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15/3/2010 (14:56) - SALE LA TENSIONE
Nuovi alloggi a Gerusalemme est,
da Israele schiaffo agli Stati Uniti
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu
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Washington chiede la cancellazione del piano. La replica di Netanyah: andremo avanti come programmato
GERUSALEMME
Gli Stati Uniti avrebbero chiesto a Israele di rinunciare del tutto al suo piano di costruzione di 1.600 nuove colonie a Gerusalemme est. Il progetto era stato annunciato durante la visita nella regione del vice presidente americano, Joe Biden, ed ha provocato una grave crisi diplomatica tra i due paesi. Secondo quanto riferito oggi da alcuni media israeliani e dalla radio locale, Washington vorrebbe la totale cancellazione del piano. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Michael Oren, citato dal quotidiano Haaretz, ha confermato che le relazioni tra i due paesi stanno vivendo il loro peggior momento di crisi degli ultimi 35 anni.

Dopo le critiche del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, anche David Axelrod, uno dei principali consiglieri politici della Casa Bianca, ha detto ieri che la decisione israeliana di autorizzare la costruzione di 1.600 alloggi a Gerusalemme Est è «un affronto» e «un insulto», la cui tempistica - l’annuncio è stato dato martedì scorso, in concomitanza con la visita in Israele del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden - è stata «molto distruttiva». Incurante degli avvertimenti e dell’irritazione degli Stati Uniti il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che il piano per costruire 1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme est andranno avanti come programmato. Il via libera all’allargamento dell’insediamento, annunciato martedì scorso durante la visita del vicepresidente americano Joe Biden, ha innescato una profonda crisi tra Washington e lo Stato ebraico.

Il segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere di Barack Obama, David Axelrod, hanno bollato l’iniziativa come «un insulto» agli Stati Uniti. «Le costruzioni continueranno a Gerusalemme est così come è stato negli ultimi 42 anni», ha detto Netanyahu riferendosi alla conquista della città santa nel 1967 al termine della guerra dei "Sei giorni". Annessione non riconosciuta dalla Comunità internazionale. La decisione di Israele di costruire nuovi alloggi a Gerusalemme est «è illegale e mette in pericolo l’accordo provvisorio per i negoziati indiretti israelo-palestinesi»: lo ha detto oggi al Cairo il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton. «La posizione dell’Ue è chiara: gli insediamenti costituiscono un ostacolo per la pace e minano la possibilità di costituire due Stati», ha detto Ashton incontrando il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Aboul Gheit. Il capo della diplomazia Ue ha poi definito «negativa» la decisione di Israele di inserire siti religiosi e culturali sul territorio palestinese nel patrimonio israeliano: «Porterà effetti contrari a quelli voluti».
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