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12/10/2008 (6:56) - LA GRANDE CRISI - LE MISURE
"Il G8 va allargato, ci penserà l'Italia"
Il ministro Giulio Tremonti con Dominique Strauss-Kahn
Tremonti accelera sul progetto
di una nuova Bretton Woods. L'Fmi:
«Vicini a collasso finanziario globale»
STEFANO LEPRI
INVIATO A WASHINGTON
Così com’è, non basterà a rassicurare i mercati il comunicato del G-7 di venerdì notte, dove si garantisce che nessuna banca sarà lasciata fallire. Oggi potrebbe esserci un seguito di decisioni concrete: garanzie di Stato su una parte dei grandi debiti che paralizza le banche. Sarà l’Europa a prendere l’iniziativa, mentre la Casa Bianca si limita a ripetere gli appelli alla calma; anche ieri, dopo che George Bush ha ricevuto di prima mattina i ministri economici del G-7 (per poi andare a fare la sua solita corsa in bicicletta del sabato).

«Il sistema finanziario globale è sull’orlo di un collasso», dice Dominique Strauss-Kahn, direttore generale Fmi. In questo contesto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ne è uscito ancora più convinto che sia giusta la proposta italiana per nuovi strumenti di governo dell’economia mondiale, per «una nuova Bretton Woods». L’Italia preciserà la proposta l’anno prossimo, quando terrà la presidenza di turno del G-8. Innanzitutto, ha detto Tremonti all’ambasciata italiana nel corso di un ricevimento offerto da Intesta Sanpaolo, «il G-8 dovrà essere allargato, non posso dire ancora a quanti Paesi, ma va allargato alle nuove forze che sono emerse».

Occorrono nuove regole per «cambi, commerci e capitali», e il ministro dell’Economia anticipa uno dei bersagli: «Gli hedge fund sono entità demenziali. Sono estranei alla logica del vero capitalismo. Nessuno li controlla». Negli Usa, tornando alle misure immediate, si studia come far uscire dal panico il mercato dei Credit default swaps, le assicurazioni sul rischio di credito. In Europa prende forma il piano di salvataggio tedesco di cui fino a qualche giorno fa Berlino negava la necessità; e nel vertice dell’area euro, oggi a Parigi, si discuterà di una garanzia pubblica a tutto il mercato interbancario, sul modello britannico. In tutti i casi si dovrebbero istituire strutture pubbliche (una sorta di clearing houses) incaricate di assicurare i crediti a un prezzo ragionevole. Da Parigi si afferma che il nuovo vertice europeo convocato dal presidente Nicolas Sarkozy porterà a decisioni concrete, a differenza della settimana scorsa.

Si riuniranno i 15 governi che condividono l’euro; ma, prima, Sarkozy si è incontrato a due con la cancelliera della Germania, Angela Merkel. Il governo francese propone di seguire il piano britannico, con duplice impegno, ricapitalizzazione delle banche (qui l’Italia ha già lo strumento pronto) e garanzia al mercato interbancario. Per questo motivo il presidente francese si consulterà oggi anche con il primo ministro britannico Gordon Brown. A discutere i riflessi di questo piano è stata dedicata la riunione di emergenza del consiglio direttivo della Bce che si è tenuta a Washington ieri sera. Le cifre in ballo sono enormi: nell’ordine delle centinaia di miliardi di euro. E’ già a buon punto il piano tedesco. La garanzia al mercato interbancario potrebbe arrivare a 300 miliardi di euro. Naturalmente non si tratta di spenderli, ma solo di metterli virtualmente sul tavolo per sedare il panico delle banche che non si fidano più una dell’altra.

I soldi da spendere sono quelli per la ricapitalizzazione delle banche, e qui la cifra è ancora incerta. La Gran Bretagna ha messo in conto 50 miliardi di sterline (64 miliardi di euro). La Francia sostiene che le sue banche non ne hanno bisogno, ma è già intervenuta a favore di Dexia. Il modello americano, quello del piano Paulson, non ha funzionato, secondo il governo francese; occorre studiare altre vie. In queste ore, il governo di Washington lavora anche alla ricapitalizzazione delle banche con denaro pubblico, uno dei 5 punti concordati dal G-7: prima candidata sembra Morgan Stanley. Ieri a Washington dentro all’Imfc, l’organo di indirizzo del Fondo monetario, sono state aspre le critiche dei Paesi emergenti ai Paesi ricchi: la crisi nasce dalla vostra grande finanza, ci contagia tutti, ma non siete capaci di risolverla.
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