19/12/2007 (11:13)
- TRATTATIVE
Il piatto ricco dell’Europa
che si rinnova
Si apre un anno di trattative per conquistare le poltrone previste dal nuovo trattato. Dall’alto rappresentante per la politica estera al presidente: una contesa tra i grandi
DAVID RENNIE
All’interno dell’Unione Europea, le dispute più serie solitamente si accendono attorno a tre questioni: quelle finanziarie, quelle sulla distribuzione del potere e le crisi esterne (ricordate l’agonia della Ue nelle fasi che precedettero l’invasione americana dell’Iraq?). Nel 2008 la Ue finalmente si lascerà alle spalle la lunga diatriba provocata dal decesso della grandiosa Costituzione europea (affossata tre anni fa dai voti contrari degli elettori di Paesi Bassi e Francia). Ma si troverà a fronteggiare un paio di spinose questioni finanziarie e un impegnativo test di politica estera per l’annosa vertenza del Kosovo. Il fallimento della costituzione ha dato il via a due anni di baruffe, che sono comunque serviti a preparare una bozza di trattato sostitutivo leggermente meno ambizioso di quello respinto.
L’elezione di un nuovo e più dinamico presidente francese, Nicolas Sarkozy, si è dimostrata fondamentale per risolvere queste contese istituzionali. Nell’estate del 2007 i governi hanno finalmente finalizzato il testo. Nel 2008 i leader della Ue si adopereranno per ratificare il trattato tramite alcuni ovattati voti parlamentari, evitando (ove possibile e a prezzo di rumorose contestazioni) altri fastidiosi referendum. Questa procedura dovrebbe consentire l’entrata in vigore del trattato in tempo per le elezioni parlamentari europee del 2009. Il trattato rafforza il ruolo del rappresentante supremo della Ue in politica estera, il cosiddetto «alto rappresentante », e crea la nuova posizione di presidente della Ue, eletto dai governi nazionali come rappresentante all’estero e per presiedere i summit europei. Nell’anno che ci attende si assisterà a un notevole incremento di maneggi e intrallazzi per assicurarsi una delle due posizioni. L’impatto del nuovo trattato sulla politica estera sarà minimo, almeno inizialmente.
Molti attenderanno l’eventuale formazione di una linea di politica estera improntata alle esigenze e alla volontà dei «grandi»: Francia, Germania e Regno Unito. Sarkozy è entrato in carica impegnandosi a ridurre il numero di incomprensioni con gli Usa e nei primi mesi del suo mandato ha assunto una nuova posizione su problemi quali il programmanucleare dell’Iran e il ruolo della Nato. Angela Merkel, il cancelliere tedesco, è istintivamente atlantista, ma potrebbe essere frenata dall’ala sinistra della sua grande coalizione. Il primo ministro britannico, Gordon Brown, rimane un mistero piuttosto frustrante per Bruxelles. Alcuni dei principali funzionari della Ue temono che nel 2008 la politica estera dell’Europa finirà per traccheggiare e prendere tempo, schiacciata delle elezioni presidenziali in Russia e negli Stati Uniti, che apriranno e chiuderanno l’annata.
L’Europa, infine, inizierà il 2008 fronteggiando una difficile crisi esterna nella ex provincia Jugoslava del Kosovo. Questa regione intende dichiarare unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, o quantomeno qualcosa di molto simile. I governi della Ue saranno divisi tra chi vuole riconoscere questa nuova nazione (ad esempio Regno Unito e Francia) e chi invece è istintivamente opposto a questa soluzione: alcuni per solidarietà con la Serbia (Grecia), altri per la presenza di minoranze insofferenti al loro interno e della assoluta contrarietà a fornire un precedente legale al distacco unilaterale di una parte di uno stato sovrano (Spagna e Slovacchia).
Inoltre, come se mantenere una certa unità interna non fosse già abbastanza difficile, la Ue si troverà schiacciata dalle pressioni degli Usa, che sostengono il diritto del Kossovo all’indipendenza, e della Russia, che insiste che il Kossovo non può staccarsi dalla Serbia senza il suo consenso. Per un colpo di mano del destino, la tempesta scoppierà proprio durante il turno di presidenza della Slovenia. Questa piccola nazione, a sua volta ex provincia Jugoslava, di 2 milioni di abitanti assumerà il proprio turno di presidenza semestrale il primo gennaio del 2008 e quindi sarà incaricata di trovare una posizione comune per l’Unione. Parte di un gruppo di sei paesi ex-comunisti che si sono uniti alla UE nel 2004, la Slovenia si è offerta come primo nuovo paese ad avere questo delicato incarico.
A gennaio, questo slancio di entusiasmo potrebbe causarle molti rimpianti. Dopo una così difficile questione di geopolitica internazionale, la Ue si sentirà sollevata di dover avere a che fare solo con questioni di natura finanziaria. Il prossimo anno è stato da tempo riservato al dibattito sulla riforma del bilancio della Ue, che ora è di oltre 100 miliardi di euro (140 miliardi di dollari) l'anno. Nella UE allargata, i membri più vecchi e ricchi del club si trovano a fronteggiare l'alternativa di approvare un'espansione del bilancio o di accettare una quota minore del bottino.