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21/7/2008 (11:0) - IN OCCASIONE DEL CONVEGNO IN ONORE DI V. CHIUSANO
L'appello di Napolitano:
"No alla giustizia-spettacolo"
Giorgio Napolitano
Di Pietro lo critica: «Mi amareggia»
Anm: «Basta aggressioni alle toghe»
TORINO
Un forte richiamo contro la spettacolarizzazione dei processi è stato espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato ai partecipanti ad un convegno, a Torino, in onore di Vittorio Chiusano a cinque anni dalla scomparsa dell’illustre penalista.

«Nel momento in cui si riscontra una tendenza alla spettacolarizzazione dei processi, connotata anche dalla divulgazione di notizie attinenti a terzi estranei alle vicende che ne costituiscono oggetto - ha scritto il capo dello Stato - occorre recuperare equilibrio per assicurare il rispetto della dignità e del decoro delle persone coinvolte». Napolitano ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa ed ha ricordato che Chiusano seppe coniugare «con responsabilità e senso del limite, la difesa del diritto alla informazione e la tutela del diritto dei cittadini a vedere salvaguardata la loro riservatezza. Il rigore intellettuale e la sapienza giuridica dell’avvocato Chiusano possono rappresentare - ha concluso Napolitano - stimolo formativo per chi a vario titolo opera nel settore giudiziario e spunto rilevante per la elaborazione di condivise modifiche al sistema normativo vigente».

Le parole del presidente della Repubblica sono piaciute molto al Garante per la Privacy Francesco Pizzetti: in Italia, ha sostenuto, c’è il rischio concreto che i salotti televisivi si trasformino in tribunali per la celebrazione di «processi mediatici», dove «la realtà viene confusa con i reality». L’Anm, il sindacato delle toghe, ha chiesto invece uguale attenzione per i magistrati. Il suo presidente, Luca Palamara, ha detto di trovare giusto l’appello di Napolitano ma subito dopo ha aggiunto che c’è da affrontare un’ulteriore emergenza: quella di tutelare «non solo la dignità delle persone imputate ma anche quella di magistrati titolari di delicate indagini che sono oggetto di aggressioni ingiustificate e spesso volgare». Come nel caso delle dure accuse rivolte dal ministro Gianfranco Rotondi ai titolare dell’inchiesta abruzzese che ha portato in carcere l’ex presidente della giunta Ottaviano Del Turco.

Qualche timore per possibili «leggi bavaglia» è stata espressa dalla Federazione Nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti. Nel mondo politico, alle prese con l’ultimo passaggio parlamentare del lodo Alfano, che verrà approvato domani dal Senato, l’intervento di Napolitano ha fatto registrare applausi bipartisan, con l’eccezione di Antonio di Pietro, che ha detto di essere «amareggiato» per la presa di posizione «a senso unico» del Quirinale: «In un momento così importante, quando il Csm viene chiamato "cloaca" - ha sostenuto il leader dell’Italia dei Valori - ci vuole un capo dello Stato che faccia sentire la sua voce in difesa della magistratura». Il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, del Pdl, ha visto nella presa di posizione di Napolitano un invito alla classe politica a occuparsi della questione giustizia: un tema, sottolinea, che va affrontato «con urgenza, senza strumentalizzazioni e senza farsi tentare da derive ideologiche».

Sul fronte opposto, il ministro ombra del Pd per la Giustizia Lanfranco Tenaglia non è arrivato alla stessa conclusione: a suo giudizio, le parole di Napolitano sono «un invito forte al rispetto reciproco» di giudici e politici. Pronto a mettere mano a una riforma della Giustizia, l’Udc: Michele Vietti ha chiesto però che governo e maggioranza «abbandonino le scorciatoie e i personalismi seguiti sino ad ora».
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