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18/3/2010 (13:29) - DOPO L'ARRESTO DI FRISULLO
L'arresto di Frisullo spiazza il Pd
Pdl e Udc: "Fallimento di Vendola"
Arrestato Frisullo, l'ex vice di Nichi Vendola
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L'ex numero due della Puglia si
dimise mesi fa da ogni incarico.
Il governatore frena: «Rispettare
i magistrati a Bari come a Trani»
ROMA
Sandro Frisullo, l’ex vicepresidente della giunta pugliese che si era dimesso nel giugno scorso è stato arrestato oggi per l’inchiesta sulla sanità, una notizia quantomeno inattesa per il Pd a pochi giorni dal voto delle regionali. La linea del partito, dettata oggi dal segretario, Pier Luigi Bersani, è quella di affidarsi ai magistrati affinchè facciano luce sulla vicenda con rapidità.

Una posizione che vuole mettere in risalto la differenza di atteggiamento assunta dal centrodestra che invece attacca i giudici per le inchieste che vedono coinvolti suoi esponenti, l’ultimo caso riguarda proprio il premier indagato dalla procura di Trani. Ma fuori dalle dichiarazioni ufficiali qualche parlamentare pugliese ammette che l’arresto avvenuto proprio oggi desta sorpresa perchè notizie di questo genere erano attese alla fine della campagna elettorale, tanto più che l’arresto scatta in caso di pericolo di fuga o inquinamento delle prove, e ora il timore è che scoppi anche il caso di Alberto Tedesco, l’assessore alla Sanità coinvolto nella stessa inchiesta.

Le prime reazioni a caldo degli esponenti democratici sono quindi caute, in attesa di capire come evolverà la vicenda. Massimo D’Alema che in Puglia viene considerato uno dei dirigenti di maggior spicco si limita ad un no comment, ma il suo braccio destro, Nicola Latorre osserva che «la tempistica desta qualche dubbio» pur ribadendo che «confidiamo che Frisullo possa dimostrare la sua innocenza. Vale la pena ricordare - ha detto il senatore del Pd - che si è dimesso da assessore regionale, ha lasciato qualsiasi incarico di partito, ci auguriamo che si faccia chiarezza». Il partito serra i ranghi dunque di fronte ad una vicenda che così a ridosso del voto potrebbe indebolirne la forza elettorale in una regione in cui ci sono grandi aspettative di vittoria per Nichi Vendola. Dal Nazareno assicurano però che non c’è preoccupazione anche perché la reazione della politica è stata tempestiva e risale alle prime notizie sulle inchieste; dopo le dimissioni dalla giunta, infatti, Frisullo non ha più avuto incarichi nel partito.

Il Pdl intanto, da una settimana sulla graticola pugliese per l’inchiesta di Trani sul caso Rai-Acgom non fa sconti agli avversari ironizzando sul loro «moralismo» ostentato quando le inchieste toccano il centrodestra. Pur non entrando nel merito della vicenda penale, gli esponenti azzurri spostano tutto il peso dell’attacco sul fronte politico portando il caso a conferma del «fallimento» della gestione Vendola specie nel campo della sanità. Tutti puntano il dito sul presidente uscente e candidato del centrosinistra, Nichi Vendola (Sel), che dal canto suo invita la politica ad avere sempre «un atteggiamento di assoluto rispetto nei confronti dei magistrati, a Bari come a Trani». Vendola, «turbato» per l’arresto di Frisullo e degli altri indagati, si difende ricordando di avere agito «con estrema durezza già a metò dello scorso anno, azzerando la giunta - dice - sia pure in presenza solo di notizie di stampa e di un unico avviso di garanzia».

Non risparmia nessuno dei due schieramenti la candidata Io Sud-Udc-Mpa, Adriana Poli Bortone, secondo cui «Vendola non è immacolato», ma «è mancata sia nel centrosinistra sia nel centrodestra la volontà di fare chiarezza sul malaffare nella sanità». Sulla stessa linea Michele Rizzi (Alternativa Comunista) per cui «tra escort, conflitti di interesse e amicizie lobbistiche, centrosinistra e centrodestra sono alla pari». Il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, a Taranto con la Poli Bortone, accusa Vendola di responsabiltà politica, ma non risparmia il suo predecessore, Raffaele Fitto e invita quindi a votare Udc. Difende l’operato dei giudici Antonio Di Pietro (l’Idv in Puglia sostiene Vendola) secondo cui il caso Frisullo «è l’ennesima prova che la giustizia in Italia non ha colore politico ed è sana». Parla di «condanna politica già arrivata» il ministro della Difesa Ignazio La Russa, a Bari con il ministro Raffaele Fitto per impegni elettorali e istituzionali. Entrambi chiedono ai «moralisti» del centrosinistra di farsi avanti e il ministro per le Regioni ricorda che dal centrosinistra non si è visto molto garantismo quando le inchieste riguardavano altri. E infine Maurizio Gasparri (presidente gruppo Pdl al Senato): «I fatti - dice - parlano da soli, chi sa se le ridicole indagini di Trani non siano state un colpo di teatro per bilanciare, con il nulla, la sostanza degli scandali seri».
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