23/7/2008 (6:57)
Alitalia, la cordata per ora arranca
La lettera di Intesa Sanpaolo:
non ci sono potenziali investitori
LUCA FORNOVO
ROMA
Il premier Silvio Berlusconi giovedì scorso aveva dichiarato che dovrà «dire di no ad alcuni imprenditori, perché in troppi si sono presentati per partecipare al rilancio di Alitalia». Peccato che tre giorni prima, il 14 luglio Intesa Sanpaolo, advisor di Alitalia, scrivesse ad Aristide Police, presidente di Alitalia, che nell’attuale situazione e senza una riforma della Marzano - la legge sulla ristrutturazione delle grandi imprese - non ci sono investitori pronti a ricapitalizzare la compagnia di bandiera.
Nel documento riservato, che "La Stampa" ha avuto modo di visionare, Gaetano Miccichè, responsabile della divisione corporate e investment banking di Intesa Sanpaolo, scrive: «...abbiamo verificato l’indisponibilità di potenziali investitori a partecipare alla capitalizzazione di Alitalia con l’attuale perimetro aziendale...». Tutto questo sulla base del progetto di bilancio deliberato dal cda lo scorso 26 maggio. Insomma l’attuale Alitalia, con un indebitamento di 1.121 milioni di euro (al 30 giugno di quest’anno) e un numero di dipendenti in eccesso (si parla di 4-5 mila esuberi) non sembra attirare alcun gruppo di investitori industriali. Anche perché il mercato è reso difficile, prosegue Micciché nella lettera, dalla crisi del trasporto aereo aggravata «...dalla crescita del prezzo del petrolio».
Come se ne esce? Ca’ de Sass ha elaborato le linee guida di un piano industriale che, secondo quanto scrive il numero uno della divisione corporate di Intesa «...a partire da un diverso perimetro aziendale, possa garantire la continuità e il rilancio dell’impresa, consolidando il mercato domestico e successivamente coltivando una partnership con uno dei tre più importanti vettori aerei europei...». Un piano in due tempi: prima la fusione con una compagnia nazionale poi una maxialleanza con una delle prime tre compagnie europee che potrebbero essere: Lufthansa oppure Air France-Klm o British Airways. Sulla compagnia italiana non ci sarebbero più dubbi sulla Air One dell’imprenditore Carlo Toto, pronta a unirsi ad Alitalia attraverso la creazione di una newco. Una nuova società da ricapitalizzare con circa 1,6 miliardi di euro grazie all’intervento di una cordata italiana che vedrebbe tra i protagonisti oltre a Toto, Clessidra, Benetton, Ligresti, Gavio, Pirelli e new entry il gruppo siderurgico Marcegaglia, guidato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia insieme al fratello Antonio.
Una cordata ancora tutta da costruire e da formalizzare anche se, per esempio, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, avrebbe dato la disponibilità a impegnarsi per 10-20 milioni di euro ma a patto che il piano di Intesa salvaguardi Malpensa. Un piano che però di fatto Intesa non ha ancora presentato anche perché ci sarebbero delle criticità che, come scrive Miccichè al presidente di Alitalia, «potrebbero essere superate soltanto con l’adozione di un apposito provvedimento normativo e di un coerente impegno finanziario dello Stato, tutto da verificare». Insomma, l’attuale legge Marzano non sarebbe sufficiente a pilotare Alitalia verso il commissariamento, lo spezzatino, la creazione di una newco con AirOne e soprattutto a evitare di risarcire i creditori senza passare al Concordato e a gestire con più flessibilità gli esuberi. Serve, insomma, una riforma della Marzano, di cui peraltro esiste già una bozza preliminare, come è stato scritto da "La Stampa" in un articolo pubblicato domenica.
Intesa guarda anche a uno scenario alternativo a quello della riforma della Marzano, che - continua Miccichè - «consenta di acquisire la disponibilità di un gruppo di investitori a partecipare alla capitalizzazione del nucleo principale di Alitalia, senza però onerarlo con le passività del passato e con tutti i costi complessivi e generali che non consentirebbero di rendere attiva una gestione pesantemente passiva». Un’impresa che richiede tempo, secondo Intesa che vuole valutare il bilancio dei primi sei mesi e gli effetti dell’abbandono di Malpensa. «Abbiamo comunque bisogno - conclude Miccichè nella lettera - di poter valutare i dati ufficiali del primo semestre 2008 ed in particolare dell’ultimo trimestre onde verificare gli effetti economici della decisione della compagnia di concentrare su Fiumicino la gran parte dei voli». Solo dopo questi dati Intesa potrà presentare un piano industriale.