni di sterline per tornare insieme. Lui declinò, tra urla di stupore, preferendo restare nella sua casa galleggiante nel West Sussex. E spiegò: «A chiunque sembrerà assurdo che io rifiuti certe offerte, e quando ero povero non le avrei certo rifiutate così facilmente. Ma la vita mi ha trattato bene. Dicono che ogni uomo abbia un prezzo e forse è vero, ma qualunque cifra sia stata offerta non è il mio prezzo». Ecco, se si vuole capire, bisogna guardare lì, nello «zibaldone» dei Pink Floyd, mica nei «Fioretti» di san Francesco che si spogliò dei propri averi.

Ma i grandi, e definitivi, rifiuti di denaro, stanno altrove. Se rovistate in biblioteca e trovate un Aby Warburg, bene, sappiate che lui rinunziò alla primogenitura e alle banche di famiglia per studiare la storia dell’arte. Chiese solo che il fratello, beneficiario del tesoretto, gli comprasse per tutta la vita ogni libro avesse voluto. E poi, sempre a caso, c’era un tal Tolstoj, tizio che aveva scritto robetta tipo «Guerra e pace». Ad un certo punto, convinto che l’arte potesse cambiare il mondo, a patto che non fosse «prostituita», rinunciò ai diritti d’autore. E cercò di costruire falansteri di bontà. Era più vicino lui all’Uzbekistan di Barcellona.

ULTIMI ARTICOLI
COSTUME VACANZE ALTERNATIVE
In Svizzera l'hotel a "zero stelle"
COSTUME IL PERSONAGGIO
Il capitano Muku alla guerra dei pirati
COSTUME UN TRIBUTO ALLE BELLEZZE DEL PAESE
L'Italia tra arte genio e spaghetti
COSTUME GOSSIP E INCERTEZZE ECONOMICHE
La crisi e le conigliette fanno tremare l'impero di Playboy
PUBBLICITA'
SPAZIO DEL LETTORE
BLOG!  tutti i blog

Diritto di cronaca

Flavia Amabile
Un romeno nell'Italia illega...

Finestra sull'America

Maurizio Molinari
McCain-Obama, è scont...

Presidenziali USA 2008

I "virgin voting" scelgono B...
PUBBLICITA'
Fai di LaStampa la tua homepage P.I.00486620016 Copyright 2008 Per la pubblicità Scrivi alla redazione Credits & partners Aiuto