12/3/2010 (7:38)
- LA DONNA PIU' RICCA DI FRANCIA DENUNCIA UN COMPLOTTO FAMILIARE
Nestlé prova a prendersi L'Oréal
 | | Tra Liliane Bettencourt (foto) e la figlia Françoise spunta la Nestlé |
Gli svizzeri pronti a inserirsi nella lite fra Liliane Bettencourt e la figlia Françoise
DOMENICO QUIRICO
CORRISPONDENTE DA PARIGI Si pensava, ingenuamente, che la saga in corso a L’Oréal fossero i Buddenbrook delocalizzati a Clichy, un feuilleton abbigliato con fard, rossetto e altri balsami di Venere. Invece è una stuzzicante scatola cinese : da cui potrebbero balzar fuori una gigantesca operazione industriale e un micidiale insulto al patriottismo economico della République. Dietro la guerra senza quartiere giudiziario e affettivo tra la donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt, e la figlia unica Françoise, occhieggia, goloso, il gigante svizzero Nestlé. Che controlla già il 29,6% del capitale dell’impresa che ha mondializzato la bellezza e non nasconde la volontà di dilatarlo fino a ottenere la maggioranza. Le chiavi della cassaforte le offrirebbe appunto Françoise, che istigata da marito e genero, avrebbero preso contatti con il gruppo svizzero per un finale a sorpresa. E’ quanto inveisce ad esempio l’avvocato della signora Liliane, Georges Kiejman, ansioso evidentemente di concretizzare davanti a giudici esterrefatti «la congiura», il piano dei «traditori», oltre che dantescamente dei parenti, anche della Nazione. Smentite, furibonde da parte degli accusati e «no comment» del gruppo svizzero.
Ma all’Eliseo e a Bercy, ministero dell’Economia, si dice che siano in allarme. Difficile non dar loro ragione. Non è questione di bandierine. L’azienda di Clichy dà lavoro in Francia a dodicimila salariati e ha un volume di affari, cifre 2009, di 18 miliardi di euro su cui paga le tasse. Vederla sotto bandiera svizzera a causa di questa guerra delle due Dames sarebbe un disastro. Informazioni di prima mano sul dossier al governo non mancano: la moglie del ministro del budget Eric Woerth, Florence, gestisce i pingui beni personali di Liliane Bettencourt.
Tutto è cominciato con un «affare strettamente privato» come ribadiscono ostinatamente e pateticamente all’azienda cosmetica. Privato non è affatto. Ecco il riepilogo. Françoise Bettencourt ha presentato denuncia per circonvenzione d’incapace: accusa il fotografo, scrittore e bon vivant François-Marie Banier di aver ottenuto dalla madre, 88 anni, in un decennio di «amicizia» un miliardo di euro in regalo. La procedura giudiziaria avanza tra rifiuti della biliosa signora di sottoporsi a una visita medica, imbarazzi e liti di giudici, azzannamenti furibondi tra avvocati. Appuntamento per la sentenza fine luglio, tribunale di Nanterre. Se Liliane sarà dichiarata «vulnerabile» e incapace non potrà più votare nei consigli di amministrazione e tutto l’equilibrio dei poteri aziendali andrà a gambe all’aria.
È a questo punto che entra in scena, sgarbatamente, il gruppo svizzero. Nestlé (che ha fatto capolino in L’Oréal nel 1974 su istigazione dei Bettencourt che temevano la vittoria della gauche e, nientemeno, nazionalizzazioni bolsceviche) dispone di un tesoro di 25 miliardi di euro, incassati dalla vendita di Alcon, azienda di prodotti oftalmici. È uno dei gruppi che hanno approfittato della crisi, ha le saccocce gonfie di denaro e i 13 miliardi di euro di debiti non bastano certo a prosciugarli. L’Oréal potrebbe essere il luogo perfetto dove farli defluire con profitto. Perché è una delle poche aziende che da 15 anni continuano a presentare una crescita a due cifre. Nel 2009, è vero, c’è stato qualche impiccio, una caduta del 3,2%. Ma L’Oréal ha progetti sardanapaleschi: ovvero sedurre, truccare e profumare un miliardo di femmine in più nei prossimi dieci anni. Le cercherà sui mercati dei Paesi emergenti.
I due gruppi operano, è vero, su mercati diversi, ma salute e star ben si coniugano con facilità. Inoltre già collaborano nel settore delle cure dermatologiche sotto il marchio Galderma Pharma. Esiste un patto tra azionisti che risale al 2004 ed è stato prolungato lo scorso anno: prevede che il 31 per cento dei Bettencourt diventerà negoziabile solo sei mesi dopo la scomparsa di Liliane. Ma quando lo ha firmato la signora era forse «vulnerabile»? Il patto può essere quindi scardinato dalla sentenza del tribunale di Nanterre. Tessitore del progetto secondo le voci sarebbe il genero, Jean-Pierre Meyers che è direttore generale di Thétys, la holding che detiene L’Oréal. Ma anche amministratore di Nestlé.
|
|
 |
LA BORSA ITALIANA aggiornato alle 10.36 del 17/02/2011
MIGLIORI E PEGGIORI
ULTIMI ARTICOLI |
|
|
|