ROMA
Il plenum del Csm ha deciso il trasferimento per incompatibilità ambientale di Clementina Forleo, il gip di Milano che ha seguito l'inchiesta sulle scalate bancarie. La decisione è stata presa a larga maggioranza: venti i consiglieri che hanno sostenuto la proposta della Prima Commissione, tre i contrari, un solo astenuto.
Il gip, da parte sua, ha commentato: «Lotterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta nei tribunali per affermare il principio che la legge è uguale per tutti» A chi le chiedeva se farà ricorso al Tar contro la delibera di Palazzo dei Marescialli, il Gip ha risposto: «Certamente».
Sono state le dichiarazioni rese dalla Forleo in trasmissioni tv e alla stampa sull’esistenza di poteri forti che avrebbero interferito sull’esercizio delle sue funzioni giurisdizionali a determinare «un venir meno delle condizioni di indipendenza e imparzialità richieste per l’esercizio delle funzioni nell’ufficio attualmente ricoperto».
È quanto sottolinea il Csm nella delibera approvata a maggioranza dal plenum. «L’interferenza affermata - è scritto nella delibera - consiste nell’asserito invito alla prudenza nella gestione delle intercettazioni telefoniche del procedimento Antonveneta, Bnl e Rcs, rivoltole dal Procuratore generale di Milano e nella denunciata esistenza di pressioni in atto sul procuratore generale della Cassazione per indurlo a promuovere l’azione disciplinare nei suoi confronti».
L’interpretazione di queste vicende da parte della Forleo e le sue dichiarazioni pubbliche «sono all’evidenza gravemente sproporzionate rispetto ai fatti emersi - osserva l’organo di autogoverno della Magistratura - così da procurare un allarme nei colleghi e un discredito anche della Magistratura milanese obiettivamente infondati». Per quanto riguarda i rilievi mossi dal Gip ai Pm titolari delle inchieste sulle scalate, il Csm sottolinea che questi «dimostrano un rapporto con l’Ufficio di Procura caratterizzato da eccessiva disinvoltura e contrario ai più comuni canoni deontologici, nonchè potenzialmente indicativo di un pregiudizio accusatorio all’evidenza incompatibile con l’imparzialità richiesta al giudice nell’esercizio delle sue funzioni».
Alla luce di ciò, si legge ancora nella delibera, «gli atteggiamenti descritti evidenziano nella dottoressa Forleo una notevole propensione a condotte vittimistiche e una marcata carenza di equilibrio» oltre a «una personalizzazione delle vicende processuali a lei affidate, soprattutto quelle aventi forte carattere mediatico, tali da determinare contrasti, conflitti e sospetti nei confronti dei magistrati di uffici con lei in contatto anche nella sede giudiziaria milanese».
Tale «abnorme personalizzazione - rileva il Csm - insieme alla già segnalata carenza di equilibrio e confermata anche da altre vicende risultanti dagli atti, quali i rapporti conflittuali o comunque difficili all’interno dell’ufficio con il personale amministrativo e la vicenda processuale relativa al procedimento contro Farida Bentiwaa che ha, infine, condotto alla ricusazione della dottoressa Forleo da parte del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, accolta dalla Corte d’Appello di Milano».