ROMA
Torna a crescere la tensione tra giudici e maggioranza il giorno dopo
le accuse di Ciancimino jr che nell'aula di Palermo ha affermato che «Forza Italia è stata il frutto della trattativa tra Stato e mafia». Berlusconi per ora tace («Avrei tante risposte da dare ma la dittatura imposta da Bonaiuti mi impone il silenzio»), ma intanto scendono in campo i fedelissimi del premier con una generale levata di scudi. Nel mirino c'è la Procura della Repubblica di Palermo, che ha replicato per bocca del procuratore capo: «Ciancimino non è mai stato un nostro collaboratore». E comunque «C’è un dibattimento in corso, e le sue dichiarazioni saranno valutate dai giudici nella opportuna sede».
Da parte del Pdl, se ieri
le accuse erano rivolte proprio contro Ciancimino oggi nel mirino della maggioranza finiscono i magistrati di Palermo. «Prima di ogni altra considerazione occorrerebbe chiedersi perchè la magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verità ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo», afferma il coordinatore nazionale del Pdl Bondi.
Il Cavaliere, riferiscono dal suo entourage, è indignato per le accuse infamanti, e ritiene che si tratti di un’ennesima "puntata" che va in onda prima di ogni campagna elettorale. Passa al contrattacco anche Marcello dell'Utri: secondo lui dietro le dichiarazioni di Massimo Ciancimino «c’è un disegno criminoso», e dietro il disegno criminoso «c’è la Procura di Palermo»; «quello che dice è tutto falso. Ciancimino forse vuole scrivere un romanzo o una fiction, non ho nulla da cui difendermi». Contro la Procura del capoluogo siciliano Dell’Utri va giù duro. Rispondendo alla domanda su chi potrebbe nascondersi dietro il "disegno criminoso", il parlamentare del PdL, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa, accusa: «dietro c’è la Procura di Palermo, i 6 procuratori che hanno gestito Ciancimino. Io faccio la parte del piccione a cui sparare».
Ma proprio dalla Procura di Palermo arriva una smentita. Prende la parola il procuratore capo in persona, Francesco Messineo: «Non risulta che Massimo Ciancimino sia un nostro collaboratore, e non mi risulta che sia in rapporto di collaborazione con altri organismi giudiziari, ne saremmo stati certamente informati». Messineo, parlando di Massimo Ciancimino, ha ribadito che «Per noi Ciancimino è un dichiarante che non ha alcuna qualità di collaboratore». Sulle dichiarazioni del figlio dell'ex sindacomafioso taglia corto:«C’è un dibattimento in corso e le sue dichiarazioni saranno valutate dai giudici nella opportuna sede».
Per il portavoce del Pdl Capezzone «è evidente che un network di forze in condizione di influire nelle cose giudiziarie e nel mondo dei media non ha abbandonato l’obiettivo di avvelenare la prossima campagna elettorale e di lanciare fango contro il Governo e la maggioranza, senza limiti e senza esclusione di colpi». E ha aggiunto: «Hanno tentato con Spatuzza, con la grottesca tesi del Berlusconi artefice degli attentati e delle bombe di mafia: ma la cosa è stata liquidata dall’opinione pubblica come meritava, e cioè come un’infamia.La surreale giornata di ieri (tra accuse inverosimili e improvvise "stanchezze") mostra che siamo dinanzi ad una bufala. E gli italiani la archivieranno come tale. Poi, però - è l'affondo di Capezzone - non ci si sorprenda se la credibilità di alcuni magistrati crolla...». Dice la sua ianche l sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè: «Io c’ero a quei tempi, quando fu fondata Forza Italia. Io c’ero, perchè in Sicilia io ho fondato Forza Italia, quel partito che secondo Ciancimino sarebbe nato da una trattativa tra mafia e Stato; e mai nessun mafioso ha avuto contatti, nè rapporti con me. Non lo dico io, lo dice la mia storia giudiziaria, che non conosce una sola pagina in cui il mio nome sia accostato a Cosa nostra».