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16/10/2008 (7:30) - IL DECRETO CONTESTATO
I rom resteranno in Italia
Maroni cede al veto della
Commissione Ue. Salta
anche il reato di clandestinità
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Amaro dietrofront per il ministro dell’Interno, il leghista Bobo Maroni. Non potrà più rimandare a casa i rom e i romeni perché c’è un veto dell’Europa. E non potrà nemmeno minacciare il carcere per i clandestini extracomunitari - misura invisa alla Chiesa e alla sinistra - perché nel governo e dentro la maggioranza ha prevalso l’orientamento di ridimensionare il reato d’immigrazione clandestina. Sarà un reato minore, di quelli che comportano una multa, certo non l’arresto. Ammettono al ministero dell’Interno: «Le carceri sono già sature così, non si poteva fare di più». Dovrebbe restare, però, la sanzione a cui il ministro tiene di più, e cioè l’espulsione immediata per via giudiziaria. Da sei mesi, la stretta sugli stranieri è una bandiera per la Lega. Promettevano: carcere e espulsione per gli extracomunitari clandestini, allontanamento per i comunitari. Ora lo stop. Gli zingari e i romeni senza fissa dimora: il ministro li voleva espellere a vagonate.

In gergo, queste espulsioni di cittadini comunitari le chiamano «allontanamenti» e le aveva inventate Giuliano Amato. Maroni ci aveva messo il carico perché, oltre al pericolo per la sicurezza, aveva considerato un motivo di allontanamento anche la soglia di reddito legale. Era proprio in vista degli allontanamenti che s’è provveduto al contestatissimo censimento dei campi nomadi. Ma la cosa s’è intoppata perché Bruxelles, dopo tre mesi di riflessione, ha informato ufficialmente il governo italiano che così non si può fare. E alla fine non se ne farà niente. E’ stato Maroni stesso a spiegarlo in Parlamento: «Il decreto prevede che chi non ha i requisiti per risiedere in Italia debba essere espulso. La Commissione ritiene eccessiva questa sanzione, preferendo l’invito ad allontanarsi dal Paese. Io non sono d’accordo».

Epperò c’è poco da fare se l’Unione europea si mette di traverso. «Rispetto l’opinione della Commissione, ma non la condivido perché non penso che il semplice invito ad andarsene sia una sanzione efficace». Conclusioni: per risparmiarsi altre rogne con la Commissione europea (tra l’altro è in arrivo una procedura d’infrazione per il decreto Amato del 2007), e anche per coerenza, avendo sostenuto che un «invito» del questore a tornare a casa è una burla, Maroni butterà il tutto nel cestino. «Eviteremo di modificare il decreto del 2007 sulla libera circolazione». Addio decreto legislativo. L’ingresso illegale di extracomunitari: la Lega insisteva per trasformarlo in un reato. Gli alleati e Berlusconi nicchiavano. Dopo tante insistenze, però, così è scritto nel disegno di legge del governo che va in discussione la settimana prossima al Senato. Un reato pesante che prevede una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. Non se ne farà niente neanche di questo.

Il reato dovrebbe restare, ma la pena evapora e diventa una multa. «Vogliamo ridisegnare il reato di immigrazione clandestina o di ingresso illegale - spiega il ministro nell’audizione di ieri - puntando principalmente sulla sanzione accessoria del provvedimento di espulsione emanato da giudice, piuttosto che sulla sanzione principale, che sarà pecuniaria». In questo modo, ha proseguito il ministro, «possiamo procedere alle espulsioni immediate con un provvedimento del giudice, in linea con la direttiva europea». Intanto c’è da registrare che aumentano gli sbarchi dei clandestini. Il ministro ce l’ha con la Libia e non lo nasconde. Dei 325 sbarchi dall’inizio del 2008 (pari a 27.417 persone), ben 306 (22.454) sono avvenuti a Lampedusa. «Nonostante due accordi, il primo firmato da Amato e il secondo di recente da Berlusconi, i controlli sono in diminuzione. Se venisse applicato l’accordo di amicizia, gli sbarchi si ridurrebbero a zero».
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