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19/3/2010 (10:35) - I DATI ISTAT
Industria, il fatturato torna a crescere
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Gli ordinativi sono in calo
ROMA
Balzo record per il fatturato dell’industria a gennaio. L’indice corretto per i giorni lavorativi segna un +5,1% su base annua: si tratta del dato più alto da giugno del 2008, pochi mesi prima dell’inizio della crisi economica, quando era cresciuto dell’8,6%. Lo comunica l’Istat spiegando che i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 20 dello stesso mese del 2009. «Dopo la caduta vertiginosa sembra che stiamo lentamente risalendo la curva. Sembra - spiegano i tecnici dell’Istat - che la situazione vada migliorando». Se si prende in considerazione, invece, il dato grezzo, il fatturato è aumentato dell’1,7% su base annua.

Nel confronto degli ultimi tre mesi (novembre-gennaio) con i tre mesi immediatamente precedenti (agosto-ottobre) il fatturato ha registrato un aumento congiunturale del 4,1%. Gli indici destagionalizzati del fatturato per raggruppamenti principali di industrie hanno segnato variazioni congiunturali positive per l’energia (più 6,0 per cento), per i beni strumentali (più 4,5 per cento), per i beni di consumo (più 1,7 per cento, con più 7,2 per cento per quelli durevoli e più 0,7 per cento per quelli non durevoli) e per i beni intermedi (più 1,4 per cento). L’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario in gennaio è aumentato del 17,4 per cento per i beni strumentali, del 10,9 per cento per l’energia e del 2,4 per cento per i beni intermedi; è diminuito dello 0,8 per cento per i beni di consumo (più 6,2 per cento per quelli durevoli e meno 1,7 per cento per quelli non durevoli).

A gennaio, nel confronto con lo stesso mese del 2009, l’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario ha segnato le variazioni positive più significative nei settori della fabbricazione di mezzi di trasporto (più 58,2 per cento, con un incremento particolarmente accentuato per la cantieristica e un aumento rilevante anche per la fabbricazione di autoveicoli), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (più 11,3 per cento) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (più 9,6 per cento); le variazioni negative più marcate si sono registrate nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (meno 5,0 per cento), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (meno 4,9 per cento) e nelle fabbricazioni di prodotti chimici e industria del legno, carta e stampa (meno 3,3 per cento).
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