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19/12/2007 (11:19) - DISOCCUPAZIONE
L’Africa a caccia di lavoro
Il 2008 per l’Africa sarà l’anno della disoccupazione. L’attenzione si sposterà dalle più povere zone rurali ai centri urbani
JONATHAN LEDGARD
Per l’Africa, il 2008 sarà l’anno della disoccupazione. Nelle zone rurali milioni di poveri patiranno come sempre la fame e moriranno di malattie curabili, ma nel 2008 l’attenzione si sposterà sui centri urbani. La mancata creazione di posti di lavoro nelle periferie porterà a scioperi, sommosse, recrudescenza dei crimini violenti e dell’instabilità politica. Le economie dell’Africa cresceranno, alcune anche del 6%, ma il sottoproletariato urbano crescerà ancora più rapidamente. L’Unione Africana, nel tentativo di avere più voce in capitolo su tutta una serie di problemi politici ed economici, lancerà il dibattito sui modi per aumentare l’occupazione, ma mancherà la chiarezza sui provvedimenti da prendere. Di conseguenza i gruppi criminali prospereranno: nel 2007 in Kenya l’organizzazione Mungiki ha iniziato addirittura a decapitare i suoi nemici, e nel 2008 l’orrore è destinato ad aumentare perché questi criminali fanno leva su un potente mix di storia tribale e di folklore per reclutare un sempre maggior numero di giovani senza prospettive. Gli investimenti stranieri resteranno troppo modesti per avere una seria influenza sulla popolazione africana. Molti di questi saranno ancora nel settore estrattivo: petrolio e gas naturale in Africa occidentale. Pietre preziose, minerali e legnami nell’Africa centrale e meridionale.

Verranno fatti progressi nell’assicurarsi i diritti ai giacimenti minerari del Congo, ma non per la costruzione delle nuove strade e ferrovie necessarie per portare i minerali sul mercato. Tranne che in Sudafrica, in Egitto e nel Maghreb, la produzione industriale rimarrà modesta. In molti paesi la vendita sottocosto di prodotti cinesi diventerà un problema. In effetti la Cina, dopo la straordinaria popolarità raggiunta nel 2007 nel continente africano, vedrà un’inversione di tendenza nei suoi confronti. Nel 2008 vedremo scemare anche l’entusiasmo per la conversione ai biocombustibili di vasti appezzamenti dell'Africa tropicale. Le politiche sull’immigrazione limiteranno il numero dei permessi di lavoro rilasciati agli stranieri. Un analogo populismo, alimentato dalla disoccupazione, frenerà misure potenzialmente utili per legalizzare la doppia cittadinanza e approfittare così dei vantaggi economici della sempre più ampia diaspora in atto nel continente.

Allo stesso tempo, l’introduzione dei nuovi passaporti biometrici e controlli più serrati alle frontiere renderanno più difficile per gli africani senza documenti entrare e rimanere nell' Unione Europea. Il 2007 ha fatto segnare il record di giovani africani annegati o rimasti uccisi nel tentativo di fuggire dal continente. Nel 2008 questo numero è destinato ad aumentare. La città di Mwanza (500mila abitanti) è il parametro ideale per capire le sfide e le opportunità dell’Africa attuale. Il sogno era di ricostruire questa capitale del Sumakaland (Tanzania), posta sulla riva meridionale del lago Vittoria, per farla diventare la nuova metropoli dell’Africa orientale.

Il sogno è però destinato a rimanere tale, anche se nel 2008 verranno innalzati nuovi grattacieli e sarà aperto un nuovo parco lungo le sponde del lago. Lussuose ville saranno costruite sulle alture rocciose che sovrastano il lago per godere al meglio degli splendidi tramonti. La straordinaria bellezza di questa regione ha un potenziale turistico enorme, ma il dilagare della malaria, dell’Aids e della bilharzia impediranno di sfruttarlo. Il peso di queste malattie si fa sentire, come anche l'estrema povertà dell'entroterra di Mwanza, ma più di tutto pesa lo stato dei trasporti. Da Mwanza partono traghetti che attraversano il lago Vittoria e arrivano fino in Kenya e in Uganda.

Ma i vascelli più grandi sono vecchi e decrepiti. Guardandoli mentre arrugginiscono agli ormeggi, ci si chiede in che modo si sia potuto trasportarli via terra fino al lago. In effetti furono costruiti a Glasgow e a Belfast, spediti smontati e riassemblati sul posto durante l’epoca coloniale. Queste competenze e questi capitali non esistono più da molto tempo. Le nuove imbarcazioni sono meno grandi e impressionanti. Anche il commercio del pesce non ha fatto progressi. La pesca è ancora rudimentale e dominata dagli intermediari, gli stessi che possiedono le ville. Pur modeste che sono, nel 2008 le attrattive di Mwanza attireranno altri poveri.

Le autorità di Mwanza sono prese tra l'entusiasmo e la disperazione, come del resto un po’ tutta l’Africa nel suo insieme. Nel 2008 la città avrebbe bisogno di creare diverse migliaia di nuovi posti di lavoro, solo per tenere il passo con il flusso di immigrati, ma ben difficilmente ci riuscirà.
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