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18/3/2010 (11:26) - MEDIO ORIENTE
Napolitano: "Israele si ritiri dal Golan"
Bashar al-Assad con il presidente Napolitano
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Il capo dello Stato in Siria da Assad:
"La pace con due popoli e due stati"
DAMASCO
Una pace equa passa anche per la restituzione da parte di Israele delle Alture del Golan alla Siria: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita di Stato a Damasco, è convinto che per mettere la parola fine al conflitto israelo-palestinese servano scelte coraggiose, che facciano perno sul rispetto di tutte le parti e che quindi la restituzione dei territori occupati sia un tassello imprescindibile del mosaico mediorientale.

L’invito, unito alla preoccupazione per i nuovi insediamenti israeliani a Gerusalemme Est, definiti infatti «illegali», arriva al termine dei colloqui con il presidente siriano Bashar al-Assad nel secondo giorno della sua visita. Napolitano sa che molte, anzi «troppe occasioni sono state perdute» sulla strada della pace, ma si dice convinto che ci sia una chance da cogliere e che questa risieda «nelle opportunità offerte dal nuovo impegno americano». Impegno al quale si aggiunge quello dell’Unione europea e quello «essenziale» dei Paesi arabi, tra cui proprio la Siria del giovane Assad.

Damasco viene infatti considerata un protagonista chiave per provare a costruire quella pace che da «decenni e decenni» non si riesce a siglare nella regione. E che non può che reggersi sul noto principio "due popoli, due Stati", che è il diritto dei palestinesi, dice Napolitano, ad avere una nazione e quello di Israele a «veder riconosciuta la propria esistenza e a vivere in sicurezza». Il conflitto israelo-palestinese è in primo piano, a causa anche delle cronache di questi ultimi giorni, ma Napolitano non dimentica di fare cenno agli altri dossier aperti: l’Iraq, il Libano e il nucleare iraniano, per il quale Roma spera ancora che si possa trovare «una soluzione negoziale». «Bisogna al più presto - spiega il capo dello Stato - chiarire le rispettive posizioni, le proposte e le controproposte ed è indispensabile anche che questo sforzo si collochi nella prospettiva di una riduzione degli armamenti nucleari».

Sul tavolo dei colloqui, poi, non poteva certo mancare il capitolo dei rapporti bilaterali. L’amicizia che lega i due Paesi viene proclamata la mattina da entrambi i presidenti e poi ribadita in occasione del brindisi per il Pranzo di Stato, così come vengono ricordati gli «eccellenti» rapporti economici e culturali che uniscono Damasco e Roma. E che però, sottolineano sia Napolitano sia Bashar Al Assad possono ancora rafforzarsi, così come possono migliorare le relazioni tra la Siria e l’Unione europea. Magari anche, è l’auspicio dell’Italia, attraverso la firma dell’accordo di associazione, in stand-by da tempo. Amicizia e fiducia reciproca che Napolitano rinnova anche di fronte alla comunità italiana: un incontro dove il capo dello Stato sottolinea l’ammirazione per le tante iniziative frutto anche dei progetti di cooperazione per i quali, è il suo ultimo invito, non devono mai mancare le risorse, anche se questo vuol dire fare qualche "sacrificio" a causa delle difficoltà di bilancio delle casse dell’erario italiano.

Giornata dunque interamente dedicata ai temi internazionali, come dimostra anche l’unica battuta informale sulle questioni interne che il presidente si concede conversando con i cronisti e che non lascia spazio ad approfondimenti sulle polemiche di casa: «Ieri - dice il capo dello Stato in riferimento alle dichiarazioni di Berlusconi sul caso Rai-Agcom - non mi sono alzato allarmato dal tavolo per le dichiarazioni giunte dall’Italia. Mi sono alzato quando ho finito di cenare».
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