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19/12/2007 (11:25) - VENEZUELA
Con chi ballerà ora Chávez?
Per l’America Latina il 2008 sarà un severo banco di prova dopo 4 anni di crescita
MICHAEL REID
Dopo quattro anni di crescita economica attorno al 5% annuo, il 2008 sarà per l'America Latina un severo banco di prova. La tendenza depressionaria negli Stati Uniti colpirà duramente il Messico, l'America Centrale e i Caraibi, mentre i progressi del Sud America dipendono più dalla crescita dell'economia cinese, che ha ritoccato al rialzo i prezzi delle esportazioni di materie prime. La stretta creditizia significa che gli investitori presteranno più attenzione alle differenze politiche tra i paesi delle regione, anche se in molti paesi latino-americani gli investimenti e i consumi interni rimangono sostenuti, l'inflazione e la finanza pubblica sono più o meno sotto controllo e l'indice di indebitamento è più gestibile.

La regione avrà quindi l'occasione per dimostrare la sua ritrovata ripresa economica. In nessuno dei maggiori paesi ci saranno elezioni quindi i governi di centro saranno più incentivati a portare avanti le riforme: nonostante tutti i progressi degli ultimi anni, in America Latina le aziende ancora combattono contro la burocrazia, la modestia delle infrastrutture e la scarsa specializzazione della manodopera. La soluzione di questi problemi richiederà almeno una generazione, mentre i finanziamenti statali per favorire gli investimenti pubblici possono essere attuati in tempi più brevi. Per i governi più radicali e populisti il 2008 sarà un anno difficile.

Il presidente venezuelano Hugo Chávez inizierà l'anno con nuove prerogative costituzionali e con una nuova moneta (il cosiddetto 'bolivar fuerte' con tre zero in meno del suo inflazionato predecessore). Quasi sicuramente le modifiche costituzionali comprenderanno l'abolizione dei limiti di mandato presidenziale e l'avvento del totale controllo del presidente sulle riserve della banca centrale e sui nuovi enti di governo locale. A meno che i prezzi del petrolio non calino bruscamente, Chávez si troverà ancora una volta a smentire i suoi oppositori che hanno previsto un forte rallentamento della crescita economica del Venezuela. La spesa pubblica (alimentata dal petrolio) abbinata al controllo dei prezzi impedirà all'opposizione di prendere forza, qualunque saranno i danni a lungo termine inflitti al paese dal "socialismo del XXI secolo" propugnato dal presidente. Nonostante il suo nome, è probabile che nel corso del 2008 il bolivar pesante subisca una svalutazione, tanto più sul mercato nero.

Ma anche così Chávez continuerà a stringere la sua morsa, incoraggiando tacitamente gli oppositori ad andarsene, anche con misure come l'imposizione di un curricolo 'socialista' nelle scuole private. La deriva a sinistra del Sud America vedrà Fernándo Lugo, ex vescovo cattolico e fautore della teologia della liberazione, eletto presidente del Paraguay il prossimo aprile, ponendo così fine a 60 anni di governo ininterrotto da parte del Partito Colorado, il più longevo partito di potere del mondo. In ogni caso Lugo cercherà di consolidare i rapporti, più che con Chávez, con il presidente socialdemocratico brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. In effetti nel 2008 il sinistrismo in stile Chávez è destinato a segnare il passo. Cristina Fernández de Kirchner, che nel dicembre 2007 succederà al marito Néstor alla presidenza dell'Argentina, affronterà un'annata difficile: l'inflazione rischia di andare fuori controllo ma porre dei freni alla forte crescita economica del paese rischia di essere una decisione impopolare.

Nel 2008 il presidente socialista della Bolivia Evo Morales dimostrerà più pragmatismo, firmando forse un accordo con il Cile per l'esportazione del gas naturale boliviano. Il presidente ecuadoregno Rafael Correa, che pure si autodefinisce un socialista del XXI secolo, farà fatica a imporre la sua volontà a un paese indisciplinato. Più in sordina il Brasile, vero motore trainante del continente, continuerà nei suoi costanti progressi, con una crescita economica compresa tra il 4 e il 5%. In Messico il presidente Felipe Calderón passerà gran parte dell'anno a discutere la liberalizzazione dei monopoli statali sull'energia. Se Calderón, com'è probabile, riuscirà nel suo intento, il Messico avrà buone possibilità di invertire la tendenza negativa della sua produzione petrolifera.

Il presidente peruviano Alan García, reinventatosi come "neoliberale" cercherà di approfittare del suo ruolo di ospite sia del summit Europa- America Latina di maggio che del summit dell'APEC in novembre per intensificare i rapporti commerciali del suo paese con Europa e Asia.
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