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9/2/2010 (12:32) - UN ANNO DALLA MORTE
Berlusconi: rammarico e dolore
per non aver evitato la morte di Eluana
Eluana Englaro
La lettera del premier alle suore Misericordine di Lecco che hanno assistito la Englaro per 14 anni
ROMA
Per il padre Beppino, Eluana Englaro rimarrà sempre un «simbolo pulito della libertà individuale», ma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad un anno dal decesso della donna da 17 anni in stato vegetativo alla quale fu sospesa per sentenza l’alimentazione artificiale, esprime, invece, ancora oggi, il suo «rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte».

Laconico Gianfranco Fini che in serata invita tutti ad evitare strumentalizzazioni di una vicenda così delicata: l’anniversario della morte di Eluana Englaro - fa sapere il presidente della Camera - poteva essere vissuto in modo diverso. Potevano infatti evitarsi «le strumentalizzazioni della vicenda», ha riflettuto Fini spiegando che avrebbe preferito il silenzio a un anno dalla morte della ragazza. Una vicenda diventata, per espressa volontà del padre di Eluana, una bandiera del diritto (o della pretesa, secondo i contrari) a rifiutare quello che egli e i suoi sostenitori considerano un «accanimento terapeutico», sulla cui definizione, però, il dibattito è più che mai aperto, e non solo per questioni di fede. Certo, è la Chiesa ad affermare ancora oggi con forza che è «innaturale e terribile negare la vita» e che «il principio di autodeterminazione sul fine vita è una pia illusione», perchè la vita è «inviolabile e indisponibile».

Un anniversario, quindi, carico di riflessioni sul presente, mentre la legge sul biotestamento predisposta dalla maggioranza fatica a raccogliere convergenze, nuove scoperte scientifiche aggiungono dubbi ai dubbi e nuovi casi resuscitano antichi interrogativi. Il governo, da allora, non ha cambiato linea, ed è una linea assai vicina a quella della Chiesa. Il premier ha inviato di buon mattino un messaggio di condoglianze alle suore Misericordine che hanno avuto in carico Eluana per 14 anni: «Vorrei ricordarla e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte». A recapitarlo a Lecco di persona è stato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, protagonista un anno fa di convulsi tentativi per contrastare la sentenza. Il decreto, già pronto sul tavolo del ministro, non ottenne la firma del presidente Napolitano, che lo giudicò incostituzionale. Non si può - si disse allora col timore di creare un pericolo precedente - annullare una sentenza per decreto.

Neanche Beppino Englaro ha cambiato idea: «Se il presidente del Consiglio, come era stata invitato, fosse venuto a vedere Eluana, forse non avrebbe scritto queste cose. Si sarebbe reso conto - ha detto oggi ad una trasmissione televisiva - di dove poteva spingersi la medicina, di quali situazioni può creare, situazioni che non esistono in natura e dove una persona è privata della coscienza personale».

Tanto meno ha cambiato idea la Chiesa. «È naturale e umano dar da mangiare e da bere a chi non può provvedere da solo. Innaturale e terribile - ha scritto oggi il direttore del giornale dei vescovi Avvenire, Marco Tarquinio, in un editoriale - è invece l’idea di negare, in qualunque modo, la vita di chiunque o anche solo di abbandonarla nella debolezza, nell’estrema dipendenza, nella difficoltà». Il presidente della Pontificia accademia per la Vita, nonchè cappellano di Montecitorio, mons. Rino Fisichella, non lesina interviste nel giorno dell’anniversario. «Il principio di autodeterminazione» sul fine vita «è una pia illusione - dice al sito IlSussidiario.it - non esiste, non trova alcun riscontro nel sistema legislativo perchè si scontra con altri due principi fondamentali: l’inviolabilità e l’indisponibilità della vita». «Il sistema giuridico, è bene ribadirlo - ha insistito l’arcivescovo - non nasce per dare la morte, ma per difendere la vita». E ha detto di sperare in una legge condivisa.

In Vaticano, nel giorno del ’redde rationem’ sul caso Boffo, l’anniversario della morte di Eluana passa tutt’altro che inosservato. «La vicenda di Eluana Englaro è una pagina molto triste della nostra storia» - ha detto Fisichella - una vicenda che «ha lacerato il nostro tessuto sociale». E i media incassano un altro rimprovero: «la popolazione - afferma l’arcivescovo - »non è stata informata in maniera corretta«. Intanto, tra i politici, il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella coglie l’occasione per ricordare che sugli stati vegetativi »c’è, ancora, circa il 40% di errore diagnostico», e il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando promette di garantire più assistenza per questi malati. Pd e Idv attribuiscono invece a Berlusconi «cinismo» e e al governo la mancanza di una reale volontà di giungere a un’intesa sul biotestamento. Per la vicepresidente del Pd, Rosy Bindi, «non c’è nulla di laico e tanto meno amorevole nel modo in cui si è comportato il governo».

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