15/10/2008 (7:3)
Il governo Usa entra nel capitale di nove banche con 125 miliardi
Washington vara la prima parte di un piano da 250 miliardi: «Il finanziamento a istituti che non sono a rischio fallimento»
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK Washington entra a Wall Street. Con uno stanziamento di 250 miliardi di dollari il governo degli Stati Uniti vara il piano salva-banche per mezzo del quale entra nel capitale dei principali istituti con l’obiettivo di rimettere in moto il mercato del credito per mesi paralizzato dalla contrazione di liquidità.
La manovra sarà realizzata con una parte dei 700 miliardi di dollari stanziati dal Congresso per ripulire il sistema dagli «asset tossici» e verrà accompagnata da garanzie sul debito di nuova emissione bancaria e dall’acquisto dei «commercial paper» da parte della Federal Reserve. «Non si tratta di prendere il controllo del libero mercato ma di salvaguardarlo», spiega il presidente George W. Bush dal Giardino delle Rose della Casa Bianca. Quando il sistema si sarà stabilizzato «gli istituti potranno riacquistare le quote».
L’operazione prevede una prima fase in cui saranno spesi 125 miliardi per rilevare le azioni di nove istituti finanziari tra cui Citigroup, Wells Fargo, JP Morgan Chase, BofA e la neoacquisita Merrill Lynch, a ognuna delle quali andrà 25 miliardi. Nei forzieri di Goldman Sachs e Morgan Stanley entreranno 10 miliardi, mentre a New York Bank Mellon e State Street finiranno rispettivamente tre e due miliardi di dollari. Il governo comprerà azioni privilegiate, senza diritto di voto, con un dividendo annuale del 5% che potrebbe salire al 9% dopo cinque anni. L’adesione al programma è volontaria e le banche dovranno scegliere entro il 14 novembre se accedervi. Lo Stato partecipa al capitale e ai profitti e il segretario al Tesoro, Henry Paulson, potrà coordinarsi con le autorità di altri Paesi per eventuali decisioni straordinarie.
«Lasciare cittadini e imprese senza la possibilità di accedere al credito era incettabile», avverte «Hank» Paulson che nella notte ha incontrato gli ad delle banche per illustrare il maxi-provvedimento. Alcuni sono apparsi contrariati anche se costretti gioco-forza ad aderirvi. Nella roccaforte del «laissez-faire» non sono pochi quelli a cui non va giù la parziale nazionalizzazione delle banche. «Era l’unica cosa da fare per restituire fiducia ai mercati», ricorda il titolare del Tesoro che da parte sua garantisce l’inclusione nella manovra di «istituzioni sane» i cui manager dovranno rinunciare a maxi-compensi e «paracadute d’oro» oltre a impegnarsi a restituire i bonus guadagnati senza merito. L’entrata nelle banche da parte del governo inoltre sarà accompagnata dalla garanzia sul debito di prossima emissione (ma non più tardi del 30 giugno 2009) da parte della Fdic, l’agenzia di vigilanza dei conti correnti bancari.
Inoltre saranno garantiti i depositi sino al 31 dicembre 2009. A partire dal 27 ottobre infine la Fed procederà al riacquisto dei commercial paper, strumenti di finanziamento a breve usati dalle aziende per far fronte alle spese ordinarie, come il pagamento degli stipendi o l’acquisto della merce venduta. «Tutte le risorse possibili verranno sfruttate» per riportare la situazione alla normalità, spiega il governatore Ben Bernanke. Fredda la reazione di Wall Street condizionata dalle prese di profitti dopo il rally di lunedì: il DJ ha perso lo 0,41% il Nasdaq ha segnato un -2,97%, in una seduta caratterizzata dal rally di quasi tutti i titoli finanziari. Ma c’è a chi non basta come l’ex governatore della Fed, Paul Volcker, secondo cui sarà necessario «avere un deficit maggiore per salvare l’economia», mentre per il catastrofista Nouriel Roubini questo è solo «il primo round di ricapitalizzazioni delle banche».
Positivo invece il giudizio del candidato democratico Barack Obama e del rivale John McCain che ha presentato ieri il suo piano da 52 miliardi. Il provvedimento «salva banche» arriva all’indomani delle maxi-manovre per complessivi 1800 miliardi di dollari varate dai governi europei, nell’ottica di un coordinamento tra le due sponde dell’Atlantico. Anche per questo Bush (che deve fare i conti anche con un deficit del Paese che ha toccato il primato a 454,81 miliardi di dollari) ha invitato per sabato a Camp David il collega francese Nicolas Sarkozy e il presidente della commissione europea José Manuel Barroso, nell’attesa di decidere se e quando convocare un G8 straordinario.
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LA BORSA ITALIANA aggiornato alle 16.39 del 21/11/2008
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