versione accessibile
18/3/2010 (20:42) - IL CASO
Tornano i razzi su Israele, un morto
nel giorno della visita di Lady Ashton
Il presidente Usa Barack Obama
condividi  twitter
Obama al lavoro su un documento
da sottoporre a parti. Sale la tensione
WASHINGTON
Gli Stati Uniti, alla vigilia di una cruciale riunione del Quartetto a Mosca, stanno cercando nuove strade per riportare i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi su un terreno che offra qualche speranza di progresso.

Per sbloccare la situazione, dopo un anno di stallo, l’amministrazione Obama sta considerando - ha rivelato oggi il New York Times - un’idea che finora gli Usa avevano respinto come la peste: proporre alle due parti un documento elaborato dagli Stati Uniti come base del rilancio dei colloqui. Un’ipotesi esclusa negli ultimi anni dalla diplomazia Usa, dopo il fallimento della mediazione del presidente Bill Clinton nel luglio 2000. Il cambiamento di strategia sarebbe innescato dalla constatazione che i colloqui navetta dell’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell non hanno dato finora risultati concreti.

L’amministrazione Obama ha analizzato per mesi i vantaggi e gli svantaggi di presentare alle due parti una suo documento ed è apparsa preoccupata di evitare l’accusa di voler imporre la propria soluzione al conflitto tra israeliani e palestinesi. «L’attuale situazione di status quo appare difficile da superare - ha detto un funzionario della Casa Bianca al New York Times - Non ci sta portando da alcuna parte e occorre pensare qualcosa di diverso». Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, rispondendo oggi ad una domanda su questo tema, ha detto comunque che l’amministrazione Obama resta per il momento «concentrata» sulla ripresa dei colloqui indiretti tra le due parti. Gibbs ha sottolineato l’importanza che le due parti evitino in questa delicata fase azioni che possano «minare la fiducia» e danneggiare quindi la ripresa dei colloqui.

Il presidente Barack Obama ha detto ieri, in una intervista alla Fox, che i rapporti tra Stati Uniti e Israele «non sono in crisi». Ma ha sottolineato che l’annuncio fatto dalle autorità israeliane circa la decisione di costruire 1.600 nuove abitazioni a Gerusalemme Est - giunto proprio durante una visita nella regione del vice-presidente americano Joe Biden - ha creato una atmosfera negativa. Una burrascosa telefonata del segretario di stato Hillary Clinton al premier israeliano Benjamin Netanyahu, chiedendo una immediata retromarcia sulla questione della case ed altri segnali positivi, è stata seguita dalla decisione di cancellare una nuova missione nella regione dell’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell, programmata prima della riunione del Quartetto a Mosca. Mitchell si recherà adesso nella regione dopo l’incontro del Quartetto, che domani pubblicherà sicuramente un nuovo documento di condanna della iniziativa israeliana sulle abitazioni.

Intanto la morte di un bracciante immigrato dalla Thailandia, ucciso in un kibbutz nel sud di Israele da un razzo Qassam scagliato dalla Striscia di Gaza, ha macchiato oggi di sangue la visita nella roccaforte palestinese dagli integralisti di Hamas del nuovo ministro degli Esteri dell’Ue, Catherine Ashton. E ha proiettato ulteriori elementi di pessimismo sui tentativi di rilancio del processo di pace in Medio Oriente, già perturbati dalle reazioni ai progetti edilizi israeliani a Gerusalemme est. Il razzo, sparato a metà mattina, proprio mentre Ashton si apprestava a raggiungere la Striscia da Israele, è esploso pochi chilometri al di là del confine, nel kibbutz di Nativ Hasara, ferendo mortalmente un thailandese che in quel momento era al lavoro nei campi. L’attacco - il primo mortale dopo la fine dell’offensiva israeliana Piombo Fuso, scatenata da Israele oltre un anno fa nella Striscia di Gaza in risposta ai lanci ricorrenti di Qassam e proiettili di mortaio da parte di miliziani islamici - è stato rivendicato a stretto giro di posta da una firma finora poco nota: quella di Ansar al-Sunna, gruppo salafita ispirato ad Al Qaida che contesta Hamas da posizioni ancor più oltranziste.

«È la risposta jihadista all’aggressione sionista contro la moschea Al-Aqsa, il nostro popolo e i luoghi santi di Gerusalemme», è stato scritto in un breve messaggio che prova evidentemente a cavalcare le tensioni dei giorni scorsi e spiega la recrudescenza di attacchi nelle ultimissime ore. Attacchi cui il governo israeliano ha reagito promettendo sostegno alla famiglia dell’immigrato ucciso. Ma non senza annunciare rappresaglie. «Oggi - ha avvertito il vicepremier Silvan Shalom - è stata oltrepassata una linea rossa, la nostra risposta sarà appropriata». L’episodio ha finito per condizionare inevitabilmente anche la visita di Ashton: un evento eccezionale per la Striscia di Gaza dove da diversi mesi mancava la presenza di un alto esponente della comunità internazionale. Visita di carattere umanitario, durante la quale l’emissaria di Bruxelles non ha avuto alcun contatto ufficiale con rappresentanti di Hamas, ma ha visitato un campo profughi, una scuola, un centro di distribuzione di aiuti umanitari sovvenzionato da Ue e Onu e si è impegnata a «portare domani a Mosca, sul tavolo della riunione del Quartetto, il tema delle sofferenze della popolazione civile» di Gaza. «Condanno con fermezza ogni atto di violenza», ha dichiarato invece a proposito del fatto di sangue della mattinata, indicando «la necessità di trovare soluzioni pacifiche ai tanti problemi aperti».
ULTIMI ARTICOLI
PUBBLICITA'
SPAZIO DEL LETTORE
BLOG!  tutti i blog
BLOG DEI GIORNALISTI

Il tema del giorno

Juve-Milan, la sfida entra n...

Arcitaliana

Jacopo Iacoboni
Se la sindrome della battuta...

Buongiorno

Massimo Gramellini
Auguri, comandante Vasco
PUBBLICITA'
Fai di LaStampa la tua homepage P.I.00486620016 Copyright 2012 Per la pubblicità Scrivi alla redazione Gerenza Dati societari Stabilimento