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6/10/2008 (14:0) - LA TEMPESTA FINANZIARIA
Unicredit, Profumo fa autocritica
Il titolo cala ancora ma non crolla
Alessandro Profumo, ad di Unicredit
L'ad del gruppo: «E' la crisi peggiore
dal 1929. Alcuni errori, anche nostri»
MILANO
È un Alessandro Profumo inedito, in versione autocritica, quello che si è presentato questa mattina in conference call alla comunità finanziaria per illustrare al mercato il piano di rafforzamento patrimoniale di UniCredit da 6,6 miliardi varato ieri dal cda straordinario con l’obiettivo di portare il Core Tier1 al 6,7% a fine 2008 dal 5,5% di giugno. Piano accolto in Borsa da un -5,94% del titolo, sceso a 2,9 euro in una giornata talmente dura per tutti i valori quotati da rendere comunque difficile distinguere tra ’buonì e ’cattivì. Il piano ha peraltro raccolto il pieno sostegno dai maggiori azionisti della banca e dagli investitori istituzionali.

Il primo impatto con il mercato, dopo la presentazione, è stato certamente negativo, con le azioni che perdevano oltre il 15%. Poi, man mano che gli analisti iniziavano a valutare le misure annunciate, l’andamento è migliorato, tanto che il titolo è rimasto a lungo sospeso per eccesso di rialzo, pur non vedendo mai il segno positivo. In questa fase, si è riportato addirittura sui 3 euro di teorico, riducendo il calo intorno al -2,5% circa. Il risultato finale è stato un calo deciso ma non una ’franà come quelle dei primi giorni di settimana scorsa, considerato anche che la maggior parte dei finanziari dello S&P-Mib oggi ha fatto grosso modo uguale se non ben peggio.

«Abbiamo fatto un errore di valutazione. Abbiamo sottovalutato le condizioni del mercato esterno. Questo ci è assolutamente chiaro», ha ammesso l’amministratore delegato del gruppo, sottolineando come negli ultimi mesi e nelle ultime settimane dopo il crack Lehman ci sia stato un peggioramento «significativo» dello scenario esterno, di fronte al quale UniCredit ha deciso di reagire con questo piano di rafforzamento patrimoniale che serve a «ottimizzare» la struttura del capitale. Anche con quell’aumento di capitale fino a settimana scorsa sempre escluso. D’altra parte, si è parzialmente giustificato l’ad, la crisi finanziaria ha assunto dimensioni impensabili. «Dobbiamo dire che le turbolenze viste sui mercati in queste settimane non hanno precedenti nella storia, se non quello del crack del ’29», ha rilevato. Lo scenario è cambiato in peggio e queste ondate di turbolenze «impongono di dare più che mai la priorità a una base di capitale forte. Per noi è importante sottolineare che siamo e continuiamo ed essere una banca molto forte» ha detto Profumo.

E ancora, in un’intervista a Bloomberg tv, il top manager ha riconosciuto che il gruppo ha acquisito diversi concorrenti «ai massimi del mercato» e che guardando la cosa in retrospettiva avrebbe potuto aspettare. «Nella prima metà del 2007, quando tutto sembrava in rosa - ha detto - abbiamo condotto acquisizioni, usato capitale. Pensiamo all’Ucraina, al Kazakhstan, alle minoranze di Hvb e Bank Austria e alla stessa Capitalia. In un momento che era il picco. Con il senno di poi sarebbe forse stato meglio aspettare».

Ieri il gruppo ha annunciato anche una revisione al ribasso dell’Eps 2008 ante aumento capitale a 0,39 euro da 0,52 euro a causa del deterioramento dei mercati. E la scarsa visibilità sulle loro prospettive rende impossibile al momento fare previsioni sul target di Eps per il 2010, per quanto l’andamento operativo attuale sia «assolutamente buono». Le misure adottate ieri, che dovranno passare il vaglio dell’assemblea in novembre, consistono nel pagamento del dividendo 2008 in azioni per 3,6 miliardi di euro e in un aumento di capitale da 3 miliardi garantito attraverso l’emissione di strumenti convertibili (cashes) sull’eventuale inoptato.

Queste operazioni saranno affiancate da dismissioni di asset non strategici, quali la quota in Generali, parte del patrimonio immobiliare, azioni proprie in portafoglio, titoli del Tesoro e filiali ex Capitalia. La quota in Mediobanca è invece «strategica», mentre non lo è quella in Atlantia, come Profumo ha poi dichiarato a Bloomberg tv. Nell’ambito del piano di rafforzamento patrimoniale è inoltre una priorità il controllo dei costi e tra le misure previste ci sono anche il ’congelamentò del programma di nuove aperture di filiali nell’Europa centro-orientale, azioni più incisive sui costi centrali e ulteriori ristrutturazioni nella divisione MIB (Markets and Investment Banking).

Pieno sostegno alle inizitive decise ieri è giunto intanto dai soci importanti di UniCredit e dagli investitori istituzionali interessati a supportare i cashes. Accanto alle Fondazioni azioniste di piazza Cordusio (Cariverona, Crt e Carimonte Holding), secondo fonti finanziarie vicine all’operazione, ci sarebbero Generali, il Gruppo De Agostini e probabilmente FonSai. Tra i soci rilevanti della banca c’è anche Allianz, la cui posizione, hanno riferito fonti vicine alla compagnia tedesca, è di «sostegno a UniCredit e piena fiducia nella banca». La stessa Mediobanca, advisor della manovra di rafforzamento patrimoniale insieme a Merrill Lynch e garante dell’intero aumento, è pronta a impegnarsi in prima persona per un importo tra i 200 e i 300 milioni di euro. L’emissione ha già registrato una forte domanda, con impegni a sottoscrivere i 3 miliardi interamente. Il top management (Profumo e i tre vice ceo) hanno intanto a loro volta inviato ulteriori segnali di impegno e fiducia acquistando oggi azioni dell’istituto.

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