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11/10/2008 (7:32) - LA GRANDE CRISI
Telecom, Alitalia, Generali
così il ciclone cambia l'Italia
Il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi
La Cai aumenterà il capitale ma è costretta a variare il piano
FRANCESCO MANACORDA
MILANO
La cordata tricolore in Alitalia che non considera a rischio la ricapitalizzazione da più di un miliardo, ma che dovrà comunque rivedere il suo piano industriale. L’arrivo dei soci stranieri in Telecom che finisce incagliato nelle secche di Borsa, mentre i grandi soci dovranno probabilmente rimettere mano al portafoglio. E di converso la partita Generali - la cassaforte del capitalismo italiano - che potrebbe accelerare, spinta dalla necessità di Unicredit di disfarsi della sua partecipazione.

Insomma, il terremoto finanziario sarà pure globale - come ci si ripete ogni minuto - ma i suoi effetti sui riassetti finanziari ed industriali in atto sono, anche, squisitamente locali. Se questa settimana l’italiano medio ha avuto piena coscienza dell’impatto della crisi sui suoi risparmi, qualcosa di simile sta avvenendo anche per i grandi giochi dove finanza e politica si incontrano, qualche volta si scontrano. E al nuovo scenario devono adeguarsi anche i protagonisti. Il numero uno operativo di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera nel suo ruolo di banchiere di «sistema», coinvolto nella partita Telecom ma soprattutto in quella Alitalia. Il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi che si rafforza all’interno - e probabilmente all’esterno - del suo istituto e ambisce anch’egli a mettere la banca in posizione centrale. Infine il gran capo di Unicredit Alessandro Profumo, che si deve difendere dalle voci sparse ad arte per indebolirlo e si trova ancora una volta costretto a guardare molto all’Italia oltre che al suo impero - in difficoltà, segnala senza equivoci la Borsa - internazionale.

Alitalia rinvia l’aumento di capitale
Alitalia, prima di tutto. Il rinvio dal 14 al 28 ottobre dell’assemblea dei soci della Cai - il consorzio presieduto da Roberto Colaninno e che ha come braccio forte finanziario Intesa-Sanpaolo - non va assolutamente letto come il segno che ci siano difficoltà per l’aumento di capitale, spiegano fonti della Cai, ma dipende solo dal fatto che anche alla luce della situazione finanziaria attuale la valutazione degli asset di Alitalia e di Air One (che partecipa alla cordata) è assai complicata e richiede più tempo del previsto.

E quella valutazione deve essere esatta per dimostrare di aver comprato a prezzi di mercato ed evitare di incorrere nelle ire di Bruxelles. Si vedrà tra venti giorni se i soci saranno tutti presenti all’appello per dare nuovi capitali. Qualche voce circola sul disimpegno del fondo Clessidra, ma sempre in casa Cai si spiega che ci sono altri soci disposti ad entrare.

Resta il fatto che, secondo fonti vicine al dossier, il piano industriale che questa estate ha raccolto i soci andrà rivisto. Sotto qualche aspetto in meglio, visto che il prezzo del petrolio è sceso dai 139 dollari il barile che erano nel piano a ben meno di 100 dollari. Ma le buone notizie si fermano qui, dato che nello stesso periodo l’euro è calato del 20% circa rispetto al dollaro e soprattutto che si dovranno fare i conti con l’aria di recessione che si comincia a respirare e con il prevedibile calo del traffico.

La febbre di Telecom
Meno definiti i contorni di un’altra partita. Con il titolo Telecom in preda a una febbre al ribasso che ieri lo ha portato a 0,75 euro, la possibilità di far entrare nuovi soci attraverso un aumento di capitale sembra allontanarsi. Da un lato anche perché i Fondi sovrani di tutto il mondo - per Telecom si era parlato della Libia e degli Emirati - in queste ultime settimane sono diventati assai più selettivi nei loro investimenti.

Dall’altro perché il prezzo che si intendeva spuntare per i nuovi soci - almeno attorno agli 1,30 euro per azione che pure avrebbe significato la metà di quanto pagato dai soci stabili di Telco - appare adesso improponibile alla luce delle quotazioni di Borsa. Mentre cadono le quotazioni si fa sempre più concreta la prospettiva che i soci della Telco - tra di loro, oltre a Telefonica e Intesa-Sanpaolo, c’è in prima linea anche Mediobanca - debbano reintegrare le garanzie sui prestiti ottenuti. Se necessario metteranno mano al portafogli, hanno già fatto sapere.

I soldi della Libian Investment Authority che non entrerebbero però in Telecom potrebbero rientrare dalla finestra nel sistema italiano attraverso il consorzio di garanzia per l’aumento Unicredit da 3 miliardi, guidato da Mediobanca e al quale i libici potrebbe partecipare per circa 500 milioni. Ieri il titolo Unicredit quotava 2,32 euro e l’aumento ha un prezzo di 3,083 euro. A queste condizioni l’insuccesso dell’aumento sarebbe matematico. Così come l’arrivo del consorzio di garanzia con Mediobanca.

Mediobanca e Generali
La stessa Mediobanca, azionista di maggioranza relativa delle Generali, è però molto interessata a capire che fine farà il 3,5% della compagnia che Profumo ha già annunciato di voler vendere, dopo che il 9 dicembre scadrà un prestito convertibile dove difficilmente scatterà il rimborso in titoli di Trieste. Quel bel pezzo del Leone è ovviamente merce che vale nel sistema finanziario italiano. Profumo per ora fa sapere di avere trattative in corso ma non si sbilancia. In fondo quel pacchetto, oltre a ottenere il massimo sul mercato, può servire anche in una trattativa con Geronzi.
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