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 ECONOMIA orologio



7/10/2008 (7:0) - LA GRANDE CRISI - IL LUNEDI' NERO DEI MERCATI
Borse a picco, terremoto sui mercati:
Piazza Affari -8,2%, crolla Wall Street
Europa brucia 444 miliardi. Mosca
perde il 19%. Raffica di titoli sospesi
MILANO
Il terremoto finanziario internazionale investe in pieno l’Europa. I timori di un prolungarsi della crisi del credito e la consapevolezza che l’economia è entrata in recessione, unite all’aggravante di un’Unione Europea che si muove disunita per rispondere alla crisi, hanno provocato il maggior crollo delle borse dal 1987.

Un vero e proprio lunedì nero. A Piazza Affari Mibtel e S&PMib hanno superato in negativo anche la seduta dell’11 settembre 2001, lasciando sul terreno l’8,24%. A Wall Street il Dow Jones ha rotto la soglia dei 10 mila punti per la prima volta dal 2004, mentre in Europa Londra ha ceduto il 7,29%, Parigi l’8,14% e Francoforte il 7,07%. Tra le consorelle ci batte solo Amsterdam, maglia nera a -9,1%. Le migliori sono state Madrid e Zurigo a -5,7% circa. Complessivamente le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 444 miliardi di euro. Chiusura in calo anche per Wall Street. Il Dow Jones arretra del 3,05% a 10.009,98 punti, il Nasdaq cede il 4,34% a 1.862,96 punti, mentre lo S&P 500 cala del 3,43% a 1.061,54 punti.

Non è bastata quindi l’approvazione del piano Paulson per rassicurare gli investitori. Né le misure anti-panico intraprese dalla Germania. E inutili sono stati anche i nuovi appelli dei capi di governo europei, tra cui anche quello del premier italiano Silvio Berlusconi, che spiegava come i depositi dei cittadini fossero garantiti dai governi Ue. L’inizio delle contrattazioni oltreoceano ha visto il Dow Jones scendere sotto la soglia psicologica dei 10mila punti per la prima volta in quattro anni. Mosca che ha registrato un crollo record, con l’indice Rts in ribasso del 19,10%. La giornata era iniziata con il tonfo delle borse asiatiche, con Tokyo ai minimi di quattro anni e mezzo, e l’effetto domino ha interessato tutti i mercati finanziari, con le borse di Mosca e di San Paolo costrette a interrompere le contrattazioni dopo aver realizzato perdite a doppia cifra poco dopo l’inizio della seduta.

«È panic selling, i timori che il piano di salvataggio Usa possa non essere più sufficiente per evitare una recessione globale si sono tramutati in panico, il mercato ha perduto completamente la fiducia nel sistema»: è questo il commento unanime degli operatori. Durante il weekend il governo tedesco è dovuto intervenire con 50 miliardi di euro per salvare la banca immobiliare Hypo Real Estate, dopo che il pool di banche che aveva assicurato una linea di credito si è tirato indietro; Belgio e Lussemburgo hanno trovato in Bnp Paribas un compratore per Fortis mentre Unicredit ha annunciato un piano di rafforzamento del capitale da 6,6 miliardi. Di oggi l’impegno assunto dai 27 Paesi dell’Unione europea a «sostenere il sistema, facendo ognuno la sua parte, in una necessaria cooperazione».

Il crollo di oggi, sostengono gli osservatori economici, si spiegano «con il prolungarsi della crisi del credito che si combina con la consapevolezza del fatto che dalla stagnazione dell’economia siamo passati a una fase di recessione». Sui listini europei le vendite hanno colpito pesantemente tutti i settori, in testa i titoli delle materie prima (EuroStoxx -12,8%), assicurativi (-10,53%) e tecnologici (-10,12%). Pesanti anche i titoli petroliferi (-9,27%) con il greggio sceso sotto i 90 dollari al barile, sui minimi da febbraio. Di riflesso in picchiata anche l’euro sul dollaro. A Piazza Affari ben 11 blue chip hanno chiuso con cali superiori a 10 punti percentuale: Fonsai (-15,8%), Tenaris (-15,4%), Saipem (-15,3%), Banco Popolare (-14,76%), Geox (-13,24%), A2A (-12,18%), Intesa Sanpaolo (-11,28%), Telecom (-10,85%), Atlantia (-10,6%), L’Espresso (-10,36%) e Buzzi Unicem (-10,06%).

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