19/12/2007 (11:9)
- FRANCIA
È l’ora della verità per Sarkò
Il presidente piace ai francesi:ma per lui è venuto il momento di sporcarsi le mani
SOPHIE PEDDER
Potrà affascinare, dominare e persino sgomentare. Ma a prescindere dai risultati, Nicolas Sarkozy sarà comunque al centro dell'attenzione nel 2008. Dopo l'incessante turbinio di attivismo dei primi mesi del suo mandato, quest'anno sarà il momento della verità per la Francia. Il nuovo presidente ha ampiamente dimostrato la sua capacità di tessere rapporti politici, la sua immaginazione e la sua energia. Ma ora deve tradurre queste qualità in un reale mutamento. Ce la farà? Sarkozy ha portato una ventata di aria fresca nello stile e nei ritmi di governo dopo 12 di monarchia targata Jacques Chirac. Un presidente alla mano e iperattivo, ha modernizzato l'aspetto del governo, iniettandovi robuste rappresentanze delle minoranze etniche e un maggior numero di donne. Ha disarmato la sinistra, reclutando alcuni dei suoi migliori intellettuali.
Ha ringiovanito l'attività politica, grazie a un approccio basato sulla franchezza e sulla totale assenza di argomenti tabù. Infine, ha creato un nuovo modello di diplomazia per la Francia, una diplomazia concepita per fare in modo che la Francia abbia nuovamente peso politico sulla scena mondiale. Finora, ai francesi sembra piacere quello che vedono. Sarkozy gode di una popolarità da record assoluto. Ma il 2008 ha in serbo per lui sfide importanti. In primo luogo Sarkozy tenterà di passare dalle fasi preliminari, nelle quali ha proposto riforme unanimemente condivise, quali ad esempio il taglio delle tasse, a riforme economiche nettamente più dure, concepite per ravvivare la competitività francese e ridurre la disoccupazione.
Tra queste, Sarkozy vorrebbe far terminare i generosi "regimi speciali" delle pensioni pubbliche, stringere i cordoni dei sussidi per la disoccupazione, rendere più flessibili le attuali rigidissime norme sui contratti di lavoro, introdurre nuovi modi per finanziare lo stato sociale, razionalizzare la burocrazia e introdurre la deregulation in alcuni mercati, dalla grande distribuzione ai taxi. Queste riforme sono contrarie a numerosi interessi di parte e quindi alimenteranno forti contestazioni. Sarkozy tenterà di spuntare preventivamente le armi dei suoi oppositori con reiterati colloqui e trattative, in particolare con i leader dei sindacati.
Questo approccio diretto metterà ancora più in evidenza la forza della presidenza della quinta repubblica francese, che nel 2008 farà segnare il suo cinquantesimo anniversario. Sarkozy manterrà nell'ombra il suo primo ministro, François Fillon. Qualsiasi rimpasto ministeriale - in seguito, per esempio, all'esito della investigazione sulla campagna di diffamazione "Clearstream" - sarà dettato del palazzo presidenziale dell'Eliseo. Sarkozy avrà successo dove i suoi predecessori hanno fallito? Un'opposizione indebolita e un'opinione pubblica schierata dalla sua parte dovrebbero aiutarlo. Ma in un anno che, per ironica coincidenza, segnerà il quarantesimo anniversario della protesta studentesca del maggio 1968, saranno proteste e scioperi (vedere l'immagine) paiono davvero inevitabili.
Un exavvocato, Sarkozy tenterà di sistemare questi problemi con trattative e patteggiamenti. Ma questi patteggiamenti avranno un prezzo: migliori emolumenti per l'amministrazione pubblica, per esempio, in cambio di una riduzione del numero degli occupati in quel comparto. Questo metterà ulteriore pressione sulle finanze pubbliche. Il governo farà fatica a mantenere il proprio deficit di bilancio entro il 2,3% del Pil, come ha promesso. L'andamento dell'economia non lo aiuterà molto: nel 2008 è improbabile che la crescita del Pil superi il 2,2%. In breve, Sarkozy finirà per diluire alcuni elementi delle sue riforme pur producendo miglioramenti generali nella flessibilità economica del paese. Altra prova: le elezioni municipali di marzo. Tutti e 36.000 i comuni francesi eleggeranno il sindaco.
Due dei principali, Parigi e Lione, potrebbero rimanere in mano ad amministrazioni socialiste, infliggendo al centro-destra di Sarkozy la sua prima sconfitta elettorale. Bertrand Delanoë, il sindaco socialista di Parigi, conserva una forte popolarità. Se riuscirà a conservare Parigi, si troverà in lizza per aggiudicarsi la leadership del partito socialista in autunno, quando François Hollande rassegnerà le dimissioni. Tra le altre personalità che gli contenderanno la leadership del partito ci sono Ségolène Royal, candidato sconfitto alle presidenziali, oltre a stelle nascenti quali Manuel Valls. Il partito faticherà, tuttavia, a unificarsi a sostegno di un nuovo leader, dato che i rivali litigheranno sul rinnovamento della sinistra.