16/3/2010 (7:28)
- DOPO IL FLOP ALLE REGIONALI
Sarkozy: "In 7 giorni
riconquisterò gli elettori perduti"
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| Nicolas Sarkozy, ha costruito la carriera sul mito dell'efficienza
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MULTIMEDIA |
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Il presidente sconfitto non si arrende Socialisti e Verdi cercano l'accordo
DOMENICO QUIRICO
CORRISPONDENTE DA PARIGI
Ordine ai «collaboratori»: sette giorni di tempo per convincere gli elettori dell’Ump che hanno flaneggiato a casa o in campagna a guadagnare le urne domenica prossima per il secondo turno; e trasformare così la possibile catastrofe delle regionali in una innocua scaramuccia. Non ha atteso che i risultati diventassero pesantemente definitivi, Sarkozy, per convocare all’Eliseo il «Consiglio della Corona» (altri, più maliziosi, lo definiscono «la gang dell’Hauts-de-Seine»), ovvero la pattuglia di fedelissimi, dal segretario dell’Eliseo Guéant al ministro dell’Interno Hortefeux, che in realtà governano la Francia. Ieri, incontrando il suo mentore politico, l’ex premier Balladur, il Presidente si è mostrato battagliero e ottimista: non c’è stato un plebiscito astensionista contro di lui, tutto va bene, gli elettori di destra in una settimana possono essere riaddomesticati.
Strategia obbligatoria. In realtà le speranze del partito sono riposte in una possibile notte dei lunghi coltelli tra gli alleati della sinistra per spartirsi le poltrone nei futuri governi regionali. Prime avvisaglie ieri sera, quando i socialisti hanno annunciato un accordo, e i Verdi l’hanno smentito. Le discussioni continuano in tutte le regioni. Per il partito al governo, comunque, i danni politici ormai sono fatti, Sarkozy appare fragile, battibile. L’opposizione ha ritrovato gagliarde speranze.
Anzi, come spesso avviene nelle sconfitte, è proprio nel campo presidenziale che fanno capolino pericolose smagliature, truppe finora obbedientissime cominciano a discutere le scelte del Capo. Si odono cacofonie. Prima voce, sorprendente, quella di Rachida Dati, che le voci da Palazzo garantivano perdonata, dopo l’esilio al Parlamento europeo di Strasburgo. L’ex ministro della Giustizia ha invitato il bastonato Ump «a tornare ai fondamentali». Molti non hanno apprezzato la lezione, ricordando che è proprio «l’era Dati» - lustrini, esibizione di ricchezza e settimanali popolari - che ha cominciato a flettere le fortune del Presidente. Sono i deputati del partito che da tempo non accettano di essere considerati una fanteria da manovrare con il frustino, i più arrabbiati. Il più esplicito è stato Lionel Luca, deputato delle Alpi Marittime: «La colpa è di Sarkozy, del suo strabismo di sinistra».
Christine Boutin, ex ministro e leader dei democristiani, ha invocato i negletti «valori della destra senza complessi», citando l’Antisessantotto, che fu uno degli slogan più riusciti del Sarko-pensiero. Sotto accusa per la perdita di voti non sono dunque le riforme mancate o troppo audaci, è l’apertura a sinistra che il Presidente ha considerato come la prova della rottura rispetto al passato e un modo per sabotare le fondamenta dei socialisti. L’elettorato di centro-destra invece lo giudica un «tradimento», un meschino «trasformismo». Dopo due anni e mezzo di casting di sinistra, a dire il vero, i risultati sono imbarazzanti. I ministri arruolati, da Kouchner agli Esteri alla Amara alle Politiche urbane, formano una conventicola di emarginati. Besson, ministro dell’Immigrazione, ha fatto di peggio: con la campagna sull’identità nazionale è accusato di aver regalato uno spot elettorale gratuito al risorgimento dell’estrema destra.
Il governo è diventato un problema. In lizza ci sono otto ministri e dieci sottosegretari. Forti le previsioni che nessuno degli otto riesca a conquistare una regione. Dopo il ballottaggio gli «adattamenti governativi» annunciati da Sarkozy dovrebbe strappare pelle e galloni a parecchi di loro.