9/2/2010 (7:59)
- ALFIERE DEI «NOUVEAUX PHILOSOPHES»
Bernard-Henri Lévy
il filosofo che non c'è
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| Il filosofo Bernard-Henri Lévy
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Clamorosa gaffe del pensatore
più glamour di Francia
Stronca Kant appoggiandosi
a un collega inesistente
DOMENICO QUIRICO
CORRISPONDENTE DA PARIGI
E’ uno scandalo che eccita la sonnecchiante Rive Gauche e si annuncia produttore di battibecchi eruditi. Dunque: bisogna risalire a pagina 120 (su 130) di De la guerre en philosophie, autore Bernard-Henri Lévy, edizioni Grasset, smilzo ma ambizioso «libro-programma… manuale per epoche oscure dove si dipingono le pietre angolari di una metafisica del futuro». Insomma non un pamphlet riacciotolato da una conferenza dello scorso anno, bensì manifesto di un nuovo pensiero, la critica della Ragion pura, di quella pratica e del giudizio riuniti in un solo enciclopedico volume. Perché appunto di Kant si tratta, e si maltratta.
Il pensatore più glamour di Francia, «nouveau philosophe» un po’ incanutito, dopo essersi scaraventato nei primi capitoli con passo bersaglieresco contro i tartufismi di Hegel e di Marx, vuole sfracellare appunto il pensatore di Koenigsberg, «questo pazzo furioso del pensiero, questo arrabbiato del concetto». Compito ciclopico quello di annientare Kant. E BHL si appoggia, giudiziosamente e umilmente, sulla autorità di un collega. Inutile perdere ancora tempo, scrive l’anti-Kant, ha già provveduto mezzo secolo fa, «nella sua serie di conferenze ai neokantiani del Paraguay, Jean-Baptiste Botul», dimostrando che «il loro eroe era un falso astratto, un puro spirito di pura apparenza a due titoli, almeno: il concetto del mondo del noumeno ove si sente l’eco di una giovinezza spiritata… e l’idea delle categorie dell’intelletto, la mania del trascendente, l’ossessione di categorie rigide come un busto...». Ecco il primo giustiziere di Kant: Botul. BHL si riserva il pietoso colpo di grazia. Passiamo oltre. Ovvero a pagina 124: «... io sono di quelli, parliamoci chiaro, che non dubitano che la ricerca della verità resti, oggi come ieri, il dovere più alto della filosofia».
La verità, appunto, perché no anche nelle citazioni. Come diceva uno dei denigrati filosofi, qui c’è «una contraddizione non secondaria». Cioè che Botul non esiste, come ha svelato Aude Lancelin sul Nouvel Observateur: è un puro spirito come il noumeno kantiano, se lo è inventato un giocoso giornalista del settimanale satirico Le Canard enchaîné: Frédéric Pagès è un filosofo anche lui, visto che ha un diploma di professore ma l’ha usata, la filosofia, nel 1999 per spassarsela in una erudita pochade dal titolo futurista La vita sessuale di Immanuel Kant. Con lo pseudonimo, appunto, di Botul. Non è l’unica opera a firma di questo filosofo futurista, «apprezzato nella pampa argentina». Lo affianca anche Landru, precursore del femminismo. Dietro paraboleggia il ghigno beffardo, e da ieri immaginiamo gongolante, di Pagès.
Non sembra davvero un accorgimento retorico, il ricorso a un critico inesistente per denigrare un filosofo «inconsistente». È come se Zeri avesse inserito in una antologia della scultura del ’900 i falsi Modigliani smozzicati dai burloni di Livorno negli Anni 80. Come spiegare allora il filosofico infortunio che costringerà i maggiori settimanali francesi a annacquare prematuri e universali incensamenti? Forse De la guerre en philosophie, a dispetto delle ambizioni di farsi summa filosofica (BHL è stato frequentemente preso in giro come dilettante dalla consorteria del Pensiero, invidiosa del suo conto in banca) è un libro troppo imbandito da «negri» operosi e malaccorti? È già accaduto. Per Dumas erano una necessità, doveva produrre molto per pagare amanti e cambiali. A un intellettuale così mondano, così piantonato dalla necessità di tenere accesi i riflettori come Bernard-Henri Lévy, manca forse il tempo. L’azienda culturale BHL lavora a tutto regime: televisione cinema documentari giornali reportage cocktail sfilate di moda ricevimenti.
Non è la prima volta che incorre in azzardi e errori. Pierre Vidal-Naquet ne spulciò ferocemente Il testamento di Dio, innaffiato anche quello da lodi come un intingolo da settimo cielo. Era un elenco straziante: BHL ad esempio piazzava al settimo giorno della creazione il peccato originale, cronologia sorprendente per un lettore della Genesi; o faceva sedere sul banco degli imputati del processo di Norimberga il feroce Himmler, già provvidenzialmente defunto tra le rovine del Reich. Senza dimenticare le esagerazioni da «testimone» dei reportage in Cecenia e Georgia, e le «libertà» biografiche del libro su Daniel Pearl, vittima dei talebani.
Irraggiungibile ieri il filosofo, hanno replicato i suoi fan (sì, perché BHL ha un sito di tifosi, come i cantanti e le squadre di calcio, «La règle du jeu»): la pagina 120 da ieri è scomparsa.