ROMA Radovan Karadzic era uno due superlatitanti dei Balcani. È stato leader politico dei serbi di Bosnia-Erzegovina ed insieme all’ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic era in testa alla lista degli incriminati del Tribunale penale internazionale dell’Aia (Tpi). È incriminato per crimini di guerra e genocidio.
Nato in Montenegro nel 1945, nel 1960 si è trasferito a Sarajevo dove si è laureato in psichiatria. Al fianco del suo lavoro da psichiatra ha coltivato la sua passione per la poesia e, incoraggiato dallo scrittore serbo Dobrica Cosic, si è avvicinato alla politica.
Così nel 1989 Karadzic è stato uno dei fondatori del Partito democratico serbo. E nel 1992, quando la Bosnia-Erzegovina è diventata indipendente, «lo psichiatra» è diventato presidente della Republika srpska, i territori a prevalenza serba che non riconoscevano la secessione dalla Jugoslavia.
Stando alle accuse del Tpi, Karadzic ha ordinato la pulizia etnica dei musulmani e dei croati di Bosnia. Per il massacro di Srebrenica - dove nel luglio del 1995 le truppe serbo-bosniache hanno ucciso migliaia di musulmani - è accusato di genocidio insieme a Ratko Mladic.
La cattura di Karadzic arriva dopo molti tentativi e molti blitz andati a vuoto negli scorsi anni. Secondo le indiscrezioni, la sua latitanza era coperta da un accordo non scritto preso con gli Usa a margine della firma degli accordi di pace di Dayton, che nel 1995 misero fine alla guerra civile in Bosnia-Erzegovina.