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9/10/2008 (10:49) - IL CASO
Bologna, Cofferati non si ricandida
Il passo indietro del sindaco:
«Rinuncio per motivi familiari.
E non devo scusarmi con il Pd»
Veltroni: esprimo grande affetto e
apprezzamento per il lavoro fatto
BOLOGNA
Sergio Cofferati chiarisce i dubbi e conferma le voci delle ultime ore: alle prossime elezioni del 2009 non sarà candidato per il secondo mandato come sindaco della città di Bologna «per ragioni strettamente personali» e «per rispetto della mia compagna e di mio figlio», spiega lo stesso primo cittadino.

La conferma ufficiale l’ha data oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Accursio. Nei giorni scorsi Cofferati ha incontrato il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni. L’ex leader della Cgil guida il capoluogo emiliano dal giugno del 2004 dopo aver ottenuto alle elezioni il 55,9 per cento dei voti come candidato della coalizione del centrosinistra. Cofferati è sereno e convinto di non dover chiedere scusa a nessuno all’interno del Partito democratico, dopo aver deciso di ritirare la sua disponibilità per il secondo mandato. «Non ho lasciato l’incarico di sindaco - precisa Cofferati - rinuncio ad una cosa a cui posso rinunciare (la disponibilità a correre per le primarie del Pd bolognese, ndr). Non mi sono dimesso da sindaco e il mio unico obbligo è verso i cittadini che mi hanno votato».

Al tempo stesso, fa notare l’ex leader della Cgil, ciò che gli spiace è non poter «portare avanti il progetto decennale che abbiamo presentato nel 2004». Ma «dentro al partito ci sono grandissime professionalità» in grado di poter portare a compimento quel progetto. Cofferati si arrabbia con chi insiste a sostenere un ’tradimentò da parte sua al Pd e a Bologna. «Non ho fatto offese a nessuno - precisa - non contravvengo a nessun impegno, non ho commesso nulla di negativo». Nemmeno la lettera inviata al segretario provinciale del Pd, Andrea De Maria (con la quale si rendeva disponibile alle primarie in vista delle amministrative del 2009): «Quella letter fa parte di una procedura prevista nello statuto e nel regolamento del mio partito. Mi sono reso disponibile per avviare il percorso delle primarie a cui tengo in maniera particolare, tanto che ho già detto in passato, che avrei messo a disposizione la mia firma per chi fosse interessato a candidarsi alle primarie».

L’uscita di scena di Sergio Cofferati dalla corsa al municipio di Bologna spariglia le carte e cambia il panorama politico della città. Se infatti fino a ieri si palesava all’orizzonte un duello-bis tra il sindaco uscente e l’ex di lusso Giorgio Guazzaloca, da oggi centrodestra e centrosinistra hanno una grana in più, trovare l’uomo (o la donna) giusto per vincere. Insomma, come nelle più belle partite di scacchi, vincere sarà una questione di strategia. Il nome "ad effetto", infatti, non convince più di tanto i vertici della politica locale e, soprattutto, non si è mai rivelato carta vincente. Nel centrosinistra, ad esempio, è circolata l’ipotesi Pierluigi Bersani: l’ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Prodi, però, sarebbe assai poco incline a "farsi bruciare" per correre a Bologna. Mentre Parisi chiede «primarie vere».

Il centrodestra, invece, non ha affatto bisogno di un nuovo nome di lusso: ce lo ha già, ed è quello di Giorgio Guazzaloca, primo sindaco di centrodestra eletto a Bologna, l’ex macellaio che «non cerca rivincite» e che, dice, «dal lavoro all’interno delle associazioni e come amministratore pubblico ho avuto molto più di quanto potessi immaginare», ma che offre di ricandidarsi «se la città mostrerà di volerlo». E la città, forse, lo vorrebbe pure, ma bisogna vedere se a volerlo sono i maggiorenti del Pdl locale. «Con Casini siamo amici da trent’anni», dice ancora Guazzaloca in ogni intervista, ma chi lo segue dal 1999 sa che la sua prima elezione fu frutto di una estenuante mediazione tra tutti i partiti dell’allora Cdl, gli stessi partiti (Udc a parte) con cui Guazzaloca dice di «non avere stretti rapporti».

Tornando in casa centrosinistra, il dopo Cofferati è più che mai nebuloso. Fino a qualche settimana fa era circolato il nome di Flavia Prodi, la moglie dell’ex premier (qualcuno ventilava di un ritorno di Romano in persona, ma erano, secondo l’interessato, «sciocchezze»). Flavia potrebbe avere le carte in regola, ma la signora Prodi ha sempre dichiarato di voler «restare lontana dall’agone politico»: oggi, a quanto pare, non ha cambiato idea. Tocca quindi guardare agli sponsorizzati: ci potrebbe essere ad esempio Flavio Delbono, ex assessore al Bilancio e ora vicepresidente della giunta regionale. Delbono ha però un difetto, che per i bolognesi è quasi imperdonabile: non è bolognese. È di Sabbioneta (Mn) e i natali lontano da San Luca sono stati per ora perdonati soltanto a Cofferati, ma era "quel" Cofferati.

Viene quindi suggerito il nome di Luciano Sita, presidente della Granarolo. L’azienda, però, naviga in acque agitate e questo potrebbe fare del suo presidente un candidato ’pericolosò. Sempre dal mondo della cooperazione potrebbe venire anche il nome di Pierluigi Stefanini, universalmente noto come "il salvatore di Unipol" dopo l’affaire Consorte. Chi ci ha parlato, però, smentisce categoricamente un suo interessamento alla corsa. «Con la crisi che c’è - avrebbe detto Stefanini - devo pensare alla banca e all’assicurazione». Da ultimo, ci sono i dirigenti politici locali: Salvatore Caronna e Andrea De Maria, segretari rispettivamente del Pd regionale e di quello cittadino: uomini di partito, i due, e, come tali, aspetteranno decisioni romane.

Walter Veltroni esprime intanto «affetto» a Sergio Cofferati e «apprezzamento per il lavoro fatto». In una nota, Veltroni spiega: «Sergio Cofferati ha fatto la sua scelta e nei giorni scorsi me ne ha personalmente parlato. Nel nostro lungo, affettuosissimo colloquio mi ha spiegato le ragioni personali che lo hanno spinto a rinunciare alla candidatura per il secondo mandato e nelle sue parole sono emersi con la consueta schiettezza l`affetto verso la sua famiglia e il suo bambino, la difficoltà e i problemi di una lontananza così difficile per lui da prolungare. Motivazioni che vanno rispettate». «A Sergio - continua - va tutto il mio apprezzamento per il lavoro che ha fatto e sta facendo, per il grande amore dimostrato per Bologna, per il contributo di idee che ha sempre dato, per il coraggio e la coerenza delle scelte nel governo di una grande città. Il sindaco continuerà il suo impegno fino alla fine del suo mandato e quando avrà finito lavorerà con noi». «Ora - conclude Veltroni - sarà il Partito Democratico bolognese a affrontare con gli strumenti democratici e innovativi di cui ci siamo dotati, cominciando dalle primarie, a sciogliere la questione della candidatura alla guida di Palazzo d`Accursio coinvolgendo nella misura più larga possibile i bolognesi».
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