23/7/2008 (6:45)
- LE REAZIONI ALLA CATTURA DI KARADZIC
"Anche Mladic e sarete in Europa"
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| Belgrado, la protesta dei supporter di Radovan Karadzic |
MULTIMEDIA |
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Ue divisa: l'Italia spinge per
un'adesione rapida della Serbia
MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
La testa di Radovan Karadzic vale un deciso colpo di accelerazione nel negoziato per l’avvicinamento della Serbia all’Unione Europea. «Una felice notizia che dà ragione a chi ha sostenuto il governo di Boris Tadic», riassume Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese e guida di turno dei 27.
Con qualche piccola variazione, la quasi totalità dei capi delle diplomazie comunitarie riuniti in Consiglio si è espressa su una lunghezza d’onda analoga, regalando parole di giubilo sull’arresto del sanguinario ex leader di Belgrado. «Dobbiamo dare una risposta immediata», ha auspicato l’uomo della Farnesina Franco Frattini. Il primo passo toccherà alla Commissione che dovrà scongelare l’accordo interinale sul libero scambio e sui visti. Sarà l’anticamera dell’associazione e, in un prospettiva ora più vicina, della futura adesione.
Se la cattura del barbuto ex premier è una mossa studiata a tavolino, o se veramente si tratta solo dell’effetto di una migliore azione investigativa nella caccia ai criminali di guerra voluto dal nuovo governo di Tadic, è presto per dirlo. Il risultato, però, non cambia. «Saremo candidati all’Ue entro giugno 2009», assicura il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, scaltro e rapido nel presentarsi a Bruxelles per incassare gli onori del caso. L’Europa aspettava questa svolta, voleva la mente Karadzic e il suo braccio Ratko Mladic. Ha ottenuto un mezzo boccone che, fra i distinguo, a taluni sembra bastare. Anche se Belgio e Olanda nicchiano (come Finlandia e Svezia) e insistono che una trattativa piena si potrà avere soltanto quando anche il boia di Srebrenica sarà consegnato al tribunale dell’Aja.
Niente Asa dunque, ovvero niente accordo di associazione. È un passo che richiede una intesa politica che per ora non c’è. Su mandato della presidenza i rappresentanti permanenti dei Ventisette, insieme con la Commissione, lavoreranno per formalizzare il patto interinale d’inizio anno, in pratica un Asa in formato ridotto. L’Italia spinge in questo senso e Frattini sottolinea di aver trovato numerose sponde istituzionali nel Consiglio. «Non farlo sarebbe un errore politico», ha precisato. Per questo, ha aggiunto, «da qui alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva avanzeremo una proposta di ratifica dell’Asa da parte del Parlamento». E in settembre ci sarà una visita ufficiale a Belgrado. Kouchner, sempre a nome dell’Unione, dà un colpo alla botte e uno al cerchio. «Sono quasi 13 anni che quest’uomo è ricercato per i suoi crimini. Oggi abbiamo un solo arresto, ne aspettiamo altri. È un segnale, ma con un governo come quello che c’è ora in Serbia auspichiamo di vederne ancora». La pressione, per farla breve, non deve venire meno. Nessuno vuole far passare il messaggio che i serbi possono cavarsela solo con questo.
Senza contare che fra la Serbia e l’adesione all’Ue rimane il non piccolo nodo delle riforme istituzionali bloccate dal «no» irlandese al Trattato di Lisbona - tutti convengono sul fatto che senza la nuova Carta non si può decidere alcun allargamento -, sul tavolo del negoziato bilaterale fra Bruxelles e Belgrado rimane anche la questione kosovara. «Non intendiamo concedere neanche un millimetro», ha ribadito ieri Jeremic. Ciò non toglie che Frattini sia persuaso che la Serbia abbia capito che «è interesse reciproco avere flessibilità» nei confronti di Pristina. Dove, per inciso, le cose non vanno bene e la missione civile europea Eulex non riesce a decollare. Doveva diventare operativa in giugno, poi è slittata all’autunno. «Ora parlerei piuttosto di inverno», ammette il nostro ministro degli Esteri. Se tutto va bene, naturalmente.