23/7/2008 (9:22)
- STRAGI NEI BALCANI - LA SVOLTA DI BELGRADO
Karadzic rifiuta l'estradizione
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Il suo legale: «Faremo ricorso, per tre giorni è stato tenuto segregato in una stanza ma non ha subito violenze» . Latitanza protetta dagli 007 serbi
BELGRADO
L’ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic, arrestato lunedì in Serbia, intende allungare per quanto possibile i tempi della sua consegna al Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra in ex Jugoslavia (Tpi). Lo ha lasciato intendere oggi il suo avvocato, Svetozar Vujacic, precisando che il ricorso contro l’ordine di estradizione non sarà presentato oggi ma venerdì: ultimo giorno utile.
Vujacic ha aggiunto di ritenere scontato il via libera finale alla estradizione e ha accusato la autorità di Belgrado di essere pronte anche a «infrangere i termini previsti» dalla procedura. Ma ha comunque rimarcato di voler portare avanti l’appello sino in fondo. In questo contesto, il trasferimento del super ricercato all’Aja difficilmente potrà avvenire prima dell’inizio della prossima settimana. Un arco di tempo durante il quale - osservano alcuni commentatori - il governo filo-europeo di Belgrado dovrà guardarsi dal rischio di proteste di piazza dei nazionalisti, una forza che resta non marginale nella Serbia di oggi.
Intanto, nelle carceri del tribunale di Belgrado Karadzic rifiuta il cibo e assume solo liquidi, sempre secondo quanto riportato dall’avvocato Vujacic ai media locali. «I servizi serbi d’intelligence proteggevano Radovan Karadzic e ora lo hanno consegnato», ha detto il ministro degli Interni di Belgrado, Ivica Dacic, citato questa mattina da diversi quotidiani, a proposito della cattura del presunto criminale di guerra. E sebbene le autorità serbe sostengano che Karadzic sia stato arrestato lunedì notte, il legale dà una diversa versione: l’ex leader serbo-bosniaco sarebbe stato fermato venerdì, mentre viaggiava su un autobus delle linee periferiche di Belgrado, «per tre giorni è stato tenuto segregato in una piccola stanza ma non ha subito violenze».
Intanto l’arresto, per cui il neo governo filoeuropeista serbo ha ricevuto il plauso e il riconoscimento della comunità internazionale, non ha mancato di destare reazioni di forte ostilità in patria. Il nuovo premier, Mirko Cvektovic, ha chiesto agli altri due superlatitanti - l’ex capo militare dei serbo-bosniaci Ratko Mladic e l’ex leader dei serbi di Krajina Goran Hadzic - di consegnarsi alle autorità. Tomislav Nikolic, vicepresidente del Partito radicale serbo (Srs), di orientamento fortemente nazionalista, ha dichiarato che Karadzic «non è un criminale di guerra, ma un mito ed una leggenda della Serbia». Si uniscono anche le voci extraparlamentari del nazionalismo serbo, come il gruppo extra ortodosso «Obraz» (Onore) che ha bollato l’evento come un «atto di tradimento».
Dopo quasi 13 anni cala così il sipario sulla latitanza dell’ex leader serbo bosniaco attualmente detenuto presso il Tribunale serbo per i crimini di guerra, l’organo giudiziario nazionale che lavora in cooperazione con il Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Yugoslavia (Tpi) con sede all’Aia. Su di lui gravano i capi d’imputazione di crimini di guerra e genodicio, commessi secondo l’accusa durante la guerra civile in Bosnia. Karadzic è stato arrestato dagli uomini dei servizi mentre transitava in autobus in un centralissimo quartiere di Belgrado, Vracar. Capelli tinti di nero, non avrebbe opposto alcuna resistenza al momento della cattura. Durante la notte gli è stato concesso un brevissimo incontro di circa tre minuti con il fratello Luka.
In base ai pochi dettagli forniti dal procuratore serbo, Karadzic è stato catturato «mentre si spostava da un posto a un altro» a Belgrado. Gli agenti lo hanno scovato «seguendo un gruppo di persone che erano sospettate di far parte della rete di supporto dl fuggitivo» ha precisato successivamente Ljajic. Completamente discordante la versione dell’avvocato di Karadzic, Svetozar Vujacic , in base al quale l’arresto risale alla serata di venerdì 18 luglio, sull’autobus n.83 che transitava a Novi Beograd (Nuova Belgrado), quartiere residenziale e cuore economico della capitale serba. La tesi del legale è sostenuta anche dal leader del Partito radicale serbo, Tomislav Nikolic.
Proprio a Novi Beograd ha vissuto e si è nascosto, l’ex presidente della Repubblica Serpska, sotto il falso nome di Dragan Debic. La foto mostrata in conferenza stampa lo rappresenta completamente irriconoscibile: vestito interamente in nero, ha il volto nascosto da una lunga barba bianca come pure i capelli (non neri dunque come riportato dai giornali). Si è guadagnato da vivere lavorando nel settore della «medicina alternativa» in una clinica privata nello stesso quartiere in cui risiedeva. Partecipava come relatore a convegni e scriveva addirittura contributi per la rivista «Vita sana». L’editore, Goran Kojic, ha raccontato sempre ai microfoni dell’emittente locale B92 che «non mi è mai passato nella testa che quest’uomo fosse Radovan Karadzic. Non abbiamo mai discusso di politica o altro di simile».