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21/7/2008 (10:21)
Manovra, oggi la fiducia alla Camera
Il minstro dell'Economia Giulio Tremonti in aula
A metà settimana la discussione sul maxiemendamento si sposterà in Senato
ROMA
La Camera è chiamata a esprimere il voto di fiducia sul maxiemendamento alla manovra, in un’atmosfera resa incandescente non solo dalle polemiche dell’opposizione, ma soprattutto dall’agitazione dei sindacati, sul piede di guerra per il nodo delle risorse da destinare ai contratti del pubblico impiego. Superata la fiducia, poi, a metà settimana la palla passerà al Senato per il rush finale, che nelle intenzioni della maggioranza dovrebbe concludersi prima dell’arrivo della pausa estiva.

Un testo, quello che otterrà la fiducia dell’Aula di Montecitorio, che nelle sue linee generali ricalca quello uscito dalle Commissioni. Poche le modifiche importanti arrivate con gli emendamenti, ma su tutte spicca il ’giallò delle risorse per i contratti degli statali. A scatenare la polemica, quello che è sembrato essere un taglio di 400 milioni dei fondi accantonati per i rinnovi dei contratti pubblici per il triennio 2009-2011: il governo ha negato qualsiasi volontà di questo tipo, assicurando che i soldi ’dirottatì sono altri e che le risorse per i contratti non vengono intaccate, ma i sindacati sono in allarme e promettono un "settembre caldo" e hanno minacciato lo sciopero.

Il testo che conta è il Dpef con l’inflazione programmata all’1,7% per quest’anno e all’1,5% nel 2009, «toccherà poi alla legge finanziaria quantificare e finalizzare le risorse necessarie, insomma definire la cifra che equivale a quegli obiettivi di inflazione», ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che ha ribadito anche non ci saranno tagli ai "premi" ma che fondi equivalenti o di più, provenienti dai risparmi sulle consulenze, saranno destinati ad una nuova contrattazione di secondo livello che deve premiare il merito. Brunetta ha anche annunciato di aver dato indicazioni all’Aran di avviare il dibatti su un nuovo modello di contratto «tendenzialmente unificato con quello del lavoro privato, pur con alcune specificità proprie del pubblico».
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