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4/7/2009 (8:44) - MAXIACCORDO TRA L’ISTITUTO DI CREDITO E CONFINDUSTRIA
Banca Intesa, 5 miliardi alle Pmi
Corrado Passera (a sinistra) e Giuseppe Morandini
Morandini chiede una moratoria
su Basilea 2, Passera: no al credito obbligatorio
FRANCESCO MANACORDA
MILANO
Banchieri e industriali seduti, per una volta, dalla stessa parte del tavolo. Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa-Sanpaolo, e Giuseppe Morandini, vicepresidente di Confindustria e presidente della piccola industria, firmano con grandi fanfare un accordo che mette a disposizione delle Pmi italiane un plafond da 5 miliardi di euro, consentendo a ciascuna di accedere a finanziamenti fino a 5 milioni.

In tempi di polemica continua sul ruolo del credito nel sostegno all’economia, Passera sceglie così la strada più diretta per spiegare che il «credit crunch» riguarda solo una minoranza di aziende e per parlare direttamente alle imprese. Il numero uno di Intesa-Sanpaolo assicura che la massa di crediti concessi dal sistema bancario in Italia è ancora superiore a quella di un anno fa e che grazie al calo dei tassi le condizioni sono migliorate. A disposizione, poi, il suo gruppo ha «61 miliardi di fidi concessi e non ancora utilizzati, 30 miliardi di nuovi fidi disponibili se verranno richiesti, e la prospettiva nei prossimi tre anni di erogare 50-60 miliardi a medio-lungo termine».

Per quel che riguarda i 5 miliardi di mezzi oggetto dell’accordo, serviranno a «mantenere l’afflusso di credito al sistema produttivo» attraverso due canali. Il primo sarà costituito da «interventi sulla liquidità delle imprese, per permettere di superare la fase più difficile della crisi», attraverso il sostegno al capitale circolante o il rinvio delle rate - ma solo per la quota capitale - di mutui e leasing di dodici mesi. Seconda strada, gli interventi di «rafforzamento patrimoniale», con finanziamenti a medio e lungo termine che accompagnano anche lo sforzo dei soci che effettuano un aumento di capitale.

Pesa la congiuntura economica, ma pesano anche le regole che adesso si trasformano in catene. E’ il caso dei criteri di Basilea 2, che legano le concessioni di credito a una rating interno assegnato dagli istituti ai loro clienti. Ora, mette in guardai Passera, si evidenziano problemi da correggere. A partire dall’«aspetto prociclico di Basilea 2, che quando le cose vanno bene impedisce di mettere fieno in cascina e quando vanno male non consente di usare risorse».

Più radicale ancora Morandini. Per lui, su Basilea 2 serve un provvedimento «drastico, una moratoria di un paio d’anni. Altrimenti non capisco come si possa fare credito alle imprese dopo i bilanci 2009». Se si applicheranno alla lettera i rigidi criteri imposti da Basilea 2, è l’avvertimento, «ci perderemo la piccola e media impresa in questo paese». Altro intervento che serve immediatamente, secondo il vicepresidente di Confindustria, è quello sul fisco: «Alle Pmi serve la detassazione degli utili che rimangono in azienda sotto forma di investimenti o di aumento di capitale».

Ma al di là del valore concreto dell’accordo siglato ieri è evidente che per Passera - in questa fase rappresentante di punta di quel sistema bancario che viene costantemente stigmatizzato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti come corresponsabile della situazione di difficoltà delle imprese - l’iniziativa riveste anche un forte valore simbolico. Così, tra reiterate e preventive ammissioni sul fatto che «ci possono essere stati errori» e che «si può sempre migliorare», il banchiere approfitta dell’occasione per mandare messaggi ben precisi proprio all’ala anti-bancaria del governo. Quali? Anzitutto «attenzione a non allocare sul credito responsabilità non sue» per la recessione in corso, che è «fenomeno non italiano, ma mondiale». E soprattutto, nell’affastellarsi di inviti, rimbrotti, pressioni e ammonimenti perché le banche aprano i loro forzieri «guai a ragionare come se il credito fosse un tutto indistinto o a ragionare come se le banche non dovessero esercitare il merito di credito». Proprio da questa rinuncia dei banchieri a giudicare il merito di credito e distribuire finanziamenti a pioggia, secondo Passera, nasce la crisi delle banche anglosassoni. «Noi non dobbiamo dare credito a chiunque, ma a chi lo merita. Esiste un buon credito e un cattivo credito e il buon credito è quello che torna indietro».
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