16/10/2008 (7:29)
- IL PERSONAGGIO
"Così sopravvivo alla censura"
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| Il premio Nobel per la letteratura 2006 Ohran Pamuk |
Turchia: dopo la denuncia di Pamuk, viaggio nelle redazioni assediate dai militari
TIZIANA PREZZO
ISTAMBUL
Che la redazione del piccolo e coraggioso quotidiano turco Taraf non sia un posto normale, lo si capisce subito, appena si entra nella libreria Alkim sul lungomare di Kadikoy, nel versante asiatico di Istanbul. Rassicurare il commesso di turno sulla propria identità e sullo scopo della visita è un passaggio obbligato prima di poter salire sull’ascensore che dalla libreria sale al quarto piano. Qui c’è un metal detector che attende ogni ospite, e un uomo addetto alla sicurezza che prima di lasciarti passare ti guarda qualche istante con espressione severa.ù
«Se vuoi essere davvero libero, devi essere onesto. E per essere onesto, sì, in Turchia devi essere coraggioso»: è questo il primo commento del direttore Ahmet Altan, all’indomani del discorso pronunciato alla Fiera internazionale del libro di Francoforte dal premio Nobel Orhan Pamuk. Un j’accuse, quello di Pamuk, contro la soffocante aria di censura che ancora si respira in Turchia e che minaccia il lavoro (e l’incolumità stessa) di scrittori e intellettuali. Un bavaglio attento anche ai progressi della tecnica: Youtube.com, il più famoso sito di condivisione video, è oscurato da circa 10 mesi perché c’è chi ha insultato il padre della patria Mustafa Kemal Atatürk. Un reato punibile in base all’articolo 301 del codice penale, che ha recentemente subito qualche revisione - più di facciata che di sostanza - e per il quale sono stati in passato perseguiti scrittori come lo stesso Pamuk, Elif Safak o giornalisti come l’armeno Hrant Dink, ammazzato nel gennaio 2007 da un nazionalista.
Youtube non è un caso isolato. Sono almeno 853 gli indirizzi attualmente banditi, tra i quali anche Wordpress, uno dei siti più popolari fra i blogger di tutto il mondo. Il lungo elenco comprende anche Google Groups e Geocities. L’Internet Movie Database è scampato alla censura per un errore banale: il suo indirizzo (www.imdb.com) è stato scritto dal giudice in maniera sbagliata, portando all’inutile bando di www.imbd.com. Circa 300 possessori di un sito si sono autocensurati, giustificando l’avvenuto oscuramento con una scritta.
«Censura? Proprio oggi il Comandante in capo delle forze armate, il Generale Ilker Basbug, ha rivolto pesanti minacce a me e al mio giornale», sorride amaro Altan. A scatenare l’ira dei militari, l’articolo pubblicato ieri (oggi il seguito) nel quale si sostiene che lo scorso 3 ottobre l’esercito turco sarebbe venuto tempestivamente a conoscenza dell’imminente attacco dei guerriglieri curdi, ma non avrebbe fatto nulla per mettere in sicurezza i propri uomini. Nello scontro 17 soldati e 23 membri del Pkk persero la vita. «Eppure - continua il direttore di Taraf - mi sento di dire che la situazione, lentamente, sta migliorando. Mio padre (il giornalista Cetik Altan ndr) fu citato in giudizio 300 volte e tutte le volte si presentò davanti ai giudici da solo. Ora invece ogni caso fa notizia: c’è la reazione dell’opinione pubblica. La percezione che la società ha di questi fatti è cambiata. Alcune leggi, grazie alle pressioni della Ue, sono state cancellate o cambiate. Certo, come ha ammesso anche il nostro Presidente Gul a Francoforte, resta ancora tanto da fare».
Lo sa bene lui che, per un articolo del ‘95 dal titolo «Atakurd» (dove la parola «turco» è stata sostituita da «curdo»), è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione, pena sospesa. Un suo libro «Sudaki Iz» («Cenere nell’acqua») dedicato al terrorismo di sinistra e scritto nell’85 è stato ritirato dal mercato e dato alle fiamme. L’editore, Erdal Oz, trovò un geniale escamotage per pubblicarlo nuovamente: diede alle stampe una versione censurata, recante in calce il provvedimento della corte. Nel testo scritto dai giudici venivano interamente riportate le parti censurate.
Anche ora, a distanza di vent’anni, ci si ingegna come si può. Nell’era del Web molti hanno scoperto come aggirare gli ostacoli della magistratura: il «trucco» per vedere ugualmente i video di Youtube c’è.