9/2/2010 (16:59)
- IL GOVERNO AL LAVORO SU DUE IPOTESI
Domani dl per i processi anti-mafia
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| Il ministro della Giustizia Angelino Alfano |
Alfano stoppa la "sentenza beffa"
ROMA
Anche se non compare nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani mattina, verrà comunque presentato il decreto legge preannunciato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano per evitare il rischio di scarcerazioni di pericolosi criminali all’indomani della decisione della Cassazione che ha attribuito alle Corte di Assise, e non più ai Tribunali, la competenza a processare capimafia e promotori di associazioni mafiose imputati di reati pluriaggravati.
Gli uffici tecnici del dicastero di via Arenula - secondo quanto si è appreso - hanno già elaborato due bozze di provvedimento con due diverse soluzioni per rimediare a un effetto ’paradossò - il rischio di scarcerazione di boss mafiosi - prodotto dalla legge ’ex Ciriellì che nel 2005 ha inasprito le pene per i capimafia. La prima soluzione prevede un intervento sull’art. 33 bis del codice di procedura penale che regola le competenze dei Tribunali: in questo caso il decreto darebbe una interpretazione autentica sulla competenza in materia di associazione mafiosa (416 bis), escludendo qualsiasi attribuzione alle Corti di Assise. Trattandosi di una norma interpretativa, avrebbe valore retroattivo con effetti anche sui processi in corso.
La seconda ipotesi di decreto, invece, prevede un intervento sull’art. 5 del cpp, vale a dire sulla competenza delle Corti di Assise che giudicano reati con pene non inferiori nel massimo a 24 anni: la bozza di decreto, al primo articolo, esclude delitti di «associazione di tipo mafioso, anche straniera, comunque aggravati»; nel secondo articolo viene aggiunta una norma transitoria per far sì che la nuova disciplina si applichi anche ai processi in corso, ad esclusione di quelli per i quali il dibattimento è già iniziato in Corte di Assise, e anche per riconoscere efficacia agli atti compiuti e ai provvedimenti emessi prima dell’entrata in vigore della nuova legge.
- Inoltre, sempre la norma transitoria del decreto che interviene sulle competenze delle Corti di Assise, dichiara prive di effetto le sentenze dichiarative dell’incompetenza per materia del tribunale emesse prima dell’entrata in vigore del dl. E ancora: alle parti che abbiano già sollevato impugnazioni lamentando l’incompetenza dei Tribunali, verrebbero concessi altri 60 giorni per nuove impugnazioni per nuovi motivi.
Quale delle due strade il governo intenderà scegliere, per evitare che i processi a carico dei boss di mafia e dei loro coimputati rischino l’annullamento o che si verifichino scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare, non è solo una questione tecnica ma di peso politico. Nel ddl di riforma del codice di procedura penale presentato lo scorso anno dal ministro Alfano, e ora in Commissione Giustizia al Senato, si prevede infatti che la competenza del reato di 416 bis passi alle Corti di Assise, composte anche di giudici popolari, fortemente caldeggiati dalla Lega Nord. Se domani il governo opterà per un intervento sull’art. 5 del cpp (competenze delle Corti di Assise) sarà un implicito disconoscimento di quel principio di partecipazione dei cittadini all’amministrazione della giustizia contenuto nel ddl Alfano rispetto al quale l’opposizione insorge per il pericolo di influenzabilità dei giudici popolari. Viceversa, intervenire con una norma interpretativa sulle competenze dei Tribunali avrebbe il duplice effetto di salvare i processi a rischio dopo la pronuncia della Cassazione, ma allo stesso tempo non precluderebbe una futura attribuzione dei reati di mafia alle Corti di Assise.
Sulla scelta - viene fatto notare in ambienti del ministero della Giustizia - molto può pesare l’esito del monitoraggio chiesto da Alfano su quali e quanti saranno i processi interessati dalla sentenza della Cassazione. Le risposte dai distretti di Corte di Appello sono attese entro stasera.