7/3/2008 (7:26)
- IL CASO
Il mesto addio di Clemente
"Ero già battuto"
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| Clemente Mastella
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MULTIMEDIA |
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Mastella annuncia di non ricandidarsi dopo oltre 30 anni
UGO MAGRI
ROMA
Il politico più impopolare d’Italia, l’Impresentabile per eccellenza, talmente sputtanato ormai che nemmeno il Cavaliere se lo vuole in casa, Clemente Mastella insomma, toglie il disturbo. Non lo vedremo nel prossimo Parlamento. Fa un passo indietro. Con dignità. Con più stile di chi gli aveva promesso mari e monti se pugnalava Prodi, ma al momento buono l’ha ingannato. E dunque, sostiene Casini, «fa ancora più schifo».
L’annuncio è di ieri sera: «Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi». Amarezza. «Un po’ c’è». Un uomo a pezzi, finito sotto il treno «di una costante e manipolata disinformazione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente». Chiunque sarebbe crollato. «Ho resistito alla tenaglia fino a quando ho potuto, ben cosciente della mia onestà e innocenza». Capro espiatorio dell’intera Casta. «Su di me vogliono scaricare tutte le colpe del sistema politico...». Adesso però basta. «Spero di essere anche più libero di ritrovare, finalmente, una serenità che mi è stata tolta». Non un addio per sempre, comunque. «Do l’arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicini». Fine della comunicazione, cellulari staccati, «lasciatemi in pace per favore».
Ora qualcuno già immagina il sotterfugio. Non si candida lui per piazzare in cambio della rinuncia la moglie Sandra che adora, o un figlio, o la fidanzata del figlio. Non è così, nessuno di loro sarà in lista, giura il capofamiglia. Allora, ecco l’altro sospetto, Mastella evita di candidarsi alle Politiche per riprovarci tra un anno, alle Europee. E nel frattempo fa assumere dal Cavaliere qualcuno dei suoi, per esempio quel Fabris, già capogruppo alla Camera dell’Udeur, che correrà in Veneto sotto le insegne del Pdl. Decisione saggia, ancorché dolorosa, che alla lontana evoca la rinuncia del vecchio Pannella. Il quale si è personalmente immolato, pur di non essere d’intralcio all’accordo Pd-Radicali...
Visione romantica, generosa in fondo. Peccato che nemmeno questa sia vera. Parli coi protagonisti, e scopri che di scambi sottobanco non c’è la minima traccia. Fabris va con Berlusconi esclusivamente perché Forza Italia ha di che essergli grata. E poi lui non è l’«Uomo nero», come Mastella si auto-definisce. Se Clemente getta la spugna, il motivo è uno e basta: l’hanno lasciato solo. Tranne gli amici storici (Diego Della Valle, Carlo Rossella, qualche prelato altissimo) gli altri sono scappati tutti. L’Udeur non esiste più. Dissolto in Basilicata, smembrato in Calabria, svanito nel Lazio, allo sbando perfino in Campania. Si salvi chi può. Proprio come ha tentato di fare lo stesso Mastella, quando sette giorni fa sembrava che potesse stipulare l’accordo (fatto saltare da Fini) con la Dc di Pizza. «Io entro», disse ai suoi. «E noi che fine facciamo?», gli domandarono quelli. Lui allargò le braccia, arrangiatevi. Barbato prese il cappello e se ne andò via sdegnato, idem i vice-segretari Satta e Di Stefano, perfino il vice-sindaco della «sua» Ceppaloni.
A questo punto non sarebbe nemmeno in grado, forse, di presentare le liste in Campania. «L’avevamo implorato quando era ancora in tempo per trattare: fai il passo indietro, che perlomeno salvi il partito», confidano affranti gli ultimi aficionados. Ma lui niente, avanti fino alla resa. Egoismo? Semmai ostinazione, lucida e stralunata, di chi si sente vittima dell’ingiustizia. Della procura di Santa Maria Capua Vetere. Del pm De Magistris. Di inchieste traballanti da cui è certissimo che emergerà pulito. Che, come a Bettino Craxi, la storia gli darà ragione. Addirittura incredulo: dove sono tutti i garantisti, quelli che per Berlusconi si sarebbero fatti immolare? «Mai avrebbe immaginato», è il lamento di chi gli vuol bene, «una politica così vile».