19/6/2007 (7:55)
- LA STORIA
La resurrezione della Cattedrale
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| La Cattedrale barocca di Noto
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Noto e la Sicilia in festa a undici anni dal crollo. Su Prodi e Cuffaro i fischi degli ecologisti
FABIO ALBANESE
NOTO (Siracusa)
Mi sento un po’ come il padre della sposa, mi sto occupando anche di ritoccare i fiori. Ma come un padre della sposa oggi sono felice e raggiante». L’architetto Salvatore Tringali è uno dei due progettisti della ricostruzione della Cattedrale di Noto. Si muove nella grande chiesa e ha gli occhi lucidi: «Quando abbiamo aperto il cantiere esisteva solo qualcosa di una navata laterale, per il resto erano macerie, è stato un lavoro incredibile».
Lo schianto
Undici anni e tre mesi sono passati da quello schianto che distrusse la cupola, la navata centrale e quella di destra di uno dei pezzi più preziosi del barocco siciliano e scosse governi e storici dell’arte, amministratori e cittadini, tutti a chiedersi come era potuto accadere. Processi e polemiche e il timore che il fiore più prezioso del «giardino di pietra», come lo storico dell’arte Cesare Brandi chiamò la Noto del tardo-barocco siciliano, restasse sfiorito per sempre. E invece l’architetto Tringali e l’ingegnere Roberto De Benedictis ora sono qui, a offrire questo fiore nuovamente sbocciato, dopo sette anni di meticolosi lavori e di enormi sforzi, «una cattedrale ricostruita com’era prima e meglio di prima». Già, perchè le tecniche utilizzate sono state quelle del ’700, i materiali quelli locali delle cave della zona, ma la tecnologia è stata quella di oggi, con la fibra di carbonio per rafforzare le volte. Un miracolo laico per ricostruire una chiesa-simbolo. La luce del sole inonda la facciata che sembra cambiare colore, giallo intenso, bianco, rossastro, a seconda di come gli piove addosso. Dentro è tutto giallo ocra, le volte sono di un bianco abbagliante perchè attendono i nuovi affreschi. Nuovi ma nella tradizione, come annuncia Vittorio Sgarbi, incaricato assieme ad una commissione di scegliere pittori e scultori che dovranno «rivestire» la cattedrale; Sgarbi dice di avere già individuato chi se ne dovrà occupare, Ottavio Mazzonis, ottuagenario allievo di Nicola Arduino che negli anni ’50 aveva dipinto gli ultimi affreschi in uno stile «tiepolesco».
La festa
Quella di ieri è stata una giornata di grande festa, per nulla scalfita dalla rumorosa contestazione bipartisan al presidente del consiglio Prodi e al governatore della Sicilia Cuffaro da parte di un gruppo di ambientalisti che si battono contro la scelta di Augusta per la costruzione di un termovalorizzatore. Prodi e Cuffaro li hanno visti e sentiti mentre dal municipio si spostavano verso la cattedrale, dall’altro lato della strada: «Oggi è una grande festa - ha detto Prodi - Il crollo fu un momento di tristezza. Dopo qualche tempo sono venuto a vederla con mia moglie e oggi che la vediamo ricostruita possiamo dire che è splendida, al di là di ogni immaginazione». Accanto a lui il capo della protezione civile Guido Bertolaso, l’uomo che assieme al prefetto di Siracusa ha gestito la macchina burocratica: «Quando non ci frappongono troppi ostacoli e riusciamo a dialogare con la gente e le istituzioni locali - ha detto - siamo sempre riusciti a risolvere i problemi». Nella grande chiesa il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha celebrato messa: «Questa riapertura - ha detto - è motivo di legittimo orgoglio per tutti noi». Una cerimonia solenne durante la quale è stato letto un messaggio del Papa. Ma qui nel cuore del Val di Noto patrimonio dell’Umanità Unesco, rimarginata la grave ferita della cattedrale, i timori non mancano. Lo stop alle trivelle annunciato da una società petrolifera americana che era stata autorizzata dalla Regione Siciliana a «saggiare» i terreni appare quasi un bluff. Il rischio non è ancora scongiurato.
MARZO 1996
Lo schianto in una notte
Il sisma
Il prologo fu il 13 dicembre 1990, quando un terremoto colpì Noto, ferendo palazzi e chiese, tutti capolavori del barocco siciliano.
Il crollo
Sei anni dopo, il 13 marzo del 1996 alle 22.13, la cattedrale si sbriciolò di colpo. Rimasero in piedi solo la facciata, il perimetro esterno, i pilastri di sinistra e uno spicchio di cupola, mentre le macerie riempirono le navate per un’altezza di 6 metri.
Il restauro
Furono necessari due anni di lavori soltanto per sgomberare le macerie. Prima di ricostruireci volle tempo per capire i motivi del crollo: la soluzione stava nei pilastri, che al loro interno non erano fatti di pietre squadrate, ma un fragile agglomerato di sassi.
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