19/12/2007 (11:1)
Usa e Iran: trattare conviene
Entrambi i Paesi avrebbero vantaggi da una rinuncia alla contrapposizione
PETER DAVID
Ciò che segue non è tanto una previsione, quanto piuttosto un esperimento meditato. Non è probabile, ma nemmeno impossibile. Ecco qua: nel 2008 l'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concludono un grande affare. Smettono di competere per il dominio sul Medio Oriente e accettano di rispettare le rispettive sfere d'influenza. Ciò che rende un tale accordo possibile è la spaventosità delle alternative. Senza un riavvicinamento, l'esplosivo mix tra tecnologia iraniana e politica estera americana faranno del 2008 l'anno più pericoloso in un braccio di ferro che dura da un trentennio. L'Iran è prossimo a padroneggiare le tecnologie necessarie ad arricchire l'uranio per costruire ordigni nucleari. Anche se per molti analisti l'Iran non potrà disporre di una bomba atomica «utilizzabile » prima del 2010, nel 2008 potrebbe comunque arrivare a controllare le tecniche di arricchimento e oltrepassare così un punto tecnologico di non ritorno.
George Bush vede nell'Iran il principale artefice delle disgrazie americane in Iraq e ormai ha poco tempo per ordinare un attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani: il prossimo anno è la sua ultima occasione per chiudere la sua presidenza col botto. Uno scontro tra Iran e America può essere impedito solo se entrambi decidono di cambiare rotta. Infatti dato che entrambi ritengono che la posta in gioco sia troppo alta per mostrare segni di debolezza, nessuno dei due cambierà rotta unilateralmente. I leader iraniani probabilmente credono che sia in gioco la sopravvivenza stessa del loro regime teocratico. La crisi economica ha indebolito il consenso verso i mullah, ma la sfida nucleare all'America del presidente Ahmadinejad è molto popolare e col tempo è diventata un banco di prova dell'orgoglio nazionale.
Perfino i moderati potrebbero rivelarsi restii a cedere. Intanto l'amministrazione Bush si è convinta di essere in competizione con l'Iran per la supremazia non solo in Iraq o nel Golfo Persico, ma anche per l'intero Medio Oriente. A Washington Bush non è il solo a ritenere che la posizione degli Stati Uniti nella regione sia destinata a indebolirsi se l'Iran non viene riportato a più miti consigli. Insomma, nessuno sembra disposto a cedere di un passo. Macosa succederebbe se i due Paesi potessero stipulare un accordo che salvi la faccia ad entrambi? Negli anni scorsi i due vecchi nemici hanno manifestato la loro disponibilità a parlare, e quindi a negoziare, in più di un'occasione. Nel 2003 gli Iraniani avevano fatto sapere (tramite la Svizzera) che se l'America fosse stata disposta a parlare l'Iran si sarebbe dimostrato flessibile, e non solo riguardo alla questione nucleare, ma anche sul riconoscimento di fatto dello stato di Israele.
In cambio l'Iran chiedeva all'America il ritiro delle sanzioni, la cessazione delle minacce di «cambio di regime » e il riconoscimento dei legittimi interessi di sicurezza regionali dello stato islamico. All'epoca gli americani si sentivano forti per avere appena rovesciato Saddam Hussein e hanno ignorato questa offerta. Nel 2006, tuttavia, la posizione americana si è ammorbidita. Ora promettono non solo di contribuire agli aiuti politici ed economici che l'Europa ha offerto all'Iran in cambio di uno stop all'arricchimento dell'uranio, ma anche di negoziare direttamente riguardo alle annose questioni che tormentano i rapporti tra i due Paesi, ovviamente dopo che l'Iran abbia dismesso il suo programma nucleare. Perché gli iraniani hanno rifiutato questa offerta? Può darsi che ora tocchi a loro mostrarsi forti, oppure che l'intransigenza di Teheran rifletta la svolta conservatrice della politica interna dopo l'elezione di Ahmadinejad.
In ogni caso il semplice fatto che le due parti in causa abbiano tastato i rispettivi terreni rivela come riconoscano alcuni obiettivi strategici in comune. Eccone ad esempio tre: entrambi sostengono un Iraq unito sotto l'attuale governo a maggioranza sciita; nessuno desidera il ritorno dei talebani in Afghanistan; entrambi hanno un interesse vitale a garantire il libero flusso del petrolio del Golfo verso i mercati mondiali. Se l'America e l'Iran si sedessero attorno a un tavolo, si troverebbero subito di fronte due questioni complesse: le ambizioni nucleari iraniane e lo Stato di Israele. Ma anche queste posizioni potrebbero essere smussate.
Dopo tutto l'Iran non fa altro che affermare di volere la tecnologia nucleare, non le armi e per quanto riguarda Israele, perfino sotto il regime dei mullah l'Iran si è limitato solo a denunciare il «regime sionista», senza intraprendere azioni aggressive.