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16/10/2008 (7:44)
Scuola, bufera
sulle classi ponte per immigrati
Napolitano convoca la Gelmini: evitare lo scontro
RAFFAELLO MASCI, PAOLO PASSARINI
ROMA
«Dio ci scampi dall’idea che possano esserci classi separate. Finora si è trattato di una mozione, ma se dovesse essere trasformata in una proposta di legge, noi faremo tutto il possibile in Parlamento per impedirne l’approvazione». Walter Veltroni parla dagli studi di Youdem (la tv del Pd) e il suo affondo dice tutto su come le opposizioni - ma, per la verità, anche i sindacati e la Chiesa - hanno accolto la mozione della Lega Nord sull’istituzioni delle «classi di inserimento» per i ragazzi stranieri, subito ribattezzate come «differenziali», «ghetti», «apartheid». «Un atto di inciviltà verso tutti i bambini» ha tuonato il leader della Cgil Guglielmo Epifani.

A quel punto, l’ideatore della «mozione» leghista, il capogruppo Roberto Cota, ha lamentato la «becera strumentalizzazione» cui l’istanza è andata incontro: «Ribadisco che le classi di inserimento servono per affrontare senza preconcetti il problema dell’insegnamento a bambini e ragazzi stranieri nelle nostre scuole. Chi non conosce la lingua italiana non può seguire i nostri programmi scolastici ed è giusto che affronti un corso intensivo per poter essere al pari con gli altri studenti».

E comunque, nonostante i chiarimenti, la proposta della Lega ha suscitato perplessità perfino nel centrodestra. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha invocato «una pausa di riflessione» e un confronto «con il mondo del volontariato e dell’associazionismo cattolico». E anche Alessandra Mussolini ha parlato di «provvedimento razzista».

Su questo terreno, peraltro, sia la Lega che la maggioranza, rischiano di entrare in collisione con la Chiesa che ieri ha preso le distanze da questa mozione. La controversia politica, peraltro, si è andata a inserire in un clima già assai turbolento per la scuola e l’università com manifestazioni in tutta Italia. A La Sapienza di Roma si sono tenute assemblee in contemporanea in quattro facoltà. A Napoli gli studeneti hanno occupato il rettorato. A Firenze proseguono le lezioni per la strada. Proteste anche a Pisa, Catania, Milano, Venezia, Bologna. Preoccupato per quanto sta avvenendo nel mondo della scuola, Napolitano ha convocato ieri mattina al Quirinale il ministro per l’Istruzione, Mariastella Gelmini. Le fonti ufficiali hanno genericamente informato che il presidente della Repubblica intendeva svolgere, assieme al ministro, «una ricognizione di carattere generale sul percorso della legge di riforme della scuola in Parlamento e sui regolamenti necessari ad una sua attuazione».

Ma, in realtà, Napolitano intendeva esporre al ministro il suo timore che lo scontro sulla scuola esca da ogni possibilità di controllo e invitarla a fare il possibile per mantenere il confronto su un piano di pacatezza. Da questo punto di vista, è del tutto evidente che mozioni parlamentari, come quella presentata dalla Lega per imporre al governo l’istituzione di classi differenziali per i figli degli immigrati, non aiutano. E il presidente è stato contento di poter registrare la netta perplessità del ministro sull’iniziativa della Lega.

Nonostante tutto questo (cui si aggiunge lo sciopero proclamato da Università e ricerca per il 14 novembre) , il ministro Gelmini continua a piacere, tant’è che - secondo un sondaggio realizzato da Ipr-marketing per Repubblica.it - il suo consenso è cresciuto del 4%, secondo solo a quello di Tremonti.

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