BRUXELLES
Cresce il fronte del no sul pacchetto Ue sul clima, con minacce di veto da parte dell’Italia e della Polonia, e con le perplessità di altri 7 paesi dell’Est europeo. È questo il quadro che si è profile in serata nel quadro del Consiglio Europeo che sta riunendo a Bruxelles i leader dei Ventisette. Proprio il pacchetto clima ed energia, proposto dalla Commissione Europea lo scorso gennaio, è in agenda nella cena dei leader attualmente in corso. Un pacchetto nato dalla decisione degli stessi leader, nel marzo 2007, di ottenere il raggiungimento del cosiddetto 20-20-20, e cioè di ottenere entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, portare al 20% la quota delle energie rennovabili nel mix complessivo e migliorare del 20% l’efficienza energetica. La Commissione ha proposte il percorso per arrivarci.
L’Italia è arrivata agguerrita al Consiglio, convinta che le attuali difficoltà economiche e finanziarie rendando troppo costose le misure di abbattimento e i target individuali proposti da Bruxelles. Il premier Silvio Berlusconi è stato categorico. «Gli impegni che l’Unione europea si era data sotto presidenza tedesca (nel 2007) - ha dichiarato - oggi si confrontano con una crisi nella quale siamo. Non crediamo che questo sia il momento per andare avanti da soli e fare i don Quichotte». Per Berlusconi è necessario rinviare il pacchetto clima anche perchè «i maggiori produttori di C02 che sono Stati Uniti e Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione». Secondo il premier, «le nostre imprese automobilistiche avrebbero addirittura una spesa di 180 milioni di euro all’anno, 360 miliardi di vecchie lire, e tutto il resto dell’economia dovrebbe addirittura pagare il prezzo di 25 miliardi di gravame all’anno». Del resto, ha aggiunto, «il termine per presentarsi con una massiccia riduzione della produzione di CO2 -ha concluso il presidente del Consiglio a Bruxelles- è il 2020 e quindi abbiamo ancora del tempo». Per cui per il momento sul pacchetto Ue, «ho annunciato che io arriverò ad interporre anche il diritto di veto», ha affermato Berlusconi a Bruxelles sottolineando che anche la Polonia è pronta ad adottare una decisione di questo tipo. Inoltre, ha aggiunto ancora Berlusconi, «altri otto Stati la pensano come noi».
Il riferimento è alla lettera scritta dai leader di Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. «È particolarmente importanto - scrivono gli otto premier in una lettera congiunta - che l’Unione si astenga dall’adottare misure che non rispettino le differenze dei potenziali degli stati membri. Tanto più visto che la vasta maggioranza delle riduzioni di gas serra dei Ventisette è stata ottenuta dagli stati membri meno prosperi e a un costo sociale ed economico molto elevato e questo dovrebbe esser riconosciuto».
Gli 8 leader ricordano che «l’Europa è stata costruita sui principi di cooperazione e solidarietà», e per questo «noi primi ministri riteniamo che il nuovo regime di clima ed energia possa essere adottato attraverso il consenso e in modo da rilanciare la coesione sociale e lo sviluppo economico di tutti gli stati membri». Ma l’altro grande ostacolo viene proprio dalla Polonia. Varsavia è contrarissima a indicare espressamente come previsto dalla bozza di conclusioni, la data di dicembre come orizzonte per arrivare a un accordo.