6/10/2008 (7:33)
- LA CGIA DI MESTRE: L'ALIBI DEL PETROLIO NON VALE PER ACQUA, RIFIUTI E AUTOSTRADE
I servizi doppiano l'inflazione
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| Corrono al rialzo i pedaggi autostradali |
Dal 2002 rincari di luce e gas al 37% contro il 16 dell'indice generale
LUIGI GRASSIA
Da quando in Italia c’è l’euro sono state le tariffe dei servizi pubblici a dare il cattivo esempio all’inflazione, correndo a un ritmo doppio dell’indice generale dei prezzi e trascinando tutti gli altri beni e servizi. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia di Mestre (l’associazione nazionale degli artigiani) aggregando i dati economici dal 2002 al 2008. Intanto il passato viene a bussare in forma spiacevole alle porte di due milioni e mezzo di italiani con altrettanti «avvisi pazzi» che chiedono conto, in modo abusivo, dei bolli auto per gli anni dal 1999 al 2005; l’associazione Contribuenti.it ha preparato i moduli per i ricorsi.
La Cgia rileva che a fronte di un tasso cumulativo ufficiale del 16,2% fra il 2002 e oggi (e già su questo ci sarebbe da eccepire, perché non c’è quasi nessuno, all’infuori dell’Istat, disposto a credere che i prezzi siano cresciuti così poco in 6 anni) le tariffe del gas sono rincarate del 37,5%, quelle elettriche sono cresciute del 37,2%, quelle dei rifiuti urbani del 34,1% e quelle dell’acqua potabile del 30,5%. Incrementi sono ben al di sopra dell’indice ufficiale d’inflazione si sono visti per i pedaggi autostradali (+21,9%) e i trasporti urbani (+20,8%); quelli ferroviari hanno fatto un po’ peggio dell’indice generale (+17,7%) mentre al di sotto si sono fermati solo i servizi postali (+12,7%) e quelli della telefonia che mostrano addirittura il segno meno (-10,5%). Da segnalare che nell’ultimo anno preso in esame i prezzi di metano ed energia elettrica sono cresciuti del 13%.
Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dice che «se per gas e luce gli incrementi sono legati all’aumento dei prezzi petroliferi avvenuti in questi anni, è invece difficile giustificare le impennate dei rifiuti e dell’acqua. Di fronte al boom di queste tariffe molti enti locali ci dovrebbero delle spiegazioni». Siccome piove spesso sul bagnato, ecco arrivare i 2,5 milioni di avvisi di accertamento e irrogazione di sanzione emessi dalle Regioni per il recupero dei bolli auto degli anni 1999-2005. Contribuenti.it-Associazione contribuenti italiani ha predisposto il ricorso per impugnare gli avvisi «pazzi» notificati oltre il termine di prescrizione, senza contare quelli arrivati nei termini giusti ma relativi ad automobilisti in regola con il bollo auto, oppure deceduti, invalidi (e quindi esentati), o nemmeno possessori di auto; in un caso ha ricevuto un avviso una persona che aveva rottamato l’auto 22 anni fa.
Il fenomeno si registra principalmente in Campania, Lazio, Lombardia, Liguria, Veneto, Piemonte, Umbria, Marche, Abruzzo, Calabria Puglia e Sicilia. Contribuenti.it chiede che «la magistratura accerti se il fenomeno delle avvisi pazzi non sia frutto di una manovra che tende artificialmente ad aumentare le entrate degli enti locali per coprire deficit di bilancio dovuti a mala gestione o ad operazioni finanziarie strutturate», del tipo di quelle che hanno causato le attuali turbolenze economiche internazionali. Lo Sportello del Contribuente (creato da Contribuenti.it) invita chi viene colpito dal provvedimento illegittimo a presentare ricorso alle commissioni tributarie avvalendosi del modulo predisposto da Contribuenti.it.