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18/3/2010 (11:2) - TENSIONE IN MEDIO ORIENTE
Tornano i razzi su Israele, un morto
Obama ricuce: tra noi nessuna crisi
Miliziani palestinesi a Gaza accanto a un razzo Qassam
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La diplomazia riparte ma un missile
sparato da Gaza colpisce un kibbutz
GERUSALEMME
Washington ricuce con Israele, lo Stato ebraico si scusa con la Casa Bianca ma non smentisce l’intenzione di costruire case tra gli arabi, Gaza accoglie Catherine Ashton, il Quartetto per la regione rinasce a nuova vita con la presenza della stessa baronessa, di Hillary Clinton e di Ban Ki-Moon al vertice di domani a Mosca.

La diplomazia riparte, ma tutti, però, devono fare i conti con il convitato di pietra terrorista che oggi ha seminato morte in Israele. E' ripartito infatti il lancio di razzi da Gaza verso Israele. Dei tre delle ultime 24 ore, uno ha ucciso un immigrato thailandese vicino a un Kibbutz nel nord Negev. Il lancio stato rivendicato da Ansar al Sunna, la brigata miliziana salafita avversaria di Hamas. Lo scorso anno, ad agosto, la Striscia fu teatro di uno scontro armato tra il movimento che strappò a Fatah il potere e una fazione armata che si richiamava ad al Qaeda.

È stato Barack Obama a chiudere il peggior momento delle relazioni tra Israele e Stati Uniti. Intervistato dalla Fox sull’esistenza di una «crisi» nelle relazioni bilaterali, determinata dall’infelice annuncio della costruzione di 1.600 insediamenti nella parte araba di Gerusalemme, il presidente Obama ha risposto: «No. Abbiamo un legame speciale con il popolo israeliano, ma gli amici ogni tanto non vanno d’accordo. Noi non lo siamo su come far progredire il processo di pace». Obama ha sottolineato le scuse di Benjamin Netanyahu al vicepresidente Joe Biden, ma resta la sostanza delle intenzioni israeliane sugli insediamenti.

Il premier israeliano non ha mai smentito il contenuto dell’annuncio e lo stesso Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri israeliano, qualche ora prima delle affermazioni del presidente americano aveva definito «irragionevoli» gli appelli internazionali al congelamento delle costruzioni. Washington punta all’avvio del negoziato indiretto tra israeliani e palestinesi e, secondo quanto riferisce il New York Times, la Casa Bianca avrebbe nel cassetto un piano, con tanto di mappe territoriali, da sottoporre alle parti quando queste si siederanno al tavolo della pace. Si attende, insomma, l’esito del complesso lavoro di George Mitchell, l’inviato speciale di Obama che sarà nella regione la prossima domenica. Hillary Clinton, invece, è volata a Mosca, dove domani si riunirà con i partner del Quartetto per il Medio Oriente.

Il Segretario di Stato, la più dura contro il recente atteggiamento israeliano, da lei definito un «insulto», aspetta però da Israele un segnale di ripensamento. Ci spera anche Giorgio Napolitano: «Siamo molto preoccupati per i nuovi insediamenti a Gerusalemme est e le conseguenze che ne potrebbero scaturire», ha detto il presidente italiano a Damasco, dove ha trovato un Bashir Assad molto diffidente nei cofronti dello Stato ebraico: «Non è un partner per la pace», ha detto all’ospite il presidente siriano.
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