18/3/2010 (18:9)
- IL CAVALIERE A NAPOLI CONTRO I MAGISTRATI E L'OPPOSIZIONE
"Bertolaso eroe, basta Santoro in tv"
Berlusconi: attenti all'astensionismo
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| Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (foto d'archivio)
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MULTIMEDIA |
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Il premier: «Gli italiani hanno capito
non avrebbero più pagato il canone».
L'attacco ai pm: «Sono contro l'Italia»
ROMA
A metterle in fila, sono almeno quattro o cinque le cose che a Silvio Berlusconi proprio non vanno giù: l’atteggiamento della sinistra, il comportamento dei magistrati «politicizzati», la scelta dei giornali di pubblicare le intercettazioni telefoniche, Michele Santoro e le sue trasmissioni. L’elenco il Cavaliere lo fa a Napoli, nel corso di un comizio per sostenere la candidatura di Stefano Caldoro.
Alla mostra d’Oltremare, il premier arriva con oltre mezz’ora di ritardo, la sala va riempendosi nel corso dell’evento tanto che alla fine Caldoro parla di «diecimila persone presenti». Ormai il premier lo ripete a ogni evento pubblico: «La magistratura politicizzata» che va a braccetto «con la sinistra e i suoi giornali» tenta di dettare i «temi e i tempi della campagna elettorale». Lo hanno fatto agitando lo spettro di una nuova Tangentopoli che non c’è, ci hanno provato gettando «fango» contro «Bertolaso e gli eroi che hanno realizzato il sogno impossibile» di far risollevare l’Aquila. E ci hanno provato con l’esclusione delle liste a Roma e Napoli, «facendoci passare per incapaci». Nulla di tutto questo, anzi le toghe escludendo dal voto molti cittadini «non fanno gli interessi degli italiani».
Ma è il capitolo intercettazioni e l’inchiesta di Trani a irritare ancora di più il Cavaliere. Pubblicarle, attacca, significa «ferire la nostra libertà», ma certo nulla da nascondere o di cui pentirsi c’è in quei nastri: «Erano tutte cose lecite e doverose». Il perché è presto detto: «Era inaccettabile che Santoro facesse processi in tv» senza che i diretti interessati o i loro avvocati potessero «difendersi». La conclusione di quelle telefonate la svela lo stesso premier: «Dicevo che avanti così e non ci sarà più un italiano che pagherà il canone». Ai napoletani Berlusconi chiede fiducia, li esorta a sostenere l’esecutivo con il voto, a «rafforzare» il governo e ha conferirgli un «ulteriore mandato» in vista dei prossimi tre anni di legislatura. Così, assicura Berlusconi, riusciremo a dar vita a una «grande, grande, grande e radicale» riforma della giustizia e delle istituzioni. Se invece vincesse la sinistra, è il cupo scenario prospettato dal presidente del Consiglio, prenderebbe il sopravvento chi «non sa cos’è la democrazia» e vuole intercettare e spiare «tutti».
Alla fine, dal palco, Berlusconi invita la Campania a cambiare il governo regionale. Chiama al bagno di folla Caldoro e Mara Carfagna, salutando così il ministro delle Pari opportunità: «È bella, dolce e intelligente, ma è con le palle».